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Monica ZerboniWritten by: Città e Territorio Mosaico

Ritratti di città. Monaco di Baviera corre veloce

I molti progetti intrapresi dall’amministrazione negli ultimi 20 anni per svecchiare l’immagine conservatrice della terza città tedesca, candidata a diventare una delle più ecofriendly al mondo

 

MONACO DI BAVIERA. Circondata da un territorio dolcemente ondulato fitto di pinete e protetta dalla catena delle Alpi che le assicurano copiose nevicate invernali e torride giornate estive mitigate da piogge abbondanti, Monaco è una realtà urbana da 1,5 milioni di abitanti in perenne evoluzione e si candida a diventare una città tra le più ecofriendly al mondo grazie a un programma d’iniziative a protezione dell’ambiente: dalla riduzione delle emissioni nocive, alla promozione della mobilità sostenibile, al disegno di nuovi masterplan recuperando le aree dismesse.

 

Gasteig HP8: troppo caro per durare così poco?

È stato l’evento culturale più atteso dell’autunno l’inaugurazione di Gasteig HP8, sede provvisoria dell’Orchestra filarmonica di Monaco nel quartiere industriale di Sendling secondo il progetto di gmp Architekten. Sono bastati 20 mesi di cantiere per completare la nuova struttura in attesa del 2023, anno previsto per la fine dei lavori di ristrutturazione dell’auditorium di Gasteig nel centro cittadino. Nel mese di ottobre l’orchestra si è trasferita nell’ex sede dell’azienda elettrica municipalizzata e lì ha tenuto il suo primo applauditissimo concerto. Un grande padiglione del 1929 che ospitava i trasformatori funge oggi da foyer d’ingresso e da dimora temporanea della biblioteca comunale. Per la nuova funzione i progettisti hanno dotato il vecchio padiglione industriale di scale di accesso alle gallerie superiori adibite a biblioteca e hanno ripristinato le originali volte vetrate di copertura.

Edificata ex novo al suo fianco, la sala da concerto risulta a prima vista un grande container di colore grigio il cui involucro a moduli di lamiera ricorda un capannone industriale. Ma è il suo interno a riservare sorprese. La sala dispone di 1.956 posti a sedere la cui posizione, da chiusi o aperti, non altera l’effetto del suono. Pannelli di legno lamellare scuro avvolgono le pareti e il soffitto e contrastano con il colore chiaro di scale e pavimenti. Sulle pareti gli elementi di rivestimento sono stati disposti in posizione leggermente scalata, in modo che il suono si diffonda uniforme.

Costato 40 milioni, il nuovo edificio appare un oggetto troppo prezioso per essere dismesso tra soli due anni. “La struttura in acciaio consente modifiche, ad esempio per portare più luce diurna nei corridoi intorno alla sala o per consentire la vista del bellissimo parco esistente lungo il fiume”, hanno precisato i progettisti, che auspicano un utilizzo futuro del complesso. E sono già in molti a scommettere che nella città sempre affamata di musica e di cultura questa insolita location, nata come provvisoria, troverà una nuova funzione anche dopo la riapertura definitiva di Gasteig.

 

Una città fra tradizione e innovazione

L’inaugurazione di Gasteig HP8 e, contemporaneamente, il trasferimento del locale Volkstheater negli spazi dell’ex mattatoio appena convertiti dallo studio LRO, Lederer Ragnarsdottir Oei, non sono che due fra gli interventi più recenti in una rete d’iniziative intraprese dalla Municipalità negli ultimi due decenni per svecchiare l’immagine conservatrice della città e per imporsi all’attenzione internazionale come esempio di metropoli del futuro.

Con un’ambiziosa operazione che sposa il mantenimento di storiche tradizioni agresti con la costante promozione di se stessa come polo d’innovazione scientifica e tecnologica, Monaco si nutre con orgoglio dei propri contrasti che l’hanno portata ad essere la terza città della Germania per importanza economica e fra le prime al mondo per qualità della vita.

Di tale dualità il visitatore troverà un esempio recandosi sulla centralissima Marienplatz, cuore pulsante della città, dove ogni giorno alle 11 e alle 17 va in scena il rituale spettacolo del Glockenspiel, l’orologio meccanico che, posto sulla facciata neogotica del Municipio e ornato da 43 campane e 32 statuine in abiti d’epoca, offre l’intrattenimento di uno storico girotondo.

