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Aldo NorsaWritten by: Professione e Formazione

I big del progetto: in buona salute, ma pochi e in ordine sparso

I commenti del curatore al Report 2020 on the Italian Construction, Engineeering and Architecture Industry pubblicato da Guamari srl

 

Le sfide del 2021 (dopo il trauma di un 2020 di pandemia e confinamento) saranno meglio affrontate da chi esercita la professione di architetto (e di designer) in forma imprenditoriale: non solo perché una società di capitali dà più garanzie sia ai clienti che ai finanziatori, ma perché può permettersi gli investimenti in informatica e telematica che il lavoro da remoto ha reso indifferibili. In primis la progettazione in Bim (Building information modeling) che permette coordinamento e interdisciplinarietà in ogni fase del progetto, dal preliminare al costruttivo. Questo ovviamente non impedisce ad alcuni grandi nomi che preferiscono operare con studi professionali di essere competitivi e apprezzati per la loro creatività: basti citare lo scomparso Vittorio Gregotti, Mario Bellini e Benedetto Camerana (che le società un tempo le avevano) o, per esempio studi assai noti quali Barreca & La Varra, C+S, Italo Rota, TAMassociati, Valle Architetti Associati.

Il vigore imprenditoriale è dimostrato dall’indagine dei bilanci delle prime 200 società di architettura che, seppur riferiti all’esercizio 2019, sono lusinghieri con un utile netto totale di 30 milioni su un fatturato di 474 e garantiscono capacità di resistere fino al 2021. Questo malgrado una frammentazione dell’offerta italiana che ha pochi paragoni nei grandi Paesi, come dimostra il fatto che il nostro architetto più famoso al mondo, Renzo Piano, ha una società Rpbw che fattura, con le filiali italiana, francese e statunitense, 52 milioni, settanta volte meno della (commerciale e onnivora) statunitense Gensler.

Studiare il vertice dell’offerta organizzata di architettura (e design) pone almeno tre ordini di problemi. Il primo più formale che sostanziale: distinguere tra i progettisti che fanno leva sul proprio nome (analogamente ai liberi professionisti) e quelli che preferiscono sigle (siano esse iniziali dei loro cognomi o più creative e fantasiose) manifestando una maggiore collegialità. Il secondo, in analogia con quanto è insegnato nelle scuole di architettura, distinguere l’ampia gamma di specializzazioni che sempre più si formano. Questo interessa soprattutto il design, che può applicarsi a tutte le scale dell’oggetto e dell’ambiente: intanto distinguendo la progettazione del prodotto dalla grafica, segnalando, nel primo caso, la specializzazione nell’industriale, nell’arredamento, nell’allestimento fino a un ambito del tutto specifico, quello navale. La terza distinzione è tra società di sola architettura, che si avvalgono dell’apporto esterno di ingegneri specializzate nelle diverse discipline, e altre che offrono l’intera cosiddetta “ingegnerizzazione” del progetto fino alla gestione del cantiere. La classifica, pubblicata nel Report 2020 on the Italian Construction, Engineeering and Architecture Industry, scaricabile dal sito guamari.it comprende, sulla base dei bilanci consultabili al “Registro Imprese”, società delle tre categorie citate.

Ecco chi domina per dimensioni (e anche per solidità aziendale). Tra le società di sola architettura si conferma prima Lombardini22, seguita da Progetto Cmr, Rpbw (che all’Italia fattura meno di un quarto del totale), One Works e Citterio-Viel & Partners (che in settembre si è fusa con l’altra società del gruppo dando luogo al nuovo leader con la sigla Acpv). Seguono, tenendo conto di società che fanno capo agli architetti più conosciuti: Mario Cucinella (Mca), Marco Casamonti (Archea), Massimiliano Fuksas, Paolo Asti, Piero Lissoni, Matteo Thun, Stefano Boeri, Michele De Lucchi, David Chipperfield (l’unico straniero che ha mantenuto una società in Italia), Carlo Ratti, Amedeo Schiattarella, Marco Piva, Paolo Desideri (Abdr), Alessandro Scandurra. Tra le società specializzate in design prima è Citterio-Viel & Partners Interiors (oggi fusa), seguita da Made to Measure, Design Group Italia, tutte specializzate in interni, Patricia Urquiola (product design) e Zuccon, leader nella progettazione di yacht. Tra le società a cavallo tra architettura e ingegneria la prima è Starching, seguita da ATIproject (in continua crescita), Hydea, Gpa, General Planning, Spi, Crew, Tekne.

Traguardando il 2020 non si può non auspicare che anche le società di architettura (sull’esempio di altre professioni) intraprendano percorsi di fusioni e acquisizioni per affrontare con maggior massa critica una concorrenza internazionale che le insidia anche in patria (basti verificare quanti grandi nomi stranieri hanno ottenuto incarichi per gli edifici più sfidanti, soprattutto a Milano: ultimi in ordine di tempo i danesi Big e i norvegesi Snøhetta, in collaborazione con Park Associati. O che, in alternativa, si integrino in gruppi diversificati che offrono potenzialità molteplici sull’esempio dei due casi che finora si conoscono: Crew (Cremonesi Workshop) in Italferr (gruppo Fs) e Magnoli & Partners in Edison. Così come, nell’ottica di una più diffusa imprenditorialità, occorre colmare un altro aspetto del preoccupante divario Nord-Sud: l’insostenibile concentrazione, per fatturato, delle maggiori 200 società di architettura (e design) in sole quattro regioni: Lombardia, che distanzia Toscana e Lazio quasi a pari merito ed Emilia-Romagna a seguire, con un Meridione rappresentato dalla sola Campania.

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Last modified: 7 Gennaio 2021