Mia Photo Fair fa il pieno di architettura

by • 14 marzo 2018 • Reviews2386

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Report dall’ottava edizione della fiera internazionale dedicata alla fotografia d’arte, che ha dato grande risalto al connubio con l’architettura

 

MILANO. Nel quartiere di Porta Nuova, dal 9 al 12 marzo 2018 è tornata a The Mall Mia Photo Fair, ideata e diretta da Fabio e Lorenza Castelli, giunta alla sua ottava edizione. Molti gli spunti interessanti per un pubblico di architetti fra le proposte e i progetti presentati dagli espositori, che quest’anno sono stati in totale 130, di cui 90 gallerie (37 provenienti dall’estero, che raddoppiano il numero dello scorso anno) e uno spazio dedicato all’editoria ricchissimo di volumi singolari non solo per i contenuti ma anche per il design.

Del connubio di valore fra architettura e fotografia si è parlato sabato 10 marzo in un incontro, organizzato da ArtPhotò in collaborazione con la nostra testata e con il patrocinio dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Milano. D’altronde, la prima fotografia della storia è un’immagine di architettura che Joseph Nicéphore Niepce prese dalla finestra di casa sua a Le Gras in Francia, nell’estate del 1826. In seguito, il rapporto fra le due discipline è cresciuto e ha visto la fotografia diventare per gli architetti documentazione, strumento di progetto, rappresentazione, promozione e comunicazione del proprio lavoro sino fondersi in un nuovo rapporto che vede la fotografia farsi scultura, assumere una dimensione tridimensionale e occupare lo spazio – sia privato che pubblico – per dialogare con l’architettura e il paesaggio, conferendo nuovi significati ai luoghi.

Di tridimensionalità si è parlato nell’incontro di domenica 11 marzo “La terza dimensione della fotografia oltre i confini bidimensionali”, e diverse erano le opere in fiera a testimonianza di un trend in costante crescita, che si affianca alle riflessioni sul rendering in fotografia e al nuovo modo di riprendere gli spazi con tecnologie da poco adottate in fotografia come gli scanner. Molto apprezzata in questo senso dal pubblico la libreria di Giulio Cerocchi proposta da Spazio Farini 6 e interessante la storia di Atelier Relief a Bruxelles. Nato una decina di anni fa da un’idea di Farid Issa è diventato un punto di riferimento internazionale per coloro che vogliono trasformare le fotografie in oggetti tridimensionali – a cavallo tra scultura e design – utilizzando legno, metallo, plastica. Un vero e proprio luogo di esplorazione delle infinite possibilità di un’opera, un laboratorio che vede una stretta collaborazione tra fotografi e artigiani.

Proprio l’interdisciplinarietà è uno dei punti di forza del rapporto che la fotografia ha avuto nel tempo con altre discipline – pensiamo agli architetti e designer fotografi come Charlotte Perriand proposta da Admira – e che, ora sta aprendo nuovi scenari per un settore che, con l’avvento del digitale sembrava in crisi d’identità.

Non solo l’innovazione ma anche la tradizione della fotografia di documentazione e paesaggio, di autori ormai storicizzati o comunque riconosciuti, era ben rappresentata dalla proposta di immagini dei maestri italiani della galleria Valeria Bella con, fra gli altri, Luca Campigotto, Luigi Ghirri e Mimmo Jodice, questi ultimi proposti anche da Photo&Contemporary. Di storia ci parlava anche l’immagine Fort Peck Dam del 1936 di Margareth Bourke-White, proposta da Contrasto. Sempre da Contrasto due fotografie di Irene Kung della Galleria Vittorio Emanuele e del Teatro alla Scala di Milano, scattate nel 2010, diventano esemplificative del rapporto estetico che lega le due arti visive, mentre Silvia Camporesi (Maria Livia Brunelli Gallery) con le immagini di luoghi abbandonati di “Atlas Italiae” o nel nuovo lavoro Mirabilia ci ricorda che la fotografia può anche essere momento di riflessione sul patrimonio. Sul concetto di monumentalità nell’architettura si esprime un’altra autrice italiana proposta dalla galleria Spazio Nuovo: le immagini del nuovo lavoro di Camilla Borghese su New York, dopo il suo lavoro sulle architetture romane, rivelano con immagini di grande formato, a seguito di lunghe esposizioni, i dettagli architettonici che spesso trascuriamo di fronte a monumenti e icone quali, ad esempio, il Flatiron Building, uno tra gli edifici più ritratti al mondo. La ricerca estetica e nuovi modi di rappresentare spazi architettonici colpiscono nel lavoro di Nicole Ahland da Wichtendahl Galerie giocato sul bianco o sul nero a far intravedere dettagli di luoghi abitativi e spazi aperti. Il legame con le discipline architettoniche, infine, viene ripreso anche dall’opera “Topographic Study” del 2015 di Yuval Yairi proposto da Podbielsky Contemporary come già nell’ultima edizione di Artissima. Fra gli stand completamente dedicati all’architettura e al paesaggio ha avuto un buon successo di vendite la proposta di MADE4ART con Paolo Bongianino, Giancarlo Fabbi, Tommaso Stilla e Stefano Tubaro, così come l’Archivio Fotografico Italiano che, tra l’altro, inaugurerà il 17 marzo prossimo sino al 22 aprile l’edizione 2018 del suo Festival fotografico europeo. Le scale confermano di essere un soggetto interessante per i fotografi, come Jorge Miño da Ungallery che si concentra sull’oggetto-scala occultandone volontariamente la riconoscibilità per trasformarlo quasi in una geometria che gioca con colori e materiali (ma noi abbiamo comunque riconosciuto la scala di Villa Savoie di Le Corbusier) e con le immagini di Angela Lo Priore da Photo&Contemporary, che si concentra sulla vertigine unendo architettura e femminilità.

Ma è forse nel focus sull’Ungheria, dove To Be Gallery è attenta al paesaggio con il lavoro di Ákos Major, che si sono potuti vedere autori non ancora sufficientemente noti in Italia ma interessantissimi nelle proposte. Presso lo stand della galleria Várfok, Mátyás Misetics si focalizza sul rapporto tra figura umana e luoghi illuminati da luci artificiali, trasformando quasi l’uomo in un segno nello spazio, mentre Ákos Czigány omaggia Hiroshi Sugimoto (presente in fiera per la galleria Spazio Damiani) nella serie “Skies” dove l’architettura, nelle riprese del cielo dal basso, diventa quasi una semplice – ma articolata – cornice. E ci fa capire che anche l’eredità di Bernd e Hilla Becher può essere ripresa con la sua serie “Home”.

In conclusione, il rapporto fra architettura è fotografia è vivo e si sta aprendo a commistioni con ulteriori discipline quali la scultura. Sta agli architetti di far crescere nella categoria la consapevolezza delle possibilità offerte da questo medium e la capacità di utilizzarlo in maniera innovativa nei progetti sia di spazi privati che pubblici.


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