Ritratti di città. Ravenna cambia puntando sulla cultura

by • 19 ottobre 2016 • Città e Territorio, Mosaico1178

Share
Prima parte del viaggio nel capoluogo romagnolo: tra gli effetti della crisi, le recenti elezioni che hanno confermato la continuità politica e i molti progetti in corso, la città vuole continuare il percorso iniziato con la candidatura di Capitale europea della Cultura (vinta poi da Matera)

 

RAVENNA. Dopo l’occasione, sfumata, di essere in rappresentanza dell’Italia la prossima Capitale europea della cultura 2019, Ravenna punta ancora sulla cultura come occasione di rigenerazione urbana e guarda a un altro appuntamento, questa volta strettamente legato al suo grande passato: il settimo centenario della morte di Dante Alighieri che sarà celebrato nel 2021. Le tappe di avvicinamento alla competizione che ha visto trionfare Matera, hanno permesso di attivare percorsi partecipativi e risorse umane capaci di mobilitare la cittadinanza a ripensare e immaginare Ravenna ancora una volta capitale. Il percorso è stato importante quanto la meta stessa e la città, oggi, ha bisogno di recuperare quel capitale umano per ritrovare slancio e guardare ai prossimi anni come quelli della svolta.

 

La crisi, il passaggio generazionale e le eredità territoriali

La crisi è arrivata, con la sua onda lunga, anche in questa parte di Romagna per settori cruciali dell’economia ravennate, come l’agricoltura, la chimica e soprattutto l’edilizia, che sta pagando il prezzo maggiore con la chiusura di imprese storiche, attive in ambito locale ma anche nazionale, e la perdita di numerosi posti di lavoro (-3.267 in tutta la provincia nel periodo 2014-15, secondo dati della locale Cassa Edile). In controtendenza i flussi turistici che, nei primi otto mesi del 2016, hanno registrato un timido aumento (+2,63% di arrivi, +5,43% di presenze, secondo dati dell’Assessorato al Turismo). Questo scarto, unito al netto calo degli oneri di urbanizzazione, rappresenta probabilmente il segnale del cambiamento. Il settore delle costruzioni che aveva sopperito al crollo del comparto chimico degli anni novanta, conseguente alla crisi del Gruppo Ferruzzi seguita alla parabola di Raul Gardini, divenendo strumento di un secondo boom dell’edilizia, cede il passo a un particolare segmento della ricettività della riviera romagnola: il turismo culturale.

Questa chiave di lettura darà certamente la cornice strategica entro la quale dovrà muoversi la nuova amministrazione comunale. Le elezioni dello scorso giugno, pur confermando la maggioranza di centrosinistra, hanno comunque segnato un passaggio generazionale, rappresentato da un sindaco giovane (Michele De Pascale, classe 1985).

La gestione di una città estesa come Ravenna – dopo Roma, la seconda più grande d’Italia per superficie territoriale – passa anche per limiti strutturali storici, tra cui il primo è l’isolamento dalle principali vie di comunicazione terrestri. Il decentramento di Ravenna rispetto alla via Emilia ne ha limitato la dinamicità, costringendo a puntare sempre di più sul proprio porto-canale, lungo 10 km, attorno al quale si è sviluppata un’economia legata principalmente alla chimica e alla logistica. Per questa ragione la città nel recente passato ha considerato come prioritarie due opere infrastrutturali di ampio respiro (per iter autorizzativo, complessità esecutiva e costo degli interventi) riguardanti l’approfondimento dei fondali del porto per consentire il transito di navi e carichi maggiori e la realizzazione della E55, adeguamento e prolungamento dell’esistente E45, per collegare Orte con Venezia, passando proprio da Ravenna. I due progetti, la cui realizzazione risulta necessaria per ricalibrare il peso competitivo della città nello scenario dell’alto Adriatico, hanno subito brusche e inattese frenate, rimaneggiamenti e declassamenti nella programmazione delle infrastrutture nazionali e, al momento, risultano fermi sulla carta.

 

Le politiche urbane

Ravenna vanta un rapporto “speciale” con la pianificazione urbanistica; è stata infatti una delle primissime città a dotarsi, dopo la promulgazione della Legge urbanistica del 1942, di un Piano regolatore generale, disatteso a causa delle vicende belliche. Tuttavia quello stesso piano (con le profonde considerazioni del suo progettista, l’architetto Domenico Filippone) servì da cornice per il Piano di ricostruzione (1946). Dal PRG del primo boom edilizio, firmato da Ludovico Quaroni (1962-66), la città aggiorna la propria strumentazione urbanistica con cadenza decennale (1973-83-93), fino alla dotazione programmatica prevista dalla Legge Regionale n. 20/2000, che ha visto Ravenna tra le prime a dotarsi, nel 2007, del Piano strutturale comunale (PSC) attualmente vigente, e di tutta la strumentazione di dettaglio da esso derivante (dal Regolamento urbanistico ed edilizio fino ai Piani operativi generali e tematici).

