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Denis BocquetWritten by: Progetti

Per la finta grotta, un vero progetto architettonico

VALLON-PONT-D’ARC (FRANCIA). Il 25 aprile apre nella regione dell’Ardèche (Sud-Est), la copia della Grotte Chauvet. Scoperta dagli speleologi Jean-Marie Chauvet, Eliette Brunel e Christian Hilaire nel 1994, la grotta originale costituisce uno degli esempi più preziosi di arte del Paleolitico superiore. Dipinta all’epoca dell’aurignaziano (30 a 35.000 anni fa), presenta 420 rappresentazioni di animali (leoni, rinoceronti, mastodonti) e personaggi (alcuni metà animali e metà umani). La qualità dell’espressione artistica è tale che ha convinto alcuni specialisti della storia dell’arte preistorica a correggere la data dell’apparizione della capacità di astrazione artistica e d’invenzione di alcune tecniche di disegno da parte degli uomini preistorici.
Tuttavia, la grotta è molto fragile. Aprirla al grande pubblico sembrava impossibile. Il film documentario del regista tedesco Werner Herzog The cave of forgotten dreams ha contribuito a farla conoscere a livello internazionale, così come il suo inserimento nel 2014 nella lista dei siti del patrimonio mondiale Unesco.
Ma il passo più decisivo sarà certamente la possibilità di visitarne una replica. Chiamata Caverne du Pont-d’Arc, la sua costruzione è cominciata nel 2012 a pochi passi dall’originale. Il cantiere, a cura della ditta Socra-Campenon Bernard (gruppo Vinci) è costato 51 milioni (provenienti da Regione Rhône-Alpes, Dipartimento dell’Ardèche, Stato, fondi europei e l’investitore privato Kléber Roussillon).
L’edificio, di forma circolare, è stato progettato dagli architetti Xavier Fabre e Vincent Speller (Clermont-Ferrand/Parigi), in collaborazione con Atelier 3 (Albert Ollier e Céline Vidallet) e con il paesaggista Franck Neau. Fabre è conosciuto in Italia per aver lavorato con Aldo Rossi al progetto del centro di arte contemporanea di Vassivière nel 1991 e, in effetti, la filosofia d’inserimento del progetto nel paesaggio richiama l’opera del maestro. Fabre ha anche costruito il teatro di Martigues e la sala concerti del teatro Mariinsky a San Pietroburgo. La scelta principale degli architetti per quanto riguarda l’aspetto esterno dell’edificio è stata quella del mimetismo con la parete a picco alla base della quale si nasconde la grotta originale.
Il risultato è molto convincente: la costruzione rispetta gli equilibri del paesaggio senza cascare nel rischio di camuffamento totale. In altre parole, la finta grotta è un vero progetto architettonico. All’interno, su più di 3.000 mq, si trovano vari spazi, tra cui un centro pedagogico e la “galleria dell’Aurignaziano”, spazio espositivo a cura dell’agenzia Tempora di Bruxelles. Ma il luogo più interessante è appunto la replica della grotta, in versione “compattata” ma a scala 1:1 per le zone decorate e con la ricreazione delle condizioni originali di umidità e oscurità. Lo spazio offre 8.000 mq di supporti per le riproduzioni artistiche tra pareti e soffitti. Con la consulenza degli storici Jean Clottes, Jean-Michel Geneste e Jean-Jacques Delanoy, vi si sono stati riprodotti i disegni della grotta. Alla differenza di Lascaux II, dove è stato usato il calcestruzzo proiettato, e di Altamira (resina), è stata scelta la soluzione di un misto di malta e di resina. Gli artisti e le agenzie artistiche Alain Dalis (Arc & Os), Gilles Tosello e Déco Diffusion hanno riprodotto con grande esattezza visiva le opere presenti nella grotta originale.
Al di là di tutti i dibattiti filosofici sulla necessità di ricreare falsi ambienti e di proporre al turismo di massa luoghi per le esperienze tematizzate, la Caverne du Pont d’Arc diventerà sicuramente non solo una tappa maggiore per il turismo nella regione, ma anche una referenza nella professione per la qualità dell’approccio.

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Last modified: 30 Giugno 2015