Ri_visitati. Per il Dispensario di Alessandria non solo salute ma anche cultura

by • 4 luglio 2017 • Mosaico, Progetti1159

Share
Capo d’opera del razionalismo italiano, il Dispensario antitubercolare firmato da Ignazio Gardella è oggi restaurato e utilizzato come poliambulatorio, ma si pensa di valorizzarlo ulteriormente affiancandogli funzioni di pregio

 

Il passato

Esiste un “percorso gardelliano” tra le strutture sanitarie della città di Alessandria, legate tra loro dalla figura di Teresio Borsalino. Intanto il contesto di inizio 900: un fermento che vide lavori di rinnovamento, sia della città che delle strutture sanitarie, numerose donate e realizzate su mandato di Teresio, figlio di Giuseppe Borsalino, 
molte delle quali progettate da Gardella.

Nel 1939 viene inaugurato anche il Dispensario antibubercolare di via Gasparolo, opera che viene considerata tra le più importanti testimonianze dell’avanguardia razionalista. Con il Dispensario, Gardella attraverso il vetrocemento e il grigliato di mattoni ispirato ai fienili locali, utilizza il motivo della parete traforata dalla luce, dando il via alla fase, totalmente innovativa, del razionalismo italiano.
 Già attivo ad Alessandria con il Sanatorio (1930-34), Gardella realizza il Dispensario tra il 1936 e il 1938 come presidio di prevenzione antitubercolosi. L’edificio, destinato a prestazioni ambulatoriali e diagnostiche, informazioni, terapie ed eventuali brevi ricoveri, venne progettato come un organismo rigorosamente funzionale ma che potesse al tempo stesso presentare un’immagine di accoglienza con
 ambienti luminosi e ampi spazi interni.

La realizzazione del Dispensario va inserita in un contesto specifico: dopo la prima guerra mondiale, a seguito delle stringenti normative sulla salute pubblica, tra cui rientrava anche la progettazione dei 
dispensari, il progetto doveva seguire specifiche indicazioni, inclusa la separazione dei pazienti divisi per sesso. Gardella studiò attentamente le problematiche legate alla cura della tubercolosi e alle
 condizioni psicologiche di chi si recava al dispensario per i necessari accertamenti. Decise di configurare un atrio asimmetrico e una sala d’attesa comune senza la divisione tra uomini e donne richiesta dalla normativa.
 Una proposta che venne respinta dalle autorità: in corso d’opera fu imposto lo spostamento dell’ingresso principale al centro e l’adozione dell’impostazione planimetrica simmetrica tradizionale. Gardella 
utilizza elementi della tradizione della casa rurale per realizzare un luogo che possa apparire familiare, rifiutando l’antiquata concezione di nascondere la malattia. Anzi, la luce a cui era affidata la cura 
diventa la protagonista degli spazi, in un sapiente utilizzo di vuoti e pieni e grazie al rapporto con i materiali usati. 
Il Dispensario sarà utilizzato per lungo tempo per fini preventivi, fino all’abbandono negli anni Ottanta quando subisce un progressivo degrado che ne minaccia la sopravvivenza.

 

Il presente

Attraverso un’importante opera di recupero, il Dispensario oggi è divenuto Poliambulatorio dell’Azienda Ospedaliera Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria. Infatti, nel 1991, il Dispensario è oggetto di un intervento di restauro avvenuto tra il 1993 e il 1996 che ha visto lo stesso Gardella riproporre le forme originarie del progetto.

Nonostante una battuta d’arresto causata dall’alluvione che ha colpito Alessandria nel 1994, il 25 luglio 1996 i lavori sono stati completati, consentendo il ripristino del progetto gardelliano che si presenta quindi oggi con l’ingresso nella posizione originaria (asimmetrico) e l’aggiornamento degli impianti: in particolare, è stato conservato e valorizzato l’ampio atrio di accesso illuminato dalla parete in vetrocemento e dalla finestratura in lunghezza che era stato suddiviso a causa delle rigide disposizioni ministeriali in materia di sanatori. Sono state mantenute le scale con i loro rivestimenti e i parapetti in ferro originali, affrontando il problema del raccordo con la nuova pavimentazione dei piani leggermente più alta a causa degli inserimenti impiantistici. Al ripristino degli intonaci è seguita la riproposizione delle coloriture originali (bianco, giallino, azzurro) e così si presenta ai pazienti, ai visitatori e ai numerosi studiosi che lo visitano per studio e passione.
 Lo scorso anno, inoltre, il Dispensario ha subito un nuovo intervento di risistemazione delle coloriture originali, nonché di riprogettazione degli spazi interni nella gestione dei flussi dei pazienti (collocazione
 di sedie nell’atrio inferiore e superiore e di un sistema a chiamata per l’effettuazione delle prestazioni). Infatti, il poliambulatorio, dedicato a visite ambulatoriali diagnostiche e specialistiche, è frequentato giornalmente da circa 400 pazienti.

