Formazione continua: per Roma è importante imparare come continuare a imparare

by • 6 dicembre 2016 • Inchieste, Professione e Formazione153

Alla chiusura del primo triennio sperimentale, le attività formative per il futuro dovranno accompagnare la ridefinizione di una professione in crisi, tra spinte verso l’estero e necessità di affrontare, in patria, i temi della rigenerazione urbana

 

Inutile ulteriore balzello o reale occasione per gli architetti italiani, la formazione continua è gestita per l’82,8% dagli Ordini professionali, grandi e di dimensioni medio-piccole. Per capire meglio approcci e criticità, ma anche cose che invece hanno funzionato, individuare correttivi e definire le direzioni future, abbiamo posto alcune domande all’Ordine provinciale più grande d’Italia, Roma, e a uno degli Ordini di medie dimensioni, Modena.

Per l’Ordine di Roma risponde il consigliere Simone Ombuen, che è anche professore associato di Urbanistica presso l’Università Roma Tre (dove è coordinatore dell’Agenzia della Ricerca all’interno del Dipartimento di Architettura). Iscritto all’INU dal 1986 e membro del CDN, ne è stato segretario generale dal 2007 al 2011, ha partecipato all’organizzazione di quattro congressi nazionali, di due edizioni della Rassegna Urbanistica Nazionale, di due edizioni della Biennale europea degli urbanisti e di tutte le edizioni di Urbanpromo. 

 

Gli Ordini professionali e/o le loro Fondazioni gestiscono la maggior parte dell’offerta dei corsi per l’aggiornamento degli architetti. Per quanto riguarda l’Ordine di Roma, il più grande d’Italia, il bilancio del primo triennio cosa può raccontare? Cosa dovrebbe cambiare in futuro?

L’impatto dell’articolo 7 del dpr 7 agosto 2012 n. 137 di riforma delle professioni, che ha istituito l’obbligo della formazione continua per i professionisti, è ancora ben lungi dall’aver smaltito il suo effetto sul sistema ordinistico. Negli ultimi tre anni gli Ordini professionali hanno dovuto imparare a fare un mestiere che solo in parte era già coperto da iniziative, e comunque, prima, senza specifico valore legale. Oggi l’erogazione di crediti formativi e le relative procedure di certificazione, dovute per legge, assorbono una gran parte delle energie delle strutture amministrative, chiedendo spesso un impegno straordinario. Sin dall’avvio a regime della riforma, l’Ordine degli Architetti di Roma ha fissato alcuni propri obiettivi prioritari nel campo formativo per dare alcune prime risposte allo stato di grave crisi che oggi vive il mondo della progettazione:

  • – consentire ai propri iscritti di poter usufruire in forma gratuita dell’intero ammontare dei crediti formativi minimi necessari, per aiutare a fronteggiare il preoccupante fenomeno dei cali del fatturato medio
  • – garantire un’ampia varietà di temi offerti, a sostegno della molteplicità di specificità professionalizzanti che caratterizzano il mestiere di architetto
  • – dare un’offerta formativa al passo con le concrete esigenze professionali correnti, in grado di rappresentare opportunamente l’elevato grado di innovazione che con i processi di digitalizzazione e internazionalizzazione sta investendo le professioni tecniche

Quanto alle prospettive future, le attività formative non possono che accompagnare la profonda ridefinizione del mestiere di architetto, che si sta attualmente polarizzando fra una crescente attività all’estero a supporto del forte processo di urbanizzazione del mondo e il reindirizzamento verso la gestione del patrimonio insediativo esistente che è in corso in Italia lungo i temi della rigenerazione urbana, dell’arresto al consumo di suolo, della ricostruzione postsismica e della messa in sicurezza e dell’efficientamento del patrimonio. Molto importante sarà l’avvio all’attuazione dell’articolo 6 del dpr, relativo ai tirocini, specie se ci si indirizzasse verso la prospettiva europea, con il superamento dell’esame di stato.

 

Tra le mille e una possibilità oggi disponibili, tra corsi frontali, on line, in streaming, su moltissimi (forse troppi?) argomenti possibili, come avete scelto le tematiche dei vostri corsi? Secondo lei di cosa hanno bisogno oggi gli architetti per aggiornarsi davvero?

