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Written by: Interviste

Sindaci: in Italia se sono donne le minacciamo

Sindaci: in Italia se sono donne le minacciamo

In Italia ogni 36 ore un sindaco viene minacciato: lettere anonime, buste con proiettili, auto bruciate, colpi di pistola. Negli ultimi mesi, i sindaci più colpiti sono donne. A far accendere i riflettori su questo angolo oscuro è stata Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace, 3.400 abitanti in provincia di Reggio Calabria, con le dimissioni seguite all’ennesimo attentato e ritirate solo «per senso dello Stato» dopo una mobilitazione nazionale di istituzioni, intellettuali e politici. La Calabria detiene il record di questi episodi: 87 in un anno, 41% del totale nazionale. In trincea ci sono anche Elisabetta Tripodi a Rosarno, Carolina Girasole a Isola Capo Rizzuto, Maria Luisa Brosio a Parghelia, Anna Maria Cardamone a Decollatura. Ma un’altra novità è l’estensione del fenomeno al Nord. Ne è vittima anche Eleonora Baldi, primo sindaco donna di Follonica, 22.000 abitanti in provincia di Grosseto. Ciò che accomuna i sindaci minacciati è che il corto circuito si verifica principalmente su edilizia, urbanistica, ambiente, governo del territorio. Quando si spengono i riflettori della cronaca i problemi restano, acuiti dalla solitudine. Distanti 900 chilometri, Lanzetta e Baldi sono molto diverse: riservata e minuta la prima, estroversa e vulcanica la seconda. In realtà, prevalgono i tratti comuni: indipendenza, competenza, determinazione.

Com’era la vostra vita prima della politica e come ci siete arrivate?
lanzetta: Sono figlia di un medico condotto e di una farmacista, ho studiato a Locri e mi sono laureata a Bologna. Sono sposata con due figli. Dopo qualche anno a Milano, siamo tornati a Monasterace. Lavoravo in farmacia e mi dedicavo all’associazionismo, fino a presiedere la Pro Loco. Sono un sindaco per caso: con parecchie persone ragionavamo sulla necessità d’impegnarci di più e in modo diretto nell’amministrazione. Molte donne ci spingevano, chiedevano di essere rappresentate da «gente normale». Nel 2006 ho riunito queste persone per mesi, anche tre volte a settimana. Alla fine quella specie di assemblea ha deciso la mia candidatura, anche se io avevo indicato un’altra persona. Abbiamo presentato una lista civica, vincendo. Nel 2011 la rielezione mi ha dato forza nel percepire che l’azione di risanamento era capita dai cittadini.
baldi: Anch’io ho due figlie; mio marito è un bancario in pensione. Dopo il diploma di ragioneria ho studiato scienze politiche fermandomi a cinque esami dalla laurea. Dipendente pubblico fino al 1990, poi direttore dell’agenzia di viaggio di famiglia. Il mio babbo è nato socialista, io coltivavo i suoi valori senza frequentare la politica. La prima offerta di candidarmi nel 1995, rifiutata. Ma fui la più votata in consiglio comunale e accettai il ruolo di vicesindaco. Nel 2002 le dimissioni: non ero d’accordo su alcuni atti amministrativi. Esco di scena, torno a lavorare. Nel 2008 mi contattano dal Pd. Dubbi, tentazioni. Alla fine mi butto: vinco le primarie, poi le elezioni alleandomi con liste civiche.

Quale situazione avete trovato, soprattutto dal punto di vista urbanistico?
lanzetta: Il Comune era sull’orlo del collasso finanziario, pertanto la parola d’ordine è stata risanamento. Concetto difficile da far comprendere. Un esempio: prima si spendevano 300.000 euro solo per parcelle legali, aprendo contenziosi inutili e interminabili. Per i lavori pubblici, sono stati avviati espropri mai completati. Dopo cinque anni, se la pratica non è stata chiusa, il proprietario fa causa e vince, ottenendo risarcimenti milionari. Il nostro primo atto è stato un bando per un ufficio legale con un avvocato a poco meno di 1.000 euro al mese, che prende in mano tutte le pratiche. Dal punto di vista urbanistico, la Regione ha quantificato una cubatura di case che potrebbe contenere il doppio della popolazione esistente. Dagli anni settanta molti abitanti dei paesi interni si sono trasferiti sulla costa. Contemporaneamente s’intravvedeva la possibilità di un turismo di massa. Purtroppo poi si è puntato più sulle villette che sugli alberghi, a differenza di Veneto ed Emilia Romagna.
baldi: Follonica è la capitale del territorio con le colline metallifere, il secondo comune della Provincia per abitanti dopo il capoluogo, il terzo più piccolo per superficie e il più densamente popolato. Ha registrato una delle più grandi espansioni urbanistiche della zona. Su 16.300 abitazioni, 9.300 sono seconde case. Il territorio è piccolo e molto salubre. Il primo Prg è stato approvato nel 1982, ciò ha garantito per trent’anni un boom di costruzioni ad alta redditività speculativa. Una città di frontiera: confine tra industrie e turismo, terra per avventurieri capaci di rischiare oltre il consentito. Impresari li chiamiamo, non imprenditori. Una visione amara, poco romantica, lo so, ma amo la mia città anche nelle sue contraddizioni.

