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Lucia Pierro e Marco ScarpinatoWritten by: Città e Territorio Mosaico

Cronache da Cipro/1

Le differenze tra il nord a influenza turca e il sud europeo. Le trasformazioni urbane della capitale Nicosia

 

Terza isola più grande del Mediterraneo, Cipro è circondata dalle acque in cui secondo la mitologia nacque Afrodite. Storie e civiltà si sono incrociate in questo snodo tra Europa, Asia e Africa. Così, grazie a questi passaggi, vi si ritrovano insediamenti preistorici, templi e teatri greci, ville romane, basiliche paleocristiane, chiese bizantine, cattedrali gotiche, monasteri, castelli, fortificazioni veneziane, moschee e architetture del periodo coloniale britannico.

A partire dal 1570, la conquista ottomana favorì lo sviluppo della comunità di lingua turca e religione musulmana, delineando la composizione multi-religiosa alla base di questioni tuttora irrisolte. La condizione di colonia britannica (dalla fine della prima guerra mondiale all’indipendenza nel 1960) non ha aiutato a risolvere il conflitto tra le due anime di Cipro; anzi, dagli anni cinquanta in poi si è inasprita la contrapposizione tra l’EOKA greco promotore dell’Enōsis (l’annessione alla Grecia) e il movimento turco-cipriota favorevole al Taksim (la divisione in due parti autonome).

 

Complessità politica: il doppio muro

Il 1974 è l’anno del fallito tentativo d’annessione di Cipro alla Grecia e della successiva risposta della Turchia che invade il nord e proclama un governo indipendente. Prende così forma una condizione unica in Europa: la creazione del doppio muro lungo 180 km che definisce una zona demilitarizzata (DMZ o buffer zone) larga dai 7 km ai 20 metri. I caschi blu dell’ONU presidiano i checkpoint distribuiti su questa linea che attraversa l’isola e la nuova capitale Nicosia dividendola in due entità: a sud la Repubblica di Cipro (stato d’influenza greco-cipriota riconosciuto a livello internazionale e con passaporto europeo), a nord, con una superficie pari al 36% dell’isola, la Repubblica turca di Cipro riconosciuta solo dalla Turchia. A questa complessità s’aggiunge la presenza di Akrotiri e Dhekelia, le due basi militari (rispettivamente vicine a Limassol e Larnaca) rimaste sotto la sovranità britannica dopo l’indipendenza.

L’area compresa nello spessore del doppio muro è inaccessibile dal 1974 e oggi custodisce numerosi insediamenti abbandonati come il villaggio balneare di Varosha (a Cipro nord nel distretto di Famagosta) o le architetture della buffer zone di Nicosia fotografate nel 2018 da Roman Robroek all’interno del programma biennale di Europa Nostra “7 Most Endangered” che documenta e promuove la tutela di monumenti e siti europei a rischio.

 

Rifugiati e centri di accoglienza

Dopo l’accordo sui flussi migratori siglato nel 2016 tra Europa e Turchia, il numero dei rifugiati a Cipro (data anche la vicinanza con le coste siriane) è diventato il più alto d’Europa raggiungendo il 4% della popolazione (13.259 rifugiati su 850.000 abitanti registrati nel 2020). Nel libro autobiografico Io sono confine, l’antropologo siriano Shahram Khosravi evidenzia che il confine non è solo geografico-naturale ma una frontiera che divide chi ha diritto alla mobilità assoluta e chi è invece prigioniero per il solo fatto di essere nato dal lato sbagliato di un tracciato segnato da muri e filo spinato.

A Cipro i migranti e i rifugiati accedono da nord e, attraversata la buffer zone, giungono a sud dove sono allestiti centri d’accoglienza come quello di Kofinou (a 40 km dalla capitale) gestito dalle autorità greco-cipriote utilizzando il programma internazionale AMIF (Asylum, Migration and Integration Fund) che garantisce il 90% dei fondi per i migranti mentre l’altro 10% proviene dall’UE. Come l’Italia, anche Cipro ha chiesto di rivedere il regolamento di Dublino per redistribuire i migranti e supportare il sistema d’accoglienza che nell’ultimo anno è stato messo a dura prova dalla pandemia. Recentemente la Repubblica di Cipro ha infatti chiesto di stanziare fondi europei per realizzare un nuovo centro di accoglienza e diminuire l’affollamento nei campi profughi.

 

Gli squilibri tra nord e sud

Il dialogo tra nord e sud è ridotto al minimo e l’ultimo tentativo di riunificazione è naufragato nell’incontro tenuto a Mont Pèlerin (Svizzera) a novembre 2016, quando i due presidenti si sono scontrati sia sulle percentuali di territorio del nuovo stato federale sia sul numero di abitanti che avrebbero potuto rientrare nelle loro proprietà a nord (un diritto che secondo i greco-ciprioti spetterebbe a 170.000 persone, mentre i turco-ciprioti avrebbero acconsentito al rientro di circa la metà).

Negli anni le distanze sono aumentate sia dal punto di vista economico (con i greco-ciprioti che registrano un PIL pro capite più del doppio di quello dei turco-ciprioti) sia dal punto di vista socio-culturale dato che il nord, con l’immigrazione dal Medioriente, sta sempre più islamizzandosi. Al contrario il sud, grazie alla fiscalità di vantaggio e all’ingresso nell’UE nel 2004, ha intrapreso una forte modernizzazione, spinta anche dai legami col mondo anglosassone.

