Manuel Pauli, August Volland, Eva Pauli, Villaggio vacanze "I Grappoli", Sessa,1960 (©Roberto Conte, courtesy TAM)
Percorso parallelo alla mostra (aperto fino al 20 dicembre) al Teatro dell’architettura Mendrisio, dell’Università della Svizzera italiana. Una collana focalizza gli aspetti tecnologici di 12 progetti esemplari: l’edizione più recente dedicata ad un villaggio turistico progettato, 70 anni fa, da Manuel Pauli, August Volland con Eva Pauli Barna. Mercoledì 14 ottobre la presentazione
MENDRISIO (Svizzera). Tra le mostre organizzate al Teatro dell’architettura di Mendrisio, con la direzione di Marco Della Torre e visitabili fino a dicembre, una racconta l’architettura del Novecento ticinese. Lo fa con un taglio particolare, focalizzando gli aspetti tecnologici e costruttivi. Elementi tecnici e linguistici attraverso i quali è possibile rileggere uno straordinario patrimonio architettonico. Esposto (con disegni, fotografie e modelli) nelle sale del Teatro, raccontato attraverso una serie di pubblicazioni (siamo al numero 12), curate da Franz Graf e Britta Buzzi Huppert. Mercoledì 14 ottobre, al TAM nel tardo pomeriggio con entrata libera, la presentazione pubblica del volume dedicato al Villaggio turistico “I Grappoli”.
MENDRISIO (Svizzera). La mostra al primo piano del Teatro dell’architettura di Mendrisio, nella Svizzera italiana, rilegge oltre 50 anni di architettura ticinese attraverso 100 edifici, analizzati in relazione a materialità, tecniche costruttive e sistemi strutturali, quali strumenti di interpretazione della tettonica e della poetica architettonica.
In una sezione dello spazio espositivo, sulla parete ricurva, sono stati montati 12 monitor in sequenza, che animano e mettono a confronto e in movimento 12 edifici, tra i 12 selezionati, catalogati nello specifico per le notevoli tipologie costruttive. Essi costituiscono tra altri un patrimonio architettonico e culturale che ha marcato il tessuto urbano e territoriale della Svizzera italiana. Ogni filmato che gira sui monitor è composto con il materiale iconografico proveniente dalle singole pubblicazioni della collana “Edifici del XX secolo in Cantone Ticino. Architettura, costruzione, tutela” edita da Mendrisio Academy Press e curata da Franz Graf e Britta Buzzi-Huppert.
Diari di cantiere
La collana esiste dal 2013, analizza nello specifico alcuni edifici del patrimonio del Moderno ticinese, ne indaga la materialità, le tecniche costruttive e le strategie di conservazione del Moderno. Ogni anno accademico i docenti del Corso “Sistemi e processi della costruzione”, insieme a Franz Graf, lavorano su casi studio appositamente selezionati sul territorio della Svizzera italiana; a stretto contatto con gli studenti viene applicato un processo rigoroso di smontaggio e ricostruzione al pari di una dissezione anatomica per un confronto diretto con la materia di cui sono costruiti.
Il rapporto fisico con l’edificio trova ulteriore approfondimento nella ricerca bibliografica e d’archivio, evidenziando il ruolo fondamentale degli archivi quali luoghi privilegiati di conoscenza e documentazione. Poter reperire, leggere e comprendere disegni esecutivi prodotti direttamente dalla mano dell’architetto e dai suoi collaboratori, nonché visionare fotografie di cantiere è un momento cruciale nella comprensione delle reali modalità costruttive, di saperi pratici e regionali.
Questo lavoro meticoloso porta spesso a ritrovare fonti di preziose informazioni come un diario di cantiere, una testimonianza viva, un particolare brevetto o materiale, per cui la ricerca si amplifica oltre alle peculiarità architettoniche e costruttive, e porta alla luce microstorie di uno specifico contesto culturale e temporale al sud delle Alpi. L’essenza di questa ricerca è documentata nei singoli quaderni, dei quali sono stati pubblicate finora 12 edizioni, consultabili in mostra insieme ai rispettivi filmati.
Un (ampio) patrimonio, moderno e vernacolare
Il quaderno non si configura soltanto come uno strumento didattico. La divulgazione del materiale raccolto in ambito accademico ambisce infatti a raggiungere un pubblico più ampio, oltre i confini universitari, proponendosi come contributo alla memoria e alla riscoperta dei segni lasciati dagli architetti nel paesaggio ticinese della seconda metà del Novecento.
