Il paesaggio fotografato: tra prossimità e distanza, tra analogico e virtuale

by • 24 Marzo 2020 • Reviews1658

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Esito di ricerche artistiche, due libri fotografici indagano le modalità con cui abitiamo i paesaggi contemporanei

 

In questo momento particolare, in cui il mondo è sospeso in una quarantena di cui sfumano i contorni, pare interessante soffermarsi sulle due modalità con cui, tutti noi, più o meno consapevolmente, viviamo in questi giorni il paesaggio: fotografandolo dalle nostre finestre e mettendolo in rete sui nostri profili social o percorrendolo nella sua dimensione virtuale.

Quale sia – ancora – il senso del fotografare il paesaggio lo raccontano infatti due recenti ricerche artistiche, condotte con approcci differenti. Una presuppone il forte coinvolgimento della collettività usata come medium, come vero e proprio strumento di ripresa, per la raccolta d’istantanee sul paesaggio lombardo. Una seconda si allontana dal fattore umano nella sua dimensione collettiva per presentare le città del XXI secolo attraverso un’inedita visione aerea, del tutto virtuale, affidata a un unico soggetto che gioca il ruolo di master in un racconto dalla dimensione globale.

Il primo libro – Saintscapes – racconta il paesaggio lombardo attraverso lo sguardo dei santi, con una selezione d’immagini raccolte per il progetto di fotografia partecipata “Tra cielo e terra”, promosso dal Museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo. Da una ricerca dell’artista Claudio Beorchia, il lavoro collettivo ha invitato tutti gli abitanti della Lombardia a osservare e fotografare il paesaggio dal punto di vista dei santi che sui quei territori vigilano da tempo nelle edicole votive. Grazie all’attivazione di 9 poli culturali che hanno consentito di raggiungere in maniera capillare l’intero territorio regionale, oltre 200 persone hanno risposto caricando sulla piattaforma ideata e gestita da Fondazione rete civica di Milano (tracieloeterra.opendcn.org) circa tremila fotografie delle città di provenienza o dei luoghi che hanno visitato. Con questo materiale, il Museo ha realizzato una pubblicazione che cita le più classiche tra le edizioni – messale, guida Touring Club Italiano, dizionario – riproponendo in 700 pagine quasi mille immagini, tra tavole a colori stampate a tutta pagina e miniature in bianco e nero. Corredato da un indice generale che riporta i dati delle 2.911 edicole fotografate, il volume presenta testi della presidente del Museo Giovanna Calvenzi, di Claudio Beorchia e Matteo Balduzzi, oltre a contributi critici di don Umberto Bordoni, responsabile della committenza artistica per l’Arcidiocesi di Milano, e di Paolo Bossi, docente di Storia dell’architettura al Politecnico di Milano.

Il progetto Planet Earth: 21st Century dell’artista Daniela Comani, invece, ha origine dal materiale visivo raccolto attraverso Apple Maps Flyover e Google Earth Virtual Reality, applicazioni che consentono di sorvolare le città e di muoversi attorno agli edifici resi tridimensionali. Tra il 2015 e il 2019 Comani ha attraversato virtualmente decine di città, ottenendo numerose immagini che poi ha virato in cartoline in bianco e nero. Il libro raccoglie il “bottino” del suo viaggio virtuale: 360 vedute di monumenti, edifici e strade da tutto il mondo presentati in 768 pagine, con un’introduzione della stessa artista e un testo di Vera Tollmann. Planet Earth: 21st Century ricostruisce la geografia del mondo nell’epoca dell’Antropocene e si concentra sull’interazione tra la percezione umana, i paesaggi urbani e la tecnologia del XXI secolo. L’iconografia proposta dall’artista è quella mutuata dalla cartolina, mezzo di comunicazione di massa che ha visto agli inizi del Novecento la sua epoca d’oro, in contemporanea alla nascita della fotografia aerea, che permetteva approcci visivi innovativi. Comani si concentra sulle città e sui monumenti di tutto il pianeta, trasforma le città in realtà virtuali, con punti di vista spesso impossibili, ma le pensa per un formato cartolina – è così che infatti le presenta nelle esposizioni che raccontano il progetto – che riporta il tutto nel campo analogico. (Nell’immagine di copertina, il Flatiron Building a New York e la Torre Velasca a Milano).

La tensione fra mondo analogico – materiale, reale – e mondo virtuale è l’elemento che accomuna questi due progetti, così differenti fra loro sia nell’approccio utilizzato che nella dimensione del campo di ricerca. Mentre il primo rimane fortemente ancorato al paesaggio reale e si affida alla tecnologia per mettere a disposizione gli strumenti partecipativi che consentono una coralità di presentazione della ricognizione fotografica, il secondo indaga, invece, l’immagine virtuale del paesaggio, isolandone riferimenti iconici attraverso prelievi oculatamente scelti.

 

Saintscapes. Paesaggi di Lombardia, di Claudio Beorchia, a cura di Matteo Balduzzi, Viaindustriae, 2019, 700 pagine, € 35

 

 

 

 

 

 

Planet Earth: 21st Century, di Daniela Comani, Humbolt Books, 2019, 768 pagine, € 26

 

 

 

 

 

Per chi volesse viaggiare tra i paesaggi digitali, segnaliamo, oltre alle applicazioni utilizzate da Daniela Comani, i seguenti siti:
360cities.net/map
gigapan.com/
historypin.org/en/

Mentre per chi volesse partecipare attivamente alla costruzione del paesaggio di questi giorni sospesi segnaliamo:
lakecomofilmfestival.com/realwindows/
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