Che ruolo ha avuto l’abusivismo edilizio?
lanzetta: Naturalmente un ruolo importante. Proprio pochi giorni fa
abbiamo approvato una delibera con la quale il Comune si costituirà parte civile in tutti i processi per abusi edilizi.
baldi: Si è costruito senza disciplina, in gran parte male, senza regole né cultura del bello e del decoro urbano, ovunque e alla rovescia: grandi condomini sul mare, villette in terza e quarta fila. L’unica impresa florida era quella del mattone. Una città nata in questo modo è come una strada sporca, dove tutti si sentono autorizzati a gettare i rifiuti per terra. Oggi noi cerchiamo di contenere l’abusivismo, sia strutturale che cartolare.

Che cosa avete cercato di fare come sindachesse sui temi del territorio e del paesaggio?
lanzetta: Le condizioni di cassa sono presto peggiorate quando è stata abolita l’Ici. Io ho immesso nel bilancio comunale la mia indennità: per cinque anni 75.000 euro. Ho fatto una campagna per il pagamento della tassa sui rifiuti, delle bollette idriche, fino al taglio ai morosi. Dal punto di vista urbanistico, vige un Prg del 1982. Ci sono stati due tentativi di rinnovarlo, mai giunti a buon fine. Noi abbiamo promosso un Piano strutturale associato con due Comuni limitrofi con caratteristiche analoghe: Santa Caterina e Guardavalle. Su questo fronte in Calabria siamo indietro. Obiettivi: tutelare il paesaggio, salvare la costa dall’erosione, scrivere regole serie sul dissesto idrogeologico, recuperare i centri storici senza moltiplicare le costruzioni sulla base di previsioni sbagliate di triplicazione demografica. Vantaggi: costi ridotti grazie a un unico staff di progettisti, condivisione di necessità e risorse proteggendo il territorio. Esempio: zona per attività produttive unica anziché una in ogni città, con economie di scala. Stessa cosa per le zone turistiche: inutile riempire le città di grandi parchi acquatici abbandonati. Meglio una grande piscina per tutti.
baldi: Si può riassumere in una parola: legalità. Ci sono tre strutture nate come villaggi turistici; abbiamo fatto una verifica e secondo i nostri uffici di fatto sono diventati condomini. Vogliamo regolarizzarli, nel rispetto delle convenzioni urbanistiche, per generare lavoro e ricchezza diffusi. In un caso siamo arrivati a un accordo. In un campeggio, abbiamo rimosso bungalow e piazzole con strutture permanenti, disponendo la confisca (poi sospesa dal Consiglio di Stato): si è aperto un contenzioso giudiziario. Abbiamo vinto al Tar il ricorso contro l’autorizzazione per l’inceneritore di Scarlino per gravi incompatibilità ambientali e di sicurezza. E poi l’ippodromo, secondo in Europa per le corse al trotto. C’è una parte sportiva e una con 167 foresterie, su cui evidentemente c’erano aspettative diverse. La crisi dell’ippica con un calo di giocate fino all’80% ha aperto il caso. La Procura ha sequestrato le foresterie avendo trovato compromessi di vendita. Ora vorremmo che l’ippodromo funzionasse tutto l’anno, vale oltre 50 milioni di euro. In urbanistica, abbiamo introdotto la perequazione: chi costruisce deve realizzare opere funzionali, oltre a quelle a scomputo. Per esempio un cavalcavia per due aree vicine alla ferrovie. Oppure piste ciclabili. In più ci sono gli oneri di urbanizzazione che abbiamo aumentato.
Quali ostacoli avete trovato sulla vostra strada? Come hanno reagito partiti e popolazione?
lanzetta: I problemi non sono tanto politici, quanto economici. Le motivazioni per cui non andiamo avanti sono banali. Mi serve un gruppo di professionisti che mi aiuti a governare il territorio, ma non abbiamo 5.000 euro per pagare un geometra. Il nostro ufficio tecnico ha solo un architetto che viene due giorni a settimana. È preparatissimo, ma deve occuparsi di tutto, fino al bando per acquistare le lampadine. Quanto alle reazioni, quando uno fa una scelta di vita, paga dei costi molto alti. Ogni giorno ho persone contro perché non posso risolvere i problemi nei tempi giusti. Alcune scelte di regole provocano difficoltà. Ci sono attacchi feroci: capisco che questo Comune sia lento, ma ci vuol poco a fare presto, lasciando i problemi a chi verrà dopo. Dai giovani ci sono segnali di speranza: fra qualche tempo potranno disporre di un campo sportivo rinnovato e di un palazzetto per pallacanestro e pallavolo, per crescere e divertirsi con lo sport.
baldi: Giunta e dirigenti hanno condiviso tutto. La gente semplice anche, ma i grandi elettori, i gruppi economici legati all’edilizia hanno messo in pista tutte le forme di attacco, nella logica che “tanto sono dei nostri”. Per me non ci sono “dei nostri”. Cittadini di sinistra hanno attivato raccolte di firme su pretesti, ma non sono rimasta sorpresa. Sorprendentemente contro si sono schierati i Verdi. Contro il sindaco e con i villaggi che anche se con abusi edilizi portano occupazione.