 

Il 
futuro


Tale intervento si pone nella prospettiva di qualificare ulteriormente l’opera: poiché costituisce un documento importante dell’architettura moderna italiana, l’Azienda Ospedaliera di Alessandria intende 
valorizzarla, inserendola in specifici “percorsi gardelliani” attraverso una nuova destinazione d’uso che vede una combinazione tra attività sanitaria e spazio museale. Il progetto è quello d’implementare l’attività già esistente e dedicare il Dispensario all’attività di libera professione dei professionisti sanitari, corredandola con informazioni che possano rendere il Dispensario uno spazio espositivo per piccoli incontri culturali, mostre fotografiche, presentazioni. L’organizzazione spaziale nelle 
strutture sanitarie incide fortemente sulla qualità dei servizi e del lavoro: la concezione dello spazio del Dispensario progettato da Gardella quasi un secolo fa è innovativa, in quanto la struttura
 evoca in modo potente l’idea di un luogo moderno, salubre, chiaro e basato sulle relazioni.
 In questo modo si andrebbe a qualificare sia il contenitore che il contenuto, ossia le prestazioni erogate dai professionisti sanitari, i quali disporrebbero di un luogo totalmente dedicato all’attività extra-istituzionale che rappresenta un valore aggiunto anche per l’Azienda Ospedaliera.

 

 

Chi è il progettista



La carriera professionale di Ignazio Gardella (Milano 1905 – Oleggio 1999) percorre l’intero arco del XX secolo. Si laurea a pieni voti in Ingegneria presso il Politecnico di Milano nel 1928, e in Architettura presso l’Istituto Universitario di Venezia nel 1949 (dove sarà professore ordinario dal 1962 al 1975). Nei primi anni ’30 entra in contatto con i protagonisti del Movimento moderno europeo e partecipa attivamente alle iniziative culturali e progettuali dei razionalisti milanesi. Nel 1947 partecipa al primo 
Congresso dell’INU; dal 1952 al 1956 organizza a Venezia, con Samonà, Rogers e Albini, la scuola internazionale estiva del CIAM; nel 1959 è membro della delegazione italiana all’ultimo CIAM di Otterlo.

La lunga attività professionale, che inizia prima della laurea nello studio del padre Arnaldo, produce una straordinaria quantità di progetti e realizzazioni, la cui importanza è testimoniata dai primi riconoscimenti: nel 1955 vince il Premio Olivetti per l’Architettura e nel 1959 viene pubblicata la prima monografia sulla sua opera, delle edizioni Comunità, con un importante saggio di Argan, l’unico da lui dedicato a un architetto italiano contemporaneo. I suoi progetti e realizzazioni saranno pubblicate sulle maggiori riviste nazionali e internazionali dell’epoca.

A partire dalle sue opere giovanili razionaliste, il progetto di concorso per una Torre in piazza Duomo (1934), il Dispensario antitubercolare (1933-38) e il Laboratorio provinciale di Igiene e profilassi di Alessandria (1933-39), Gardella realizzerà negli anni ’50 e ’60 molte altre opere importanti: a Milano, il Padiglione d’Arte contemporanea (1951), la Casa Tognella detta “Casa al Parco”, la Casa di abitazione ai giardini d’Ercole (1951); ad Alessandria, la Casa di abitazione per impiegati della
 Borsalino (1950); a Venezia, la Casa di abitazione Cicogna detta “Casa alle Zattere” (1953-58); a Ivrea, la Mensa e il Centro ricreativo Olivetti (1954-58). Tra i progetti più significativi dell’ultimo periodo della sua carriera: il Palazzo di Giustizia di La Spezia (1963-94); il progetto di concorso per il Teatro civico di Vicenza (1° premio, 1969); il Palazzo degli Uffici tecnici dell’Alfa Romeo ad Arese (1968-74); a Genova il Teatro Carlo Felice (1981-90, con Aldo Rossi) e la Sede della Facoltà di Architettura (1975-89); l’ampliamento dell’Università Luigi Bocconi di Milano (1990-2000).


Tra gli innumerevoli riconoscimenti pubblici: la Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica ai Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte (1977) e il Premio Fiuggi (1988). Nel biennio 1989-1990 è 
nominato presidente dell’Accademia Nazionale di San Luca; nel 1993 gli viene conferita la cittadinanza onoraria di Alessandria; nel 1995 è nominato membro onorario del Royal Institute of British Architects. Nel
1996 riceve il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia e la nomina a membro onorario dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1995 viene conferito dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali il riconoscimento della tutela artistica della “Casa alle Zattere” di Venezia: per la prima volta viene posto un vincolo di tutela su un edificio moderno con meno di cinquanta anni di età.
 


Pin It

Comments are closed.