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Davide FragassoWritten by: Città e Territorio

Pescara tra demolizioni e alienazioni

Una colpevole latitanza politico-culturale ha permesso che durante l’estate andasse in polvere l’ennesima testimonianza legata alla fondazione della città (1927). L’ex centrale del latte, pregevole architettura razionalista di Florestano Di Fausto (1932) è stata demolita nonostante gli appelli di Wwf, Italia Nostra e Comitato abruzzese del Paesaggio. Comune, Soprintendenza, Università e non ultimo l’Ordine degli Architetti (il progetto di sostituzione, un edificio per residenze e uffici, reca la firma del vicepresidente Mario D’Urbano) hanno, se non direttamente, quantomeno una responsabilità etica e morale per l’accaduto. E pare una beffa: mentre la città, ancorata a un’idea di modernità piuttosto demodé, cancella la sua storia, al contempo la celebra con un festival dannunziano. Il moncone rimasto in piedi è ora vincolato, un pittoresco atteggiamento già visto nella stazione Porta Nuova. Intanto, la Neue Nationalgalerie di Berlino vuole acquistare il tristemente famoso Huge Wine Glass di Toyo Ito, l’installazione esplosa a pochi mesi dall’inaugurazione (nella foto). L’ offerta, pari alla cifra di realizzazione dell’opera (1,1 milioni), è partita spontaneamente dal museo che accetta di prenderla in carico nelle condizioni attuali per esporla nelle sue sale.

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Last modified: 27 Gennaio 2016