Quando sono arrivate le minacce?
lanzetta: Dal primo giorno che sono entrata in Comune. Dopo un anno le auto di tre assessori sono state bruciate. Non si sa mai chi sia stato e perché. Tutto rimane nel vago, e questo ti rovina la vita. Ci si mette uno contro l’altro. Ogni mattina ti svegli e pensi una cosa diversa. La cosa più importante è conoscere; per un sindaco è anche un obbligo morale. Un mese dopo la seconda elezione, quattro persone sono entrate nella farmacia e hanno appiccato il fuoco. Mio figlio era sveglio e se n’è accorto subito. È venuto a svegliarci, ma il fumo c’impediva di entrare nella farmacia. Ho dovuto buttare tutti i farmaci, anche quelli non bruciati, con un danno economico enorme, solo in piccola parte coperto dall’assicurazione. Quest’anno hanno sparato cinque colpi di pistola sull’auto davanti al portone, dove stava per rincasare mio figlio. Mia madre ha sentito distintamente, ma non mi ha detto nulla per non farmi preoccupare. Io l’ho capito solo l’indomani. Non mi sono dimessa subito per non far saltare il consiglio comunale sulle donne che lavorano nelle serre senza essere pagate da due anni. L’indomani alle 8 sono arrivata in Comune con la macchina impallinata e ho scritto la lettera di dimissioni. Tanti impiegati erano molto dispiaciuti.
baldi: Dal gennaio 2010, con cinque episodi: minacce via posta, via sms, su internet. Purtroppo ci siamo abituati. Io sono amareggiata perché vedo che non si riesce a capire che bisogna mettere in equilibrio la qualità della vita senza cedere ai ricatti occupazionali.

Che cosa vorrebbe fare?
lanzetta: La cosa più importante non si tocca: consolidare fiducia e reazione dei cittadini. Quando accadono cose incresciose, vorrei che ci fosse la forza di reagire: una, dieci, cento volte senza rassegnarsi mai. Già qualche mese fa i commercianti hanno abbassato le saracinesche dei negozi per solidarietà verso un loro collega. Vorrei una task force di professionisti che lavorasse un anno per aiutarci a scrivere le regole del governo del territorio. Costano 80.000 euro, noi non li abbiamo. Ho trovato comunque la grande disponibilità del Formez per il «piano spiaggia» e per il regolamento del centro storico dove, fra qualche mese, verrà rinnovata tutta l’illuminazione pubblica. L’anno scorso, per non bloccare il Piano strutturale, ho pagato i professionisti con la mia indennità da sindaco. Infine la raccolta differenziata, che dovrebbe partire fra ottobre e novembre. I cassonetti per le strade, bruciati e pieni di spazzatura, vanno eliminati perchè mettono tristezza. Presto partiranno il progetto di videosorveglianza del paese, il centro giovanile di aggregazione, la casa accoglienza per migranti con annesso campetto di calcio.
baldi: Trasparenza e semplificazioni operative per tutti i cittadini, che non devono servirsi di mediatori di affari e agevolatori di procedure per vedere rappresentato un diritto o esaudita una domanda. Nell’area grigia si annidano forzature e privilegi. La Toscana rappresenta un marchio qualitativo per certi versi unico, ma che rischia di autodistruggersi per assecondare i mercati immobiliari. Dovremmo dedicarci a piani strutturali che parlino di demolizioni e recuperi. La crisi sta bloccando le imprese edili, per questo stiamo pensando a incentivi fiscali per chi riqualifica.

Ha paura?
lanzetta: Paura no. Sono semplicemente preoccupata perché si devono concretizzare assolutamente alcune cose. Noi non siamo andati sulle barricate con i fucili, siamo stati votati. La prima volta sono andata nei quartieri con un megafono, la seconda non ho nemmeno fatto campagna elettorale, solo un comizio l’ultimo giorno utile. Questo mi dà forza, ma non basta più. Prima sono stata incosciente, ci mettevo la passione. Dopo c’è stato un periodo della consapevolezza. Ora siamo oltre. Vivo sotto scorta. Serve il coraggio per andare avanti giorno per giorno sopportando i sacrifici di vivibilità. Ma lo faccio perchè credo nella possibilità che Monasterace diventi un paese normale.
baldi: Paura no, sono tranquilla con la coscienza. Rabbia. Le figlie non volevano che facessi questa esperienza e me lo rinfacciano sempre; per fortuna mio marito mi sostiene anche se resta defilato rispetto alla vita pubblica. Un grande sostegno.
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Last modified: 18 Luglio 2015