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Ancora sulle competenze dei geometri

È da poco tramontato il disegno di legge 1865 che subito vede la luce un altro tentativo di cambiare le carte in tavola. La nuova proposta di legge 3493 a firma del deputato del PdL Daniele Toto è l’ennesimo tentativo di aumentare le competenze dei geometri, trincerandosi dietro l’indifendibile idea che sia giusto riconoscere maggiori ambiti alla categoria dei tecnici diplomati. Sono decenni che il comparto edilizio italiano si azzuffa sultecnici diplomati. Appare bizzarro che lo stesso proponente evidenzi, nel suo disegno di legge, che il comparto edile «…ha subito negli anni una straordinaria evoluzione tecnologica non seguita da un coerente aggiornamento delle regole professionali …». Si richiede un innalzamento del livello formativo delle figure professionali di geometra e perito industriale a seguito dell’entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n. 328, con il quale è stata introdotta la nuova figura professionale del geometra laureato e del perito industriale laureato, evocando addirittura che in «…breve tempo,a seguito dell’entrata in vigore dell’attuale riforma della scuola secondaria superiore, dette figure sostituiranno interamente quelle dei professionisti “diplomati”negli istituti tecnici…». Ma allora perché non pensare a queste nuove figure? Perché non porsi il problema delle lauree brevi, inserite tra i tecnici diplomati e quelli laureati? Come si giustificano le maggiori competenze date ai tecnici diplomati con queste nuove esigenze? È il solito «cavallo di Troia» per dare risposte a chi propone una semplice prassi consolidata.Tutto si «risolve» con uno o più corsetti di 120 ore che equiparerebbero i tecnici diplomati a quelli laureati. Fantastico! Molti sostengono già da tempo che il titolo universitario sia solo carta straccia ma il dubbio comincia a insinuarsi anche tra i pochi ancora convinti del contrario. La proposta di legge 3493 ricalca quella già presentata nel 2009 (prima firmataria la senatrice Simona Vicari, PdL, architetto) e consente ai geometri, ai geometri laureati, ai periti industriali specializzati in edilizia e ai periti industriali laureati di svolgere attività di progettazione architettonica e strutturale, collaudo statico e amministrativo e ristrutturazioni. complicato (apparentemente e solo per chi non vuol capire) sistema delle competenze notando quanto sia necessario affrontare la riforma di tutto il mondo tecnico professionale,ma invece di correre ai ripari rispetto a un mondo che viaggia molto avanti a noi, qualcuno pensa che tutto si risolva ampliando le competenze dei geometri. Complimenti! Le ultime accelerazioni (due proposte in pochi mesi) avvengono dopo la (recente) sentenza della Suprema Corte, la n. 19292/2009, che – sarà un caso – chiariva, in maniera inequivocabile, sia che i tecnici diplomati non possono progettare fabbricati in cemento armato anche di modeste dimensioni, a eccezione di piccoli manufatti accessori, nell’ambito di fabbricati agricoli o destinati alle industrie agricole, sia l’impossibilità, da parte di professionisti laureati, di assumere, nell’espletamento dell’attività professionale, posizioni subordinate a quelle di professionisti diplomati, chiarendo altresì che la legge da sempre stabiliva così e che solo una «cattiva» prassi aveva consentito un uso distorto delle leggi vigenti. Che cosa significhi andare in Europa,qualità della professione, attenzione alla qualità diffusa del territorio, rispetto dell’architettura sono solo sterili slogan che servono a proporre vuote leggi sulla qualità architettonica: il paese reale non si batte per una riforma organica delle professioni tecniche ma per dare più competenze a un gruppo di queste. Non si cambiano la formazione, il sistema scolastico ed educativo, il meccanismo di accesso alla professione, le tutele degli interessi collettivi, non si interviene su nulla. Mentre il resto d’Europa si impegna a costruire un sistema di garanzie sia dell’architettura che del territorio, da noi cosa accade? Vecchie professioni (figure tutte italiane di cui il resto d’Europa non sa che fare) vedranno di colpo, su decreto, attribuirsi nuove competenze senza alcun tipo di riforma strutturale, senza alcun tipo di riflessione sull’impatto che queste avranno sul sistema Italia.Il punto centrale non è dare più competenze a questa o quella professione, ma garantire una formazione professionale in grado di renderla adatta alle nuove esigenze; la soluzione del legislatore italiano è semplice e riassumibile nella formula = formazione + competenze che dovrebbe trasformarsi in + formazione + competenze. Uno Stato privo di visioni strategiche e subordinato alle esigenze dei singoli, alle velleità di pochi, non può che rinunciare a costruire una visione lungimirante e strutturale delle sue articolazioni produttive. Ci auguriamo che l’ennesimo tentativo di cercare scorciatoie, soluzioni abborracciate, lasci il posto a una volontà reale di ragionare sul comparto edilizio nella sua interezza a complessità. Si convochino gli stati generali delle professioni tecniche e si proceda a una riforma vera e profonda. I tecnici richiamati dal deputato Toto saranno anche 120.000 ma anche gli architetti e gli ingegneri non sono pochi: circa 170.000 mila solo i liberi professionisti.

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Last modified: 14 Luglio 2015