Bergamo è una città ricca di patrimonio, sorprende chi la visita, anche se soffre di un carattere restio ed eccessivamente riservato. Stenta a riconoscere, o forse addirittura ignora, il valore e le potenzialità che le appartengono.
Il tessuto storico di Città alta, racchiuso entro i bastioni veneziani, è sempre stato al centro del dibattito culturale e pubblico anche se, spesso negli ultimi decenni, ne è scaturita una certa inerzia imputabile ad annosi e improduttivi confronti, con piani, proposte progettuali e concorsi mai giunti a realizzazione.
Esemplare è il fatto che Città alta ancor oggi soffra della mancata risoluzione del problema dellaccessibilità, un tema che dovrebbe essere anteposto a qualsiasi ragionamento di rivitalizzazione del nucleo antico. Per riflettere su quale possa essere la tipologia e la localizzazione più confacenti al problema, si deve ripartire dalle ragioni che hanno portato al fallimento del concorso indetto nel 2008 per la risalita meccanica di SantAgostino (cfr. «Il Giornale dell’Architettura» n. 64, luglio-agosto 2008) e alla ben più grave, e per certi versi corrosiva, vicenda del parcheggio della Fara (cfr. «Il Giornale dell’Architettura» n. 72, aprile 2009), una ferita aperta provocata da una scelta strategicamente sbagliata, aggravata dalla criticità dellinquinamento ambientale di cocente attualità.
Altro argomento molto dibattuto e ancora irrisolto, riguarda i complessi dellex convento del Carmine e dellex carcere di Sant’Agata, considerevoli monumenti storico-architettonici che sono al tempo stesso luoghi strategici per la cultura della città ed emergenze di rilevante valore testimoniale nella forma urbis. Da anni versano in un triste stato di quasi completo abbandono e sono ancora in cerca di autore, aspettando un intervento di rifunzionalizzazione che li restituisca alla città. Lurgenza d’intervenire in questo comparto presenta una serie di quesiti che chiamano in causa attori pubblici e privati. Loperazione nel suo insieme richiede un forte e deciso intervento strategico e finanziario e può rappresentare loccasione per la città di aprirsi finalmente a un intervento ambizioso e articolato che tragga beneficio dai fondi messi a disposizione da privati e dallaccesso ai finanziamenti della Comunità europea.
Nel 2012 lAmministrazione comunale ha siglato con lagenzia del Demanio e il Ministero per i Beni e le attività culturali un Programma speciale per la valorizzazione strategica e lo sviluppo culturale del complesso Carmine/Sant’Agata e nel 2014 ha bandito una “chiamata di idee” finalizzata allacquisizione di proposte che comprendessero un programma di fattibilità tecnico-architettonica per il restauro del complesso e linserimento di funzioni compatibili, corredato da un piano finanziario per la realizzazione delle opere e la gestione delle attività. Al bando è seguita la presentazione di una sola proposta, imperniata essenzialmente sullinserimento di funzioni terziario-ricettive, considerata non esaustiva dalla Commissione comunale che lha esaminata lo scorso febbraio. In essa sono stati rilevati diversi punti di non congruità con il bando, ravvisando tra laltro carenze sugli aspetti economico-finanziari e sui requisiti di valorizzazione archeologica del comparto.
Lesito negativo e soprattutto la scarsa partecipazione, hanno di fatto conclamato la difficoltà di una simile operazione e ora ci si interroga su quali possano essere gli sviluppi futuri, soprattutto in termini di funzioni complementari e compatibili, per dare nuova vita al comparto. Viene spontaneo pensare che il compito di rivitalizzare una parte storica così peculiare, debba contemplare la varietà e la coesione sociale come elementi cardine, contro la gentrification e limpoverimento funzionale in atto, per portare allingresso di soggetti giovani e dinamici tra le mura. Queste categorie sociali, che storicamente soffrono di una cronica penuria di mezzi, godono daltro canto di grande entusiasmo e abbondante energia intellettuale e creativa. Lo sforzo da intraprendere potrebbe essere rivolto a facilitare laccesso a nuovi residenti nel perimetro delle mura, sia promuovendo attività in diretta relazione con luniversità, sempre più efficiente e riconoscibile, sia ammettendo attività, anche insolite, ma capaci di mantenere in vita il patrimonio. Gli spazi per attività residenziali, lavorative o artigianali di carattere anche temporaneo e a vario modo condiviso, con programmi di coworking e cohousing anche a costo controllato, potrebbero dar forma e garantire la necessaria “permeabilità” al tessuto storico, nel rispetto del carattere tipico dei luoghi che costituiscono una delle città storiche più belle dItalia.
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