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Caterina PagliaraWritten by: Progetti

Le città e i segni

«L’uomo cammina per giornate tra gli alberi e le pietre. Raramente l’occhio si ferma su una cosa, ed è quando l’ha riconosciuta per il segno d’un’altra cosa: un’impronta sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia una vena d’acqua, il fiore dell’ibisco la fine dell’inferno. Tutto il resto è muto e intercambiabile; alberi e pietre sono soltanto ciò che sono. Finalmente il viaggio conduce alla città di Tamara. Ci si addentra per vie fitte d’insegne che sporgono dai muri. L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose». (Italo Calvino, Le città invisibili). Esiste nelle città un territorio invisibile nel quale a guidarci è la traccia, qualcosa che «sta per» o che «porta verso»; ciò avviene continuamente, è sempre avvenuto, in un processo continuo di selezione e sostituzione che spinge sempre più verso l’astrattezza e l’immaterialità. E poi c’è la fretta, lo sguardo distratto, la relazione con lo spazio come passaggio veloce. La comunicazione si rende elementare, attraverso il canale grafico-visivo, per risultare immediata all’io-bambino emotivo e istintivo, diventa programma di segnaletica che esclude ambiguità evitando il visual clutter: senza dare spazio alla complessità essa ha per obiettivo l’integrazione lineare tra segno e contesto, riassumendo in un unico input le informazioni che intorno circolano disordinatamente. Nascono interni concepiti con i criteri del packaging ed edifici come pagine web. Il tempo d’interpretare e rielaborare è un lusso non concesso agli adulti. Il grafismo è anche forma di pensiero, espressione collettiva di una tribù che condivide oggi nuove mappe mentali, costruite preferibilmente sull’ilarità suscitata da associazioni impreviste, sul disimpegno e sull’antiretorica. La grafica è oggi un mezzo generazionale a basso costo e basso impatto per far parlare i luoghi in un momento di crisi in cui la comunità è debole e si rifiuta di appropriarsene con coraggio, mentre l’architettura ha forse poco di nuovo e interessante da dire alla società, in una fase storica in cui gli esseri umani in cattività urbana hanno bisogno di distrarsi dalla durezza e aggressività del vivere, illudendosi di riscoprire la libertà personale nella presunta evasione infantile.
Più che dar giudizi, suggeriamo di guardare ai progetti segnalati, per noi virtuosi, con in mente la lezione di Bruno Munari. Attraverso Futurismo, Movimento arte concreta, arte cinetica e industrial design, egli esplora il campo della visibilità e si focalizza sull’arte come ambiente; essa si nutre del gioco e si esprime con oggetti immaginari: libri illeggibili dove le parole lasciano spazio alla fantasia e altri universi nascono nei colori dei fogli di carta, dagli strappi, dai fori, dai fili che attraversano le pagine; fantasia che al limite tra antropologia e humour modella i rebbi di forchette parlanti creando un nuovo linguaggio di segni. Lucidità e curiosa osservazione del mondo, generosità, essenzialità, oltre le più scontate regole della comunicazione visiva, la grafica è qui assenza di elementi pesanti, di eccessi, di ogni cosa ulteriore al necessario. La sua semplificazione è «leggerezza pensosa», direbbe Calvino, il segno vero di un’intelligenza vivace, che conserva realmente l’infanzia dentro di sé per tutta la vita, stimola il desiderio di conoscere, la voglia di comunicare, il piacere di capire.

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Last modified: 10 Luglio 2015