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Lucia Pierro e Marco ScarpinatoWritten by: Città e Territorio

Radicepura mette in scena i giardini produttivi

A Giarre la seconda edizione di Radicepura Garden Festival, biennale del giardino mediterraneo

 

GIARRE (CATANIA). Il 27 aprile è stata inaugurata la seconda edizione di Radicepura Garden Festival, evento internazionale dedicato all’arte dei giardini e all’architettura del paesaggio del Mediterraneo promosso dalla Fondazione Radicepura. Fino al 27 ottobre, sarà possibile visitare 14 giardini e 4 installazioni, realizzate con le coltivazioni del vivaio Piante Faro, che, grazie all’attività portata avanti da circa 50 anni da Venerando Faro insieme ai suoi figli, raccoglie 800 specie e oltre 5000 varietà.

Il tema dell’edizione 2019 sono i giardini produttivi: spazi racchiusi in cui la natura si esprime dando vita a frutti, fiori, biodiversità, profumi, colori, ossigeno e acqua. A declinare questa lettura volta a coniugare l’ancestrale bisogno di utilità con le esigenze estetiche contemporanee sono stati invitati due nomi affermati del paesaggismo internazionale che hanno realizzato due giardini site-specific di oltre 100 mq ciascuno: Antonio Perazzi ha dato vita a “Home ground”, un giardino realizzato scomponendo e riassemblando gli elementi già in sito, mentre Andy Sturgeon ha realizzato il giardino “Layers” che riflette sulla dipendenza dell’uomo dalla natura.

Altri dieci giardini di circa 50 mq ciascuno sono stati realizzati da giovani paesaggisti selezionati tramite un bando internazionale al quale hanno risposto in oltre 150 da 15 Paesi diversi. La giura, presieduta da Sarah Eberle con Pablo Georgieff, Giovanni Iovane, Daniela Romano e Franco Livoti, ha selezionato i progetti, provenienti da Francia, Inghilterra, Italia, Scozia e Spagna. Nel parco hanno così preso forma i giardini “Arcobaleno di spighe” del gruppo “Colori nel Verde Garden design”; “Carmine Catcher” curato da Anna Rhodes e Clare Fatley; “Come back to Ithaca” del team NaCl; “Il giardino delle essenze” di Giulia Baldin; “Il giardino della Signora” di Guillame Servel; “Planta Sapiens” curato da Domenico Dipinto, Marica Succi, Enrico Turini ed Elena Varini; “Polifilo incontra Candido” di Marco Vomiero; “Può un giardino produrre acqua?” di Lorenzo Decembrini e Ilaria Tabarani; “The Babylonian Cradle” di Elena Gazzi e Peter Grant e “The long path” di Rebeca Nuevo Mayán e Adrián Oubiña Esperón. Gli allestimenti sono completati dagli interventi degli artisti Renato Leotta e Adrian Paci.

I nuovi giardini si aggiungono a quelli realizzati nel 2017 da James Basson e Michel Péna, alle installazioni progettate da François Abélanet, Giò Forma e Studio Coloco e alle opere frutto delle residenze degli artisti Emilio Isgrò e Alfio Bonanno.

Oltre ad un articolato programma di letture, rassegne cinematografiche, appuntamenti musicali e incontri, nel corso del festival si terrà un workshop di progettazione dei giardini curato da Sarah Eberle, una classe di fotografia curata da Clive Nichols, una summer school attivata in collaborazione con l’Università di Catania. Per la chiusura di ottobre è infine prevista la giornata di studio “Sicily, landscape in motion”.

Con la seconda edizione, Radicepura conferma i numeri per diventare il centro di riferimento della cultura floro-vivaistica del Mediterraneo e, con l’obiettivo di promuovere il patrimonio botanico dei paesi che s’affacciano sul Mare Nostrum, lancia una serie di collaborazioni con enti e associazioni (tra gli altri, Assemblea Regionale Siciliana, Fondazione Federico II, Università di Bologna, Università di Enna, Orto Botanico di Palermo, Giardino della Kolymbethra, Grandi Giardini Italiani, Etna Garden Club, SOI, UGAI, APGI, Accademia Zelantea, Federalberghi, Camera di Commercio del Sud-Est Sicilia, Confagricoltura e Coldiretti). A conferma della volontà di creare una rete intorno al tema del giardino, nel corso del Festival, la Fondazione RadicePura farà anche tappa a Palermo, curando l’allestimento di “Passage to Mediterranean”, giardino ideato da un gruppo di studenti turchi nella passata edizione del festival.

Autore

  • Lucia Pierro e Marco Scarpinato

    Scrivono per «Il Giornale dell’Architettura» dal 2006. Lucia Pierro, dopo la laurea in Architettura all'Università di Palermo, consegue un master in Restauro architettonico e recupero edilizio, urbano e ambientale presso la Facoltà di Architettura RomaTre e un dottorato di ricerca in Conservazione dei beni architettonici al Politecnico di Milano. Marco Scarpinato è architetto laureato all'Università di Palermo, dove si è successivamente specializzato in Architettura dei giardini e progetto del paesaggio presso la Scuola triennale di architettura del paesaggio dell'UNIPA. Dal 2010 svolge attività di ricerca all’E.R. AMC dell’E.D. SIA a Tunisi. Vive e lavora tra Palermo e Amsterdam. Nel 1998 Marco Scarpinato e Lucia Pierro fondano AutonomeForme | Architettura con l'obiettivo di definire nuove strategie urbane basando l'attività progettuale sulla relazione tra architettura e paesaggio e la collaborazione interdisciplinare. Il team interviene a piccola e grande scala, curando tra gli altri progetti di waterfront, aree industriali dismesse e nuove centralità urbane e ottenendo riconoscimenti in premi e concorsi di progettazione internazionali. Hanno collaborato con Herman Hertzberger, Grafton Architects, Henning Larsen Architects e Next Architect. Nel 2013 vincono la medaglia d'oro del premio Holcim Europe con il progetto di riqualificazione di Saline Joniche che s'inserisce nel progetto "Paesaggi resilienti" che AutonomeForme sviluppa dal 2000 dedicandosi ai temi della sostenibilità e al riutilizzo delle aree industriali dismesse con ulteriori progetti a Napoli, Catania, Messina e Palermo. Parallelamente all'attività professionale il gruppo sviluppa il progetto di ricerca "Avvistamenti | Creatività contemporanea" e cura l'attività di pubblicistica attraverso Plurima

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Last modified: 30 Aprile 2019