Uno dei fili conduttori che lega i diversi piani è quello della continuità di molte scelte strutturali, come ad esempio la tutela e la valorizzazione ambientale delle aree perimetrali al centro urbano nelle quali, attraverso diversi meccanismi incentivanti e premiali diretti ai proprietari privati, si sono “trasferite” le potenzialità edificatorie dei terreni della “cintura verde” in aree già consolidate da riqualificare, al fine di preservare la destinazione a verde pubblico di una profonda fascia territoriale di “margine” rispetto al vasto territorio rurale.

Oggi, in attesa della modifica della legge regionale, la cui applicazione ha spesso generato piani a cascata con prescrizioni ridondanti, le politiche di programmazione territoriale guardano alla riqualificazione e alla rigenerazione urbana per la “riappropriazione” di ampie zone della città “smembrate”, nel corso degli anni, da interventi slegati tra loro. In quest’ottica l’impiego di strumentazione di tipo strategico, in affiancamento alla pianificazione normata potrebbe risultare efficace per la flessibilità dei processi, l’allargamento della base decisionale, l’approccio multidisciplinare.

 

La città che cambia

In questo contesto normativo, la città prova lentamente a cambiare e lo fa attraverso l’attivazione di nuovi spazi di socializzazione e per la cultura e la riqualificazione del costruito, anche in direzione della sicurezza del territorio, come suggerisce un recente bando regionale (fondo di circa 2 milioni per la sola Ravenna) per opere finalizzate alla prevenzione del rischio sismico su edifici privati a destinazione prevalentemente residenziale, mentre quattro importanti opere pubbliche sono in fase di cantiere.

La riqualificazione di Piazza Kennedy, frutto di un concorso di idee trasformate in progetto dell’Ufficio tecnico comunale, ha l’obiettivo di recuperare una vasta platea urbana, fino allo scorso anno tra i principali parcheggi a servizio del centro storico. Le opere della durata di un anno si stanno prolungando a causa della presenza, nota, di reperti archeologici nel sottosuolo, mentre l’apertura del cantiere ha già avuto come conseguenza il reperimento di un adeguato numero di posti auto sostitutivi, ancora in fase di completamento.

La riqualificazione del Mercato coperto, ad opera di un marchio della grande distribuzione (investimento di circa 7 milioni e gestione diretta per i prossimi 30 anni) arricchirà l’offerta ricettiva, anche in termini di orari di fruizione, di uno tra i più importanti incroci tra gli itinerari turistici del centro storico.

Nell’ottica del completamento delle dotazioni territoriali va segnalato il nuovo polo uffici comunali e sede ARPA, progettato da Behnisch Architekten (Stoccarda) e Politecnica Ingegneria e Architettura (Modena): in corso di realizzazione, prevede due nuovi corpi di fabbrica su una superficie complessiva di 10.900 mq (investimento di 21 milioni e fine lavori prevista nel 2018) nei quali, tra waterwall, tetti giardino e un parco pubblico, dovrebbe prevalere la percezione di “cittadella verde” in un’area già densamente attrezzata.

L’opera più importante è sicuramente il Museo archeologico e del territorio (20.000 mq tra sale espositive, laboratori, magazzini e parco esterno) previsto all’interno dell’area e dei fabbricati restaurati dell’ex Zuccherificio di Classe che rappresenterà, insieme all’antico porto augusteo e alla Basilica di Sant’Apollinare, il più importante polo culturale della città (previsti 75-80.000 visitatori all’anno). Si tratta di un intervento che ha scatenato non poche polemiche a causa dei ritardi nell’esecuzione delle opere (inizio dei lavori nel 2002 e termine previsto nel 2004) e del costo complessivo (oltre 22 milioni, suddivisi tra Comune, Cassa di Risparmio di Ravenna, UE e Regione Emilia-Romagna). Assegnata di recente la gara per l’allestimento, si prevede l’inaugurazione nel 2018.

(1_continua)

 

Immagine di copertina: render del nuovo polo degli uffici comunali e dell’Arpa

 

Per_approfondire

Parte 2Ritratti di città. Per Ravenna la rigenerazione deve passare anche dall’acqua, di Domenico Mollura


Pin It

One Response to Ritratti di città. Ravenna cambia puntando sulla cultura