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Raffaella TrocchianesiWritten by: Design Mosaico Reviews

“Design! Oggetti, processi, esperienze”: quando il design batte il tempo

All’abbazia di Valserena e a palazzo Pigorini una mostra organizzata dallo CSAC di Parma per riaffermare il ruolo dell’archivio

 

PARMA. “Design! Oggetti, processi, esperienze” è una mostra che pone al centro la cultura del design italiano proponendo letture incrociate e diversi livelli interpretativi a partire dal patrimonio dell’archivio CSAC (Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma). Evidente il collegamento con il tema scelto da Parma per la sua candidatura a Capitale italiana della cultura 2020+21, “La cultura batte il tempo”, per riaffermare il ruolo dell’archivio non solo come luogo di conservazione e valorizzazione della storia del progetto e delle arti contemporanee ma anche come attivatore di racconti attraverso la rilettura della memoria.

La prima sezione della mostra, che occupa i sorprendenti spazi dell’abbazia di Valserena, si articola in due aree principali atte a sottolineare due diverse dimensioni narrative: il processo progettuale e il racconto degli oggetti. Il ricco e articolato tema dell’esposizione viene verificato attraverso un impianto curatoriale e allestitivo fatto di affondi monografici sottolineati da grandi banner grafici che introducono, negli spazi ricavati dalle navate laterali, pannelli bianchi sui quali si stagliano i materiali esposti (disegni, immagini, schemi di processo). Per ogni autore sono stati selezionati due/tre progetti con l’intento di riconoscerne il focus innovativo in termini ricerca e sperimentazione. Se da un lato designer quali Enzo Mari e Bruno Munari esplicitamente fanno dello sviluppo di un metodo di progetto il centro del loro lavoro, dando forma a oggetti che di per sé sono rappresentativi di uno specifico processo, dall’altro per altri progettisti si è evinto l’approccio metodologico attraverso l’analisi d’archivio.

In realtà c’è un’altra dimensione che s’intreccia alle due precedenti, quella delle esperienze, termine che si presenta nei suoi diversi livelli interpretativi: l’esperienza del lavoro del progettista, l’esperienza dell’utilizzatore dell’oggetto o addirittura l’esperienza – riconosciuta a posteriori – legata all’uso di un oggetto diventato catalizzatore in grado d’innescare nuovi comportamenti, atteggiamenti e gestualità.

Il racconto quindi parte dalla centralità dell’oggetto, per aprirsi alla scoperta del processo che vi sta dietro: il processo sperimentale attraverso il rapporto con l’industria e il significativo apporto all’affermazione del disegno industriale come disciplina (Rosselli); quello più sotteso ma altrettanto efficace riscontrabile nella relazione tra design, ricerca visiva e ricerca artistica (Sambonet); fino a chiudere il cerchio con il momento di crisi della cultura del progetto di cui Rosselli è stato promotore e animatore, inevitabile espansione dell’ambito del design ben al di là del prodotto industriale, anzi con l’apertura alla dimensione antropologica e al ripensamento del ruolo degli oggetti nel quotidiano (Archizoom, Sottsass e Mendini).

Nell’area del transetto, il sistema allestitivo che ospita il museo degli oggetti volutamente tradisce lo schema modernista che vuole l’opera d’arte stagliarsi su basamento bianco per adottare espositori metallici wireframe di diverse altezze a creare una sorta di arcipelago a orizzonte variabile costituito da isole monografiche (Sambonet e Castiglioni) e tematiche (il ruolo dell’industria: Brionvega e Danese).

Il maestoso spazio della navata centrale è intervallato dai classificatori metallici, qui proposti come elementi espositivi con i quali il visitatore può interagire scoprendo materiali aggiuntivi (disegni tecnici, schizzi, appunti…) volti a documentare il processo creativo e progettuale. Un modo chiaro e immediato per dichiarare la natura dell’archivio e la sua intenzione espositiva.

È così che grazie a progetti e oggetti di Munari, Castiglioni, Archizoom, Mari, Rosselli, Bellini, Sambonet, Menghi, Boeri, Sottsass, Mendini e Atelier Farani emergono differenti metodi progettuali, storie di produzione, strategie di comunicazione. Non vengono tralasciate le relazioni con le aziende che – nell’arco XX secolo – si sono contraddistinte per la significativa componente sperimentale: Pirelli, Montecatini, Arflex, Poltronova, Brionvega, Danese, Olivetti.

Nell’abside dell’abbazia le sagome di Mario Ceroli (“La grande Cina”) – corpi seriali appositamente realizzati per creare uno spazio scenico, elementi modulari che abitano la maestosità dell’abbazia – vengono affiancati al menabò di “Vestìti e Svestìti” di Ettore Sottsass jr. a introdurre la seconda sezione della mostra intitolata “Corpi e processi. Sissi, Cinzia Ruggeri, Krizia, Brunetta e Atelier Farani” (a cura di Francesca Zanella e Valentina Rossi), dedicata al disegno del corpo e dell’abito e dislocata a palazzo Pigorini. È proprio qui che si mette in scena una sorta di “triangolazione” tra stilisti (designer dell’abito), artisti (mediatori di processi) e aziende (sperimentatori di tecniche).

È così che tre nuovi abiti-scultura dell’artista Sissi, ideati attraverso un processo di confronto con il patrimonio dello CSAC (in particolare con i figurini di Cinzia Ruggeri, Krizia e Brunetta, presenti in mostra) e realizzati con le aziende del territorio Equipage srl, Maglificio Nuova Ester e Parmamoda srl, dialogano con i costumi della Sartoria Farani, anch’essi conservati allo CSAC, ripensando il rapporto con il corpo, con l’abito, con il suo processo creativo e sartoriale.

 

“Design! Oggetti, processi, esperienze”

a cura di Francesca Zanella

Mostra prodotta da CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma con il sostegno del Comune di Parma e della Regione Emila-Romagna nell’ambito di Parma Capitale Italiana della Cultura 2021, e in collaborazione con GIA – Gruppo Imprese Artigiane Parma

Abbazia di Valserena e palazzo Pigorini, Parma
Orari: Mercoledì, giovedì e venerdì 15.00-19.00
Per informazioni e prenotazioni: www.csacparma.it

Tour immersivo a 360° della prima sezione della mostra: Parma 2021

 

 

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Last modified: 25 Febbraio 2021