Stuoli di turisti, da sempre attratti più dalle manifestazioni folkloristiche della città (prima fra tutte l’annuale Festa della birra) che dai suoi traguardi tecnologici, seguono l’evento con il naso all’insù, senza forse sapere che sull’altra metà della piazza, nascosto dietro al grande corpo allungato dell’ottocentesco palazzo municipale, va in scena il futuro. Fervono qui infatti i lavori per la realizzazione della seconda linea della metropolitana leggera SBahn (Stammstrecke 2) che, con una galleria lunga 7 km, raddoppierà il tracciato sotterraneo che collega il centro città con le due principali stazioni ferroviarie.

Nato per alleggerire il traffico sull’affollatissima linea 1, il nuovo tunnel, dotato di tre nuove stazioni sotterranee, garantirà un passaggio più frequente dei treni metropolitani e permetterà collegamenti più rapidi tra la città e il suo hinterland. “La pianificazione urbana non deve mai più essere slegata dall’idea di mobilità”, ha affermato il sindaco Dieter Reiner a supporto delle grandi opere di riqualificazione che stanno coinvolgendo il sistema della SBahn e della UBahn, la seconda vasta rete metropolitana della quale si è celebrato quest’anno in gran pompa il cinquantenario.

Tra gli interventi in atto sulla mobilità, particolare impegno riguarda la costruzione della nuova Hauptbahnhof, la stazione ferroviaria centrale a firma dello studio Auer & Weber. Concepito come vero e proprio “biglietto da visita” della città in epoca di trasporto sostenibile, il progetto rimodellerà anche l’immagine dei quartieri adiacenti e avrà il suo fulcro nel cosiddetto Nucleus, un monumentale edificio vetrato di 7 piani fuori terra che offrirà tutti i servizi di un moderno scalo ferroviario.

 

La città come progetto culturale del XXI secolo

Che cosa spinge un turista a visitare Monaco? I più risponderebbero citando l’Oktoberfest e le chiese barocche del centro storico, il seicentesco castello di Nymphenburg e il bellissimo parco degli Englischer Garten oppure i musei più prestigiosi, l’Alte Pinakothek, custode di capolavori dell’arte dal XIII al XVIII secolo e il Deutsches Museum, tra i primi al mondo per scienza e tecnica. Sono le icone di una città che ha saputo mescolare il sacro, inteso come cultura e come religione (sono l’effigie di un monaco e la Frauenkirche con i suoi due campanili i simboli della città) con il profano, stigmatizzato nei riti popolari e un po’ triviali dell’Oktoberfest. Una città che, parimenti, ha ricostruito la propria immagine prendendo le distanze dai tragici eventi anteguerra che l’avevano incoronata capitale morale del nazismo. Alcuni dei grandi miti di quell’epoca sono ancora identificabili nella vastità della Karolinenplatz, quartier generale delle Camicie brune, e nei colonnati neoclassici della Koenigsplatz, sede delle grandi adunate hitleriane. Tuttavia, oggi, sul luogo della Braunes Haus, sede del partito nazista, sorge il candido solitario centro di documentazione del nazionalsocialismo, e sulla vasta spianata della Jacobsplatz, un tempo cuore del ghetto, è l’architettura asciutta e lineare del Museo Ebraico e della ricostruita sinagoga a rivestire il ruolo di protagonista.

Questi edifici sono soltanto alcune tappe di un percorso ideale attraverso l’architettura contemporanea, strumento che la città ha scelto per ridisegnare il proprio volto con una varietà di forme e di linguaggi non sempre ai massimi livelli, ma comunque degni di un museo en plein air [cfr. box al fondo]. In esso risulta quasi definitivamente superato il vecchio provincialismo che aveva visto per troppi anni affidare prestigiosi incarichi soltanto a progettisti bavaresi, mentre il proliferare di torri e grattacieli nello skyline urbano indica il definitivo superamento di quella barriera psicologica che vedeva nei campanili della Frauenkirche il limite massimo consentito allo sviluppo verticale della città.

 

STEP2040: un piano per lo sviluppo in nome dell’ambiente

Luglio 2021 ha rappresentato per Monaco una pietra miliare nella storia della politica del territorio: infatti, nell’occasione, per la prima volta dal 1983 è stato presentato un piano di sviluppo urbano a lunga scadenza. Il merito dell’iniziativa va al sindaco Reiter, che un paio di anni fa aveva incaricato l’assessore all’urbanistica Elisabeth Merk e l’urbanista Arne Lorz di elaborare un programma globale che considerasse tutti gli aspetti climatici e ambientali rilevanti, gettando le basi per il futuro assetto della città da qui al 2040. Ne è nato il programma STEP2040, una visione globale che, oltre alla riqualificazione delle aree urbane dismesse e alla costruzione di nuovi insediamenti abitativi, definisce come gestire i flussi di traffico e sviluppare sinergie strategiche con il territorio circostante. Tra le misure cardine spiccano la realizzazione di nuovi quartieri a basso impatto ambientale, e di cinture periferiche di verde, interconnesse e attrezzate con impianti sportivi.