All’Ordine di Roma la selezione dei temi proposti viene svolta da un Comitato tecnico scientifico, presieduto da Andrea Bruschi, che valuta sia gli aspetti scientifici che la congruità con le linee guida del Cnappc delle molte proposte che vengono presentate. Per giungere alla valutazione, ciascuna deve essere corredata da un’approfondita istruttoria che comprende una relazione scientifica, l’individuazione degli obiettivi formativi, il possibile target a cui l’attività è rivolta, i curricula dei docenti e il consenso delle eventuali terze parti coinvolte (enti, associazioni, università). La scelta viene operata sulla base dei criteri generali già esposti, che mirano a individuare le esigenze formative presenti, e sulla base di elementi specifici di merito. Quanto alle reali necessità di aggiornamento degli architetti, la diffusione pervasiva dei nuovi standard digitali di progettazione e di nuovi materiali e tecniche costruttive sta mutando progressivamente il rapporto tra componenti progettuali standardizzate e funzioni creative entro pratiche che le ricombinano in forme nuove e originali. Anche l’espansione esponenziale degli elementi culturali e tecnici disponibili grazie agli standard digitali tende a cambiare la progettazione, sempre meno esperienza autocentrata e sempre più esito di un percorso di navigazione e assemblaggio più o meno sapiente. Da questo punto di vista tutta la formazione, quella di aggiornamento professionale ma anche quella universitaria di base e specialistica, tende a migrare dalle modalità tradizionalmente frontali verso obiettivi di accompagnamento e capacitazione: ormai non s’impara più una volta per tutte, ma s’impara come continuare a imparare per tutta la vita, in una visione evolutiva, e adattiva, della cultura del progetto. La cosa interessante è che questo approccio è più presente nel materiale comportamento degli architetti di quanto non sia nei percorsi formativi correntemente offerti, che talvolta ancora si attardano in modalità frontali superate dallo stato delle cose.

 

La maggior parte dei corsi di aggiornamento obbligatorio sono gestiti dagli Ordini professionali e/o dalle loro fondazioni, con un mercato di offerta privata piuttosto ridotto. Perché secondo lei?

Questo è forse vero in altri contesti, ma a Roma l’ampia offerta vede presenti anche iniziative private a fianco dell’offerta istituzionale. Un elemento che tende a ridurre l’offerta privata è l’abbondanza di eventi formativi gratuiti o quasi gratuiti; in assenza di altre convenienze (ad esempio la diffusione di propri volumi per le case editrici) il privato senza ritorni economici ha in linea generale difficoltà ad esprimere offerta. Esistono eccezioni, ma non molte. Una possibile area di sviluppo futuro è rappresentata dalle onlus e dal terzo settore i quali, in presenza di contenuti scientificamente e disciplinarmente configurati, possono profittare del rilascio di crediti formativi per attrarre un pubblico professionale, ad esempio negli indirizzi ad elevato contenuto tecnico-scientifico tipici della sostenibilità, dello sviluppo della green economy e dell’economia della condivisione.

 

Roma è un Ordine di grandi dimensioni. Secondo i dati del Cnappc, al termine di questo primo triennio di formazione obbligatoria gli Ordini grandi sono quelli con gli iscritti mediamente meno aggiornati rispetto agli Ordini piccoli. Secondo lei perché? Qual è la situazione di Roma?

Tracciare oggi un bilancio completo del primo triennio è ancora praticamente impossibile, dato che il Cnappc ha spostato al 31 dicembre la data della verifica dei crediti per tutti gli iscritti, trasformandola in un unico arco di tempo triennale e consentendo così di compensare tra gli anni eventuali deficit formativi. In generale il coinvolgimento nella vita dell’Ordine è molto più ampio negli organismi di piccole dimensioni, perché è più diretto il rapporto tra iscritti e Ordine; ciò “umanizza” il rapporto e facilita lo sviluppo delle iniziative formative e il coinvolgimento degli iscritti. Quanto alla situazione romana, questi giorni vedono molti architetti impegnati a recuperare i ritardi accumulati, soprattutto attraverso l’ampia offerta disponibile in modalità asincrona; solo nel nuovo anno sarà possibile dare un quadro quantitativo affidabile del livello di aggiornamento. Alcuni primi elementi segnalano però un fenomeno di ritardo nel completamento dei gap formativi, che risulta particolarmente correlato ad alcune figure specifiche, quali certi architetti dipendenti di pubbliche amministrazioni, molto presenti nel contesto romano, e alcune delle fasce di professionisti più colpite dalla grave crisi in corso. Non a caso è possibile cogliere una certa correlazione fra gap formativi e stato di morosità nel pagamento dell’iscrizione annuale. La doppia accelerazione dovuta da un lato all’aumento dei compiti di aggiornamento professionale e dall’altro allo stato di grave crisi ancora perdurante nel contesto romano più che in altre realtà, produrrà forse in futuro un certo calo nel numero degli iscritti; a ciò contribuisce il calo degli iscritti ai corsi di laurea romani, in particolare a La Sapienza, tradizionale fonte di alimentazione per l’arruolamento.


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