Siccità estiva: una proposta tecnica

by • 25 luglio 2017 • Forum1609

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Riceviamo e pubblichiamo la proposta di realizzare invasi artificiali nelle aree golenali dei fiumi

 

È unanime e diffuso il lamento dell’agricoltura e dell’allevamento nel periodo estivo per la mancanza d’acqua destinata all’irrigazione dei campi, alla produzione di foraggi ed anche per spegnere la moltitudine d’incendi nei boschi. I miliardi di danni causati dalla siccità sono una costante per coloro che non hanno realizzato pozzi nei loro terreni, nei quali la falda idrica si è abbassata o gli invasi più vicini vanno in secca. Enormi i risarcimenti che ne conseguono per l’emergenza idrica, soprattutto per i contadini che li hanno subiti e per l’indotto, che si trasformano in aumento dei costi e delle tasse per tutti i cittadini. Situazioni climatiche che si faranno sempre più frequenti.

Vorrei sapere da qualche esperto se l’idea che segue – per contribuire a risolvere il problema – sia stata mai presa in considerazione, o se è viziata da qualche mia ignoranza. Ogni fiume dispone di decine, anche centinaia di zone cosiddette “golenali” situate in genere nelle anse del percorso, con la funzione d’invasi di emergenza – in caso di piena da eventi alluvionali – per aumentare gli spazi del suo alveo, rallentare il corso dell’acqua e parare i dissesti idrogeologici. I pioppeti ed altre essenze che vi vengono piantumate rallentano la velocità del flusso d’acqua nelle piene. Mi risulta che queste aree “golenali” siano livellate con pendenza uniforme verso il fiume per evitare il ristagno dell’acqua quando il fiume si ritira nel suo alveo. Perché, invece, in zone prescelte ed adatte di queste “golene”, non viene scavato – a conca – un invaso di dimensioni contenute, di ampiezza proporzionale alle dimensioni della golena stessa, proprio per farne ristagnare una parte di quell’acqua del fiume che – d’inverno – andrebbe comunque dispersa in mare? Piccoli invasi che non la occupino totalmente, ma che si riempiano dell’acqua delle piene e questa vi rimanga per l’utilizzo nel periodo estivo.

Il limo che il fiume vi deposita durante le piene ne impermeabilizzerebbe i fondali, oppure si potrebbero approfondire fino ad incontrare una superficie inferiore argillosa o addirittura impermeabilizzare (lo scavo costerebbe meno dei pozzi). D’estate (e d’inverno) l’acqua piovana contribuirebbe a non disperdersi (contrastando l’evaporazione) e i bacini costituirebbero centinaia di piccoli “laghetti” per l’irrigazione delle zone locali. E questo lungo tutto il percorso soprattutto dei grandi fiumi del nostro Paese.

Nei dintorni di questi piccoli “invasi estivi” potrebbero essere intensificate le culture a pioppi e altre essenze adatte, con funzione di rallentamento del fiume in fase di piena. Questa potrebbe persino rinnovare l’acqua che vi ristagna, anche se l’acqua piovana vi contribuirebbe. In alcuni di questi invasi – se idonei – vi si potrebbero allevare pesci e divenire persino laghetti di pesca sportiva con introiti per le comunità locali. Ma anche costituire acqua per spegnere incendi in zona. Certo occorrerebbe una bonifica contro le zanzare da acqua stagnante nel periodo estivo, ma il problema è risolvibile per il rapporto costi-benefici.

Talora la mancanza di soluzioni è dovuta ad una sorta di “pigrizia mentale”. Vedo certe analogie con quello che sta avvenendo per i “nasoni” di Roma. Si stanno chiudendo per non disperdere circa l’1% dell’acqua che arriva nella capitale, quando basterebbe applicare dei rubinetti per non privare la città eterna di un servizio secolare per la salute ed il refrigerio di sportivi, turisti, barboni e cani al seguito. (Se ne parla da anni!). E stanno per chiudere l’acquedotto del Lago di Bracciano, che incide per poco più dell’8% di approvvigionamento di acqua per Roma, quando forse basterebbe aumentare di una frazione, ciascuna delle altre nove fonti che portano acqua alla Capitale e ridurre o bloccare l’acqua a tutte le fontane “testimone” delle tre città del Lazio che dipendono dall’approvvigionamento comune.


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