Per lasciare spazio alla natura, decine di posti auto fuori terra saranno eliminati, mentre si procederà all’incremento delle piste ciclabili e stazioni Park&Ride per favorire il trasporto pubblico. Entro il 2040 il centro storico sarà completamente pedonalizzato o percorribile solo con auto “low impact” e, al suo interno, per combattere le cosiddette “isole di calore”, nasceranno dei micro parchi alberati grazie all’eliminazione di tutte le aree di sosta fuori terra e all’utilizzo delle aree urbane non edificabili.

Con un investimento annuo di 80 milioni e un programma di gemellaggio con Amsterdam al fine di elaborare comuni strategie innovative sul fronte dell’ambiente, la città prevede la progressiva elettrificazione di tutti i mezzi di trasporto pubblico entro il 2030, nonchè l’uso estensivo di fonti di energia rinnovabili, principalmente geotermia e solare, fino a raggiungere la neutralità climatica entro il 2035.

Ma attenzione: il piano presentato a luglio è per ora solo una proposta. Il suo contenuto sarà infatti discusso in un’ampia fase pubblica a partire da questo mese di novembre fino all’autunno 2022, e i progetti dovranno essere approvati da un comitato di cento cittadini selezionati con un sorteggio e rappresentativi di tutti i quartieri.

 

Operazioni ad alta visibilità

Nel frattempo, la città ha intrapreso alcune operazioni di alta visibilità. In pieno centro suscitano grandi aspettative (e molti malumori) i lavori di ristrutturazione dello storico complesso dell’Alte Akademie, ex convento del XVI secolo scampato in parte ai bombardamenti, con la sua riconversione entro il 2023 in negozi e abitazioni di lusso, mentre è ancora in fase di progetto l’intervento di riqualificazione della oggi anonima Georg Kronawitter Platz ad opera dello studio britannico Foster & Partners, già protagonista nel 2013 del restauro e ampliamento della Lembach Haus, museo cittadino dedicato al movimento pittorico del Cavaliere Azzurro.

Sul fronte abitativo, tra i molti cantieri aperti, sono in fase avanzata i lavori del quartiere ecologico Prinz Eugen Park, il più grande complesso di edilizia in legno della Germania, oltre alle residenze Van B di UN Studio, prototipi di abitazioni che rivoluzionano il concetto di vita urbana. Si tratta di appartamenti ad impianto flessibile, con moduli abitativi basati sulla formula digitale del plugin e costituiti da tramezzi mobili che permettono di adattare gli spazi interni a finalità variabili.

La consapevolezza dei grandi cambiamenti sociali e climatici in atto e il coraggio di scegliere soluzioni innovative sono gli strumenti con i quali Monaco si prepara al futuro, con una filosofia di vita che si preannuncia più verde e più ambientalista che mai.

 

Immagine di copertina: Auer & Weber, progetto per la nuova Hauptbahnhof

 

20 anni di architetture griffate

Mentre fra gli esempi più significativi di nuova edilizia sacra che hanno inaugurato il nuovo millennio spicca la basilica Herz Jesu (Allmann Sattler Wappner), hanno parimenti conquistato l’attenzione internazionale opere come la celeberrima Allianz Arena, stadio del calcio progettato dagli elvetici Herzog & de Meuron, e il Werk 12, complesso di uffici degli olandesi MVRDV nel restaurato Werksviertel, al quale fa da contraltare per singolarità il Medienbruecke (Ponte dei media), una sorta di grattacielo orizzontale lungo 50 m (Buero Steidle). Sul Kunstareal, il quartiere dei musei, è degno di nota il museo di arte contemporanea Brandhorst dalle facciate coloratissime – quasi un marchio di fabbrica del duo anglo-tedesco Sauerbruch Hutton. Sulla medesima area, tra le opere più recenti si trovano la Pinacoteca del Moderno (Braunfels), il Museo Egizio e l’Alta Scuola di cinematografia progettati da Peter e Gottfried Böhm. Nel quartiere olimpico, accanto alle iconiche quattro torri BMW degli anni settanta spiccano le forme destrutturate del BMW Welt, centro di documentazione della famosa casa automobilistica disegnato da Coop Himmelb(l)au, mentre le suggestive forme delle Bavaria Towers, complesso di quattro grattacieli ad alta efficienza energetica firmato dallo studio Nieto Sobejano, si stagliano inconfondibili, insieme alle Highlight Towers degli statunitensi Murphy/Jahn, sul rinnovato skyline cittadino.

 

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Last modified: 16 Novembre 2021