 

I protagonisti della scena architettonica

Cipro esprime un’anima multiforme e cosmopolita che emerge nel lavoro d’interessanti studi come Socrates Stratis, Draftworks*Architects, Urban Gorillas e NOA Architects, che interpretano le specificità di quest’isola attraverso un approccio attento alla dimensione sociale e politica del progetto d’architettura e paesaggio. Altri gruppi locali come quello di Eraclis Papachristou sono più focalizzati sulle commesse pubbliche; Vardastudio e Simpraxis, invece, affrontano soprattutto il progetto di residenze di lusso, mentre Panayides-Spinazzola Architects ha all’attivo numerosi appartamenti e residenze private affrontati con cura.

 

Gli interventi a Nicosia

Gli interventi realizzati negli ultimi 16 anni a sud e soprattutto nella capitale miravano a promuovere il nuovo ruolo di Cipro nell’Unione europea. A Nicosia sono state realizzate varie ristrutturazioni e nuove costruzioni che hanno ridisegnato il centro storico (intervenendo soprattutto sui viali Stasikratos e Stasinou) e la città fuori le mura.

 

Da Hadid a Nouvel

L’intervento più iconico e contestato è quello di piazza Eleftheria progettata nel 2005 da Zaha Hadid Architects dopo la vittoria al concorso bandito dalla Municipalità per ripopolare e modernizzare il centro urbano partendo dalla riqualificazione e pedonalizzazione dell’area tra il fossato delle mura veneziane e il muro che divide la capitale. L’intervento è costato 40 milioni di euro (l’85% di fondi europei) e il cantiere è stato lungo e travagliato. Dopo l’inaugurazione parziale nel 2016, la piazza è stata finalmente aperta l’1 gennaio 2021, anche se diversi dettagli devono esser completati. Altri cantieri hanno profondamente cambiato quest’area, e oggi le forme sinuose della piazza dialogano con lo skyline delle nuove torri costruite su Stasinou street tra cui campeggia la White Wall dell’Atelier Jean Nouvel, quarto edificio più alto di Cipro terminato nel 2013.

 

La nuova cattedrale ortodossa

Sempre nel centro storico, a partire dal 2019, l’Arcidiocesi sta finanziando la costruzione in stile neo-bizantino della nuova cattedrale ortodossa che, attraverso il sottostante parcheggio interrato, sarà collegata al Palazzo arcivescovile, al Museo bizantino e all’Hadjigeorgakis Kornesios Mansion, sede del Museo etnologico. In questi giorni il cantiere sta sollevando proteste e animate manifestazioni di piazza in quanto, nell’ultima settimana di gennaio, contravvenendo al progetto approvato, è stato demolito un ampio e pregevole comparto storico costituito da edifici vincolati in stile neoclassico che testimoniavano il periodo coloniale.

 

La riqualificazione di Makarios Avenue e il Nicosia City Center

La trasformazione del centro di Nicosia continua con la riqualificazione di Makarios Avenue, un progetto da 12 milioni di euro (conclusione prevista nel 2022) che s’inserisce nel piano di ridisegno dello spazio pubblico e della rete viaria avviato nel 2020 e cofinanziato da fondi statali, comunali e comunitari. Altro intervento ai nastri di partenza è la ristrutturazione del vecchio stadio GSP con l’organizzazione di piazze, spazi verdi e un ampio parcheggio di fronte al Ministero delle finanze.

Lungo la rinnovata Kallipoleos Avenue è in corso di realizzazione il Nicosia City Center disegnato da Benoy Architects con UDS Architects e Vafeades & Vafeades per ospitare spazi commerciali e uffici. Il complesso è adiacente al grande intervento di sviluppo a uso misto (hotel, appartamenti, negozi e uffici) che sarà finanziato dall’accordo tra governo e Qatar, di fronte al Parco dell’Università Nicosia.

 

Ayia Napa Marina

Sul waterfront, a circa 50 km dall’aeroporto internazionale di Larnaca, è ormai avanzata la realizzazione dell’intervento fuori scala di Ayia Napa Marina, un porto turistico per 600 yatch con torre hotel, ville, spazi commerciali e servizi turistici di lusso, realizzato con fondi privati ciprioti ed egiziani sulla base dell’accordo di concessione siglato nel 2012 con il Ministero dell’energia, del Ccommercio, dell’industria e del turismo.

 

Le opere per l’Università

L’Università di Nicosia (UNIC) è la più grande della Repubblica di Cipro. Qui nel 2018 è stato inaugurato lo Stelios Ioannou Learning Resource Center disegnato dall’Atelier Jean Nouvel e concepito come ibrido tra costruito e natura. All’interno si trovano un centro sistemi informativi, un centro tecnologico per l’insegnamento, un centro linguistico e una biblioteca di 15.000 mq con 620.000 volumi e 900 spazi studio disposti attorno a un atrio circolare centrale. Al piano superiore, sotto la cupola dell’atrio, la zona studio offre una vista a 360° sul paesaggio.

Dall’altra parte del confine, a Nord, la Cyprus International University (CIU) nel 2017 ha incaricato Arup di definire il masterplan del nuovo campus che ridisegna un contesto paesaggistico semi-urbano di 60 ettari aumentando del 30% la superficie costruita attraverso la realizzazione di 12 nuove facoltà ed edifici ausiliari. La proposta ha ottenuto il Rethinking The Future Awards 2020 e si basa su tre principi chiave: configurare un Campus del Mediterraneo integrato nel paesaggio e caratterizzato da soluzioni sostenibili; mettere a punto nuovi modi di apprendere; migliorare le sinergie tra università, cittadini e imprese realizzando una nuova biblioteca, un centro congressi, un museo e un nido delle idee. (continua)

LEGGI LA SECONDA PARTE DEL REPORT

 

 

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Last modified: 3 Marzo 2021