Tra modelli internazionali e sapienza costruttiva locale, come progettista ha spaziato dalla casa colonica al complesso residenziale, dai paesaggi rurali ai tessuti storici
Animato da un’autentica passione per l’architettura, Danilo Guerri lascia un segno importante nella cultura architettonica contemporanea. La sua eredità è fissata in un itinerario di opere magistrali per coerenza e rigore, nei disegni e nelle composizioni che trasmettono l’energia vitale della sperimentazione in un dialogo incessante tra modelli internazionali e sapienza costruttiva locale.
Il suo percorso alla scoperta dell’architettura inizia tra Milano e Roma al passaggio tra gli anni cinquanta e sessanta del Novecento, in cui la cultura architettonica italiana esprime grande vitalità. Nei ricordi di Guerri, “Casabella Continuità” di Ernesto Nathan Rogers è stata la guida ai suoi primi viaggi di architettura, dall’Inghilterra (Leslie Martin, Edwin Lutyens, Denis Lasdun, Stirling & Gowan) ai maestri italiani (Franco Albini, Ignazio Gardella, Gino Valle). Il trasferimento a Roma nel 1960, dopo il biennio al Politecnico, lo riavvicina a Falconara e lo porta, più tardi, all’incontro determinante con Mario Ridolfi, facendo di Terni una tappa obbligata nel pendolarismo con Roma.
A metà degli anni sessanta, non ancora laureato, Guerri entra nel vivo della pratica professionale: con lo studio T.A.U. realizza una fortunata serie di complessi residenziali a Fregene. Carlo Severati sottolinea su “L’Architettura” di Zevi la capacità dei giovani Guerri e White di coniugare il “senso del luogo” con la “tecnologia a tratti anche raffinata” (n. 12, aprile 1972). Proprio nel 1972, dopo la laurea con Ludovico Quaroni, Guerri sceglie di tornare nella sua Falconara. La lezione di Carlo Scarpa e di Ridolfi – senza dimenticare i grandi maestri, da Le Corbusier ad Adolf Loos, dai costruttivisti russi a Hans Scharoun – si traduce in un graduale recupero della sapienza costruttiva e artigianale locale e anche nella scoperta di una committenza colta che gli permette di spaziare dalla casa colonica al complesso residenziale, dal paesaggio rurale e collinare alla densità del tessuto urbano storico.
Accanto ai complessi di Casa Frittelli a Varano e Villa Sorriso a Senigallia, riconosciuti tra i suoi capolavori, sono da ricordare le occasioni di dialogo con la storia; una storia mutilata da eventi naturali o da interventi distruttivi, come nel Teatro delle Muse di Ancona che lo ha impegnato in un percorso complesso e controverso (nella seconda fase insieme a Paola Salmoni) dal 1979 al 2002, o nella biblioteca comunale nell’ex convento di San Giovanni Battista a Pesaro (1996-2001). Fino alla più recente occasione, ancora in corso, sul Forte Pezzotti di Ancona insieme a Federica Paladini e al figlio Nicola.
Accademico di San Luca dal 1983 su invito di Ridolfi, Guerri è stato maestro di molte generazioni di studenti di architettura, da Ancona ad Ascoli Piceno a Ferrara. Un maestro di rara profondità e cultura, generoso ed esigente, capace di trasmettere la sua autentica passione per il mestiere dell’architetto.
Tra i suoi ultimi dialoghi merita segnalare quello condotto con Francesco Leoni attraverso il racconto delle sue opere, che vedrà presto la luce per l’editore Quodlibet di Macerata.
