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Maicol De PaloWritten by: Città e Territorio

Albergo dei poveri: la biblioteca è nuova, i problemi sono vecchi

Genova. Presentata il 19 giugno, ha finalmente aperto al pubblico la nuova biblioteca di Scienze politiche situata nell’ala est dell’Albergo dei poveri, edificio seicentesco nato come ricovero. Potremmo dire «buona la seconda», infatti sono passati quattro anni e mezzo dall’inaugurazione a cui non era seguita l’apertura perchè mancava l’agibilità. La nuova biblioteca si sviluppa su una superficie di 2.500 mq, con 240 posti a sedere e 45.000 volumi. Riaperta in contemporanea anche l’aula magna, chiusa nel 2009 a seguito della rottura di due catene che avevano provocato la caduta di calcinacci dal soffitto alto 16 m e composto da una grande volta a botte con lunette. La sala, che ospitava il refettorio femminile, misura 900 mq e accoglie i 480 posti a sedere all’interno di una «scenografia» simboleggiante il ponte di una nave. Un richiamo che ritroviamo osservando da sotto uno dei soppalchi della biblioteca.
Tutti gli interventi realizzati nell’ala est, comprese le aule per la didattica e il mobilio, sono stati progettati dall’architetto Enrico Bona (già docente alla Facoltà di Architettura) a cui fu affidato l’incarico ben ventisette anni fa dall’allora preside di Architettura Edoardo Benvenuto. Una vicenda lunga e complicata, quella dell’Albergo dei poveri, unico nel suo genere insieme a quello di Napoli, che l’Università di Genova ha in concessione cinquantennale dall’istituto Brignole. Una struttura che con i suoi 60.000 mq di superficie ha tutte le potenzialità per diventare una cittadella universitaria.
In occasione della presentazione, il rettore Giacomo Deferrari ha promesso che entro la metà del 2013 verranno terminati i lavori nell’ala est dove s’insedieranno docenti e personale del Dipartimento di Scienze politiche. Ma ha anche ricordato che per realizzare il recupero dell’intera struttura occorrono 40 milioni e che l’Università da sola non può farsi carico di un simile investimento. Aggiungiamo che, se non si troveranno a breve i fondi per gli interventi più urgenti il degrado della struttura, in alcuni punti molto avanzato, aumenterà insieme ai costi complessivi di recupero, esponendo a ulteriori rischi il patrimonio storico architettonico. Visitando le enormi sale, i giardini interni, ci domandiamo come sia possibile che per tanti anni sia stato fatto poco o nulla. Il rammarico cresce, immaginando quegli spazi che potrebbero tornare a vivere, se solo se ne accorgesse una politica meno miope perchè tutta tesa a una logica di sviluppo legata all’investimento edilizio quale promessa di rilancio economico. Ne è un esempio il caso Erzelli, il parco scientifico tecnologico che prevede lo spostamento d’Ingegneria sulla collina di Cornigliano. Nato dall’accordo, firmato nel 2007 dall’allora rettore Gaetano Bignardi con Comune e Regione ed esteso successivamente alla Genova High Tech, il progetto prevede la realizzazione di una cittadella tecnologica che unisca aziende del settore high tech e università. La progettazione delle opere, su un’area di 400.000 mq, è dell’architetto Mario Bellinelli. Lo stato attuale vede l’insediamento di Ericsson nella nuova sede (18.000 mq su 10 piani), l’accordo firmato da Siemens e l’impegno di Esaote e dell’Istituto italiano di tecnologia a prender parte all’ambizioso progetto. Ancora molte incertezze sul reale trasferimento del dipartimento di Ingegneria, tassello indispensabile per l’operatività del polo tecnologico. Mancano le condizioni economiche. L’operazione, che doveva essere a costo zero, oggi vedrebbe l’ateneo genovese costretto ad accendere un mutuo da 26 milioni, cifra che sforerebbe i parametri di legge (15%) sul rapporto tra indebitamento ed entrate. Mancano certezze sulla logistica. Gli accordi per realizzare i collegamenti con la città, necessari alle 13.000 persone che ogni giorno dovrebbero raggiungere la cima della collina, sono ipotetici. Da valutare, l’impatto che avrebbe sulla città lo spostamento giornaliero di una tale massa di persone, che andrebbe a pesare su una zona già fortemente trafficata qual è l’ex quartiere industriale di Cornigliano, dove transitano coloro che da ponente e dall’entroterra raggiungono il centro. Aumentano infine i dubbi sulla reale necessità della vicinanza fisica tra impresa e università. Spinto con forza dalla politica locale (con il supporto dei media, uniti al di là della loro identità politica) l’operazione del parco scientifico tecnologico pare un pretesto, descritto come l’occasione da non perdere, volano per la ripresa economica della città. E l’Università sembra prevalentemente giocare il ruolo d’investitore di capitali, in un’azione che pare più speculativa che scientifica.
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Last modified: 20 Luglio 2015