Carlos Martí Arís (1948-2020)

by • 12 Maggio 2020 • Professione e Formazione1345

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Docente, progettista e teorico catalano, seppe incarnare l’essenza del magister

 

Carlos Martí Arís fonda nel 1972 la rivista «2C Costrucción de la Ciudad», nel 1990 pubblica in Italia Le variazioni dell’identità, nel 2002 apre alla relazione con le arti in Silenzi eloquenti e nel 2008 consolida il suo pensiero teorico in La cèntina e l’arco, dove così conclude il testo introduttivo: «Se ho imparato qualcosa dopo tanti anni dedicati a questi temi è che qualsiasi tentativo di costruzione teorica nel nostro ambito deve, fin dall’inizio, assumere un ruolo ausiliario, una condizione secondaria, subordinata alle opere. […] È come la cèntina che rende possibile la costruzione dell’arco: una volta compiuta la sua missione, scompare e non rientra nella percezione che abbiamo dell’opera finita, ma sappiamo che è stato un passaggio obbligato e imprescindibile, un elemento necessario a erigere quello che ora vediamo e ammiriamo».

Ora che è scomparso ci rendiamo conto che potremmo dire lo stesso del suo ruolo nella nostra formazione, attraverso la struttura che ha dato al nostro lavoro, così come della fortuna che i suoi testi continuano ad avere presso gli studenti. L’importanza della sua lettura critica dell’architettura in relazione alle altre arti e del suo ruolo nella didattica gli è stata riconosciuta nel 2014 dalla ETSA di Barcellona con il titolo di Magister Honoris Causa. Qualche nota per quel riconoscimento.

Magister, Mestre, in catalano, maestro d’opera. La ricerca collettiva del Gruppo 2C sulla Barcellona di Ildefonso Cerdá riscopre l’adesione al piano di ampliamento della città dei maestri costruttori, che si contrappongono al formalismo degli architetti eclettici che lo criticavano, per guadagnare nell’anonimato la storia della città. Lavoro collettivo e anonimato, temi che attraversano anche Le forme della residenza nella città moderna, del 1991, in cui viene sviluppato il nesso tra città moderna e tradizione urbana.

Magister ut supra, Mag.ut, in latino, magütt, in milanese, muratore. Una stretta relazione lo lega al gruppo dei milanesi, muratori che parlano il latino, dalle prime monografie su Aldo Rossi e Giorgio Grassi, fino a Le variazioni dell’identità, l’avanzamento più sofisticato degli studi sulla tipologia. Forse che svincolare il tipo dalla morfologia non sia stato il suo colpo di genio e la concreta possibilità di farlo continuare a vivere nel progetto d’architettura?

Magister, maestro è, nel cinema, il regista. Quanti programmi di Aula de cine sono stati montati da Martí Arís? Il cinema è analizzato per la composizione e il montaggio, come le analisi della luce in Dreyer, o le trame di Hitchcock, ma soprattutto per affinare il punto di vista. Le meticolose descrizioni dei piani sequenza vuoti di Ozu, troveranno la loro famiglia spirituale con Borges, Mies, Rothko e Oteiza nella poetica del vuoto espressa dai Silenzi eloquenti.

Magister, maestro, direttore della ricerca sull’architettura spagnola degli anni ’50 in cui m’incorporò con generosità per rendere omaggio al loro maestro, Josep Maria Sostres. In uno dei primi incontri, con il suo sorriso ironico, mi mostrò l’equilibrio delle masse nel Gobierno civil di Alejandro de la Sota: usava un’opera, un autore, per esporre un tema denso quale costruzione e rappresentazione; ne La cèntina e l’arco, questo sarà il suo modo di usare i maestri e la storia. Penso che non ci sia mai stato un incontro in cui non si sia discusso insieme un sommario, fosse questo il programma di un seminario, la traccia di una lezione, l’articolazione di un libro. Usava gli indici come progetti: sempre attivi, sempre in movimento, sempre da discutere con gli altri.

Magister, in musica il compositore si chiama maestro. Ognuno di noi dovrebbe essere riconoscente a chi gli insegna ad ascoltare Bach. Distinguere note e sviluppi è un esercizio imprescindibile per chi vuole progettare o insegnare le proporzioni, le densità e i ritmi. In una delle miniature dell’Anonimo, il suo ultimo testo incompiuto, Martí Arís sottolinea il paradosso tra l’oggettività dell’opera di Bach e la soggettività del suo canonico interprete, Glenn Gould. Così c’insegnava ad essere Carlos, non solo capaci di ascoltare e vedere con curiosità e ironia, ma anche di essere interpreti in prima persona delle possibili variazioni di quel sistema complesso di rapporti raffinati che è l’architettura.

 

Immagine di copertina: Carlos Martí Arís in casa Matacas, un suo progetto con Antonio Armesto (Foto di Fabio Licitra)

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