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Domenico CecchiniWritten by: Città e Territorio Forum Mosaico

Roma: il visionario PRG regge, ma va aggiornato!

Le condizioni uniche della capitale e i cambiamenti sopraggiunti rendono sempre più urgente il rinnovamento di uno strumento urbanistico solido ma datato

 

Quando si parla dell’urbanistica di Roma è anzitutto necessario ricordare le straordinarie dimensioni del territorio amministrato dal Comune: 129.000 ettari, dieci volte la Ville de Paris, poco meno della Greater London Area. A differenza che nelle altre grandi città italiane, nel territorio romano coesistono i problemi del “più grande Comune agricolo d’Europa”, di sterminate periferie, di un centro storico unico al mondo.

Con questa complessità aveva fatto i conti, fin dalla sua concezione iniziale, il PRG elaborato negli anni della giunta Rutelli, poi adottato (2003) e approvato (2008) dalla successiva giunta Veltroni, tuttora vigente. Le giunte che da allora si sono succedute, con i sindaci Gianni Alemanno, Ignazio Marino e Virginia Raggi, pur non avendo risparmiato critiche al Piano, in realtà non ne hanno proposto mai né una sostituzione né una revisione, preferendo rifugiarsi in un comodo e irresponsabile disinteresse per la sua attuazione.

Se si ripercorrono a volo d’uccello i 13 anni passati dall’approvazione del PRG, ben si vedono i diversi modi con i quali si è rinunciato a gestirlo. Prima puntando a scardinarlo con espliciti appelli ai proprietari terrieri offrendo loro nuove rendite (Alemanno): tentativo fortunatamente fallito anche grazie a un’energica opposizione; poi, proponendo improbabili interventi serviti solo a suscitare un inutile dibattito mediatico (lo stadio della Roma nella valle del Tevere, con Marino); infine, perdendo 5 anni in discussioni fantasiose su tracciati alternativi per la linea C della metropolitana, scoprendo, alla fine della consiliatura, che quello previsto dal Piano andava bene (Raggi).

 

Urbanistica, questa sconosciuta

Anche nel confronto pre-elettorale l’urbanistica ha avuto poco spazio. In campagne elettorali giocate sul filo dei twitter e sulla battuta televisiva, temi che affrontano la complessità hanno “naturalmente” poco spazio. Tra le poche eccezioni, un intervento, peraltro finanziato in misura rilevante dal PNRR (300 milioni), che dovrà rilanciare la produzione cinematografica di Cinecittà anche attivando una delle centralità urbane del Piano.

 

15 anni di cambiamenti

Chi amministrerà Roma non potrà evitare di sottoporre il Piano vigente ad un’osservazione orientata dagli immensi cambiamenti occorsi negli ultimi 15 anni, in tutti i campi.

Nell’economia, la “crisi” finanziaria iniziata negli Stati Uniti (2007-8) e scatenata dallo sgonfiarsi della bolla immobiliare non è stata congiunturale ma ha segnato il passaggio da una fase storica a un’altra. Nella società le grandi migrazioni provocano effetti il cui esito è difficile prevedere ma che, senz’altro, producono e produrranno cambiamenti profondi, strutturali. Quanto all’ambiente, ormai generalmente condivisa l’idea che siamo entrati da tempo nell’Antropocene, l’imperativo posto con forza inesorabile da Greta Thunberg e dal movimento Fridays for Future pone alle Nazioni Unite e a ciascuno l’obbligo di misurare azioni, piani e programmi con il metro del climate change. Negli ultimi due anni a questi fattori storici di cambiamento se ne è aggiunto uno ancor più drammatico, totalmente planetario, sconvolgente. La pandemia da SARS Cov 2 e sue varianti, che non ha risparmiato nessun angolo del globo, ci ha portato ad un punto di non ritorno per tutto: per l’ambiente, l’economia, la società.

L’impatto di questi fenomeni sulle città e sul territorio ha già cambiato e ancor più cambierà il nostro modo di viverli e vederli. Le immagini delle strade, delle piazze, degli spazi pubblici delle città svuotati di esseri umani nel tentativo di contenere con il distanziamento fisico la diffusione del virus, sono entrate nella percezione e nella vita dell’intera umanità.

 

Il PRG vigente: se è vero che ancor regge…

L’orizzonte da traguardare è dunque profondamente cambiato e richiede l’aggiornamento del Piano. Ad un’osservazione attenta, condotta anche nella Sezione Lazio dell’Istituto nazionale di urbanistica, appare evidente che l’impianto strutturale del Piano regge egregiamente all’impatto dei cambiamenti. È un impianto che si fonda su tre grandi pilastri. Il sistema ambientale con la sua rete ecologica, prescrittiva e disegnata alla stessa scala delle tavole del Piano (1:10.000). La rete della mobilità e del trasporto su ferro, che però ha visto scarsissimi avanzamenti negli ultimi anni. La scelta di un modello insediativo policentrico-reticolare basato sulle nuove centralità metropolitane, urbane, locali.

 

… c’è pur molto da fare e migliorare

Se la struttura regge, sono molti gli aspetti della dimensione operativa del Piano che richiedono un aggiornamento.

Sistema ambientale e rete ecologica. Ferma restando l’indispensabile prescrittività delle norme e del disegno della rete, si dovrà andare oltre mirando a promuovere la vita del sistema ambientale nelle più diverse attività urbane, a cominciare da quelle della cultura e dell’istruzione. I più aggiornati criteri per le infrastrutture verdi e blu, la diffusione dei Contratti di fiume – a Roma sono già operanti quelli del Tevere e dell’Aniene – saranno utili per introdurre indicazioni operative e favorire maggiore integrazione tra vita urbana e sistema ambientale.

Mobilità sostenibile e rete del ferro. Superando incomprensibili ritardi, si dovrà accelerare il completamento dell’intera linea C, facendo tesoro della bella esperienza della stazione San Giovanni, i cui spazi sono divenuti un museo storico-archeologico-stratigrafico dei ritrovamenti ottenuti grazie agli scavi per la stazione. Prendere la metro diventa così occasione per conoscere gli strati plurimillenari del sottosuolo romano. Si dovranno avviare subito progetti e lavori per la nuova rete tranviaria.

Nuove centralità. Si dovranno analizzare i risultati di quelle realizzate o in avanzato stato di cantiere (10 sulle 18 previste dal piano), “imparando dall’esperienza”. In particolare, si dovrà edificare quella di Pietralata, le cui infrastrutture sono già realizzate, riprendere quella di Santa Maria della Pietà, progettare quella di Torre Spaccata (contigua a Cinecittà).

Sempre nella dimensione operativa si dovrà capire perché i Programmi integrati hanno avuto una così limitata, e tardiva, attuazione; e, se possibile, introdurre correttivi.

Questi ed altri ancora sono i temi di un necessario aggiornamento del PRG di Roma, che mantiene intatta la sua forza strutturale e visionaria.

 

Immagine di copertina: l’area della centralità Bufalotta

 

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Last modified: 28 Settembre 2021