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Studi di un settore…in crisi

La montagna ha partorito il topolino. Il 10 ottobre, infatti, il CNA ha emanato un comunicato stampa con il quale ci informa che il segretario, Luigi Mirizzi, in qualità di referente del CNA per gli studi di settore, ha inviato una lettera all’Agenzia delle entrate e alla commissione degli esperti per gli studi di settore per «… denunciare come da qualche anno le riunioni…per la revisione dello Studio di Settore degli Architetti rivestono più carattere formale che sostanziale».
Iniziativa lodevole se non fosse che è sempre troppo facile attribuire ad altri colpe che siamo i primi a commettere. È giusto sottolineare come l’agenzia delle entrate e la commissione degli esperti per gli studi di settore continuino a ignorare gli appelli di una categoria ormai veramente al collasso. Tuttavia il richiamo ad «ascoltare e a prendere atto delle osservazioni della categoria» lo dobbiamo purtroppo imputare proprio al CNA, che continua ad agire nella totale autoreferenzialità.
Vogliamo e dobbiamo ricordare al segretario Mirizzi, e a tutti i distratti, che un cospicuo gruppo di Ordini provinciali (oltre 20), sotto la valente regia di Varese, elaborò nel mese di maggio un’articolata analisi su questo argomento, un documento a disposizione di coloro che, a prescindere da ruoli e visibilità, abbiano a cuore i professionisti e le loro necessità. Non è il momento di cercare riconoscimenti e/o medaglie ma di lavorare tutti insieme per cercare di salvare il salvabile. È necessario divenire strumento di pressione e smettere di commentare, a posteriori, decisioni già prese in altre sedi.
Il comunicato del CNA, nella sua formulazione generico-ermetica (cita lo studio di settore VK 18U quando gli studi di architettura rimandano al settore UK 18U) porta argomenti ormai, purtroppo, lontani dalla realtà. «Mirizzi ricorda che…le aggiudicazioni delle gare pubbliche per incarichi …nel settore dei lavori pubblici sino a qualche mese fa avvenivano con un ribasso medio del 35%…ribasso che negli ultimi mesi si è attestato mediamente sul 50%…Quindi è indispensabile…inserire un forte correttivo che abbassi direttamente i minimi provinciali per le singole tipologie di prestazioni professionali». Dati superati dalla realtà: i ribassi sono ormai intorno al 70-80%. Ma questo purtroppo non è il vero argomento; quello del CNA rischia di essere un tema ormai superato da altre questioni, lasciatemelo dire, più paradossali. Grazie alla segnalazione di un collega di Varese (l’architetto Stefano Castiglioni, stimato e attento «analista» di questi argomenti) scopriamo che, secondo indiscrezioni ormai più che diffuse, l’Agenzia delle entrate avrebbe predisposto per l’anno fiscale 2009 un nuovo algoritmo, questa volta basato non più su elementi (comunque astrusi!) di tipo contabile (riferiti cioè al numero e alla tipologia degli incarichi) ma sul raffronto tra il livello dei ricavi calcolati secondo la tariffa e quello effettivo (determinato cioè da fatture di prestazioni concluse entro l’anno). In sostanza il software dovrebbe moltiplicare il numero degli incarichi svolti per gli importi delle relative tariffe; nel caso poi che il programma evidenzi ricavi inferiori all’80% di quelli desumibili dalla tariffa, gli stessi saranno considerati non congrui dall’Agenzia con tutte le conseguenze del caso.
Ecco il paradosso; con l’entrata in vigore del decreto Bersani il «castello tariffario» è stato letteralmente spazzato via con ricadute devastanti per la categoria e, soprattutto, per i giovani professionisti. Ormai assistiamo quotidianamente a incarichi affidati con ribassi allucinanti (ho visto una determina di aggiudicazione di un comune che affidava quattro incarichi con ribassi compresi tra l’81% e il 92%), mentre con la committenza privata il compenso viene ormai forfetizzato senza alcuna considerazione di un tariffario apparentemente «di legge» ma ormai svuotato (grazie a una sbagliata interpretazione della direttiva europea) di qualsiasi efficacia.
Insomma la bizzarria potrebbe essere che la tariffa, diventata priva di qualsiasi valore giuridico-contrattuale, divenga un valore pienamente probante e vincolante per il fisco: fantastico!
È questa la notizia del giorno che, se sarà realizzata, assumerà il valore di beffa per un’intera categoria. È possibile che il CNA non sia informato di questa ipotesi?
In conclusione, è sconcertante che il CNA continui a interessarsi dell’equità fiscale (avendo per questo delegato la nostra rappresentanza presso l’Agenzia delle entrate a un geometra, notizia mai smentita) arroccandosi in un isolamento incomprensibile.

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Last modified: 17 Luglio 2015