Un patrimonio che merita oggi una rinnovata attenzione, sia in termini di tutela sia di valorizzazione. Si tratta, inoltre, di un tema di grande attualità nel dibattito sulla conservazione dell’architettura moderna. Molti degli edifici oggetto di studio saranno infatti interessati, nel prossimo futuro, da interventi di risanamento e restauro. In questo senso, la pubblicazione intende offrire anche uno stimolo alla sensibilizzazione degli operatori del settore – proprietari, architetti e costruttori – affinché tali interventi avvengano nel rispetto della ricerca architettonica e costruttiva sviluppata oltre mezzo secolo fa, contribuendo così al rafforzamento del patrimonio architettonico e culturale collettivo.
Un’altra intenzione dei curatori è quella di promuovere la cultura del materiale costruito nella Svizzera italiana e la sua evoluzione storica. Fino alla Seconda guerra mondiale, nel Cantone Ticino la disponibilità di materiali da costruzione rimase relativamente limitata e il loro approvvigionamento si basò prevalentemente sulle risorse reperibili a livello locale, quali la pietra, il legno, l’argilla e la calce.
Un ulteriore fattore di rilievo nell’evoluzione delle scelte materiche e delle pratiche costruttive fu costituito dalla formazione degli architetti progettisti, che fino agli anni Quaranta del Novecento si svolse principalmente in Italia, e in particolare a Roma. Tale formazione, inserita in una consolidata tradizione culturale e architettonica, contribuì a definire un primo significativo orizzonte di riferimento per la cultura progettuale ticinese.
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, le possibilità di formazione oltre confine subirono tuttavia una progressiva ridefinizione, orientando gli aspiranti architetti ticinesi verso istituzioni accademiche svizzere situate a nord delle Alpi, tra cui il Politecnico di Zurigo. L’ampliamento di questi percorsi formativi favorì così l’introduzione e la circolazione, nel contesto ticinese – storicamente caratterizzato da una posizione di cerniera tra l’Europa settentrionale e quella meridionale – di nuovi orientamenti progettuali, tecnologie costruttive e riferimenti di matrice internazionale, che si affiancarono e si intrecciarono con il patrimonio vernacolare e le conoscenze maturate nella tradizione formativa italiana.
Le 12 pubblicazioni
Gli edifici trattati nei quaderni non hanno una sequenza cronologica, sono stati reperiti piuttosto per la rilevanza delle tecniche costruttive e la qualità architettonica; qui di seguito passiamo in rassegna le singole pubblicazioni per elencare brevemente le particolarità costruttive.
Quaderno 1
2013 | Deposito Avegno, 1953-1955, Rino Tami | 44 pagine
Unico impiego in Ticino di sistema di rivestimento di facciata e del tetto in Fural su struttura lignea, un innovativo involucro risalente gli anni Cinquanta, realizzato in lamiera e caratterizzato da un meccanismo a cerniera brevettato dall’architetto svizzero Josef Furrer (1910-1976). Il brevetto conobbe un’ampia diffusione negli Stati Uniti, dove fu largamente impiegato come rivestimento per le abitazioni realizzate secondo il sistema costruttivo del balloon frame.
Quaderno 2
2014 | Biblioteca Cantonale, 1939-1941, Carlo e Rino Tami | 48 pagine
Uno dei primi edifici pubblici costruito in calcestruzzo armato faccia a vista nella Svizzera italiana secondo i canoni del Neues Bauen. Sistema di riscaldamento a soffitto radiante che permette di riscaldare o raffrescare gli ambienti a dipendenza della stagione per il confort della lettura. Sistema Crittall-Sulzer per irraggiamento della società Gebrüder Sulzer di Winterthur. Tubi in acciaio annegati in una piastra di calcestruzzo appesa al soffitto.
Quaderno 3
2015 | Villa Gerosa, 1967-1971, Tita Carloni | 48 pagine
La villa si ispira alla Wingspread House di Frank Lloyd Wright, reinterpretandone la configurazione in una scala maggiore. Lo spazio centrale, articolato attorno al camino, richiama la struttura di un wigwam, da cui si dipartono quattro ali asimmetriche. La struttura metallica è completata da un rivestimento in mattoni faccia a vista.
Quaderno 4
2016 | Albergo Arizona, 1955-1957, Tita Carloni con Luigi Camenisch | 48 pagine
Opera prima caratterizzata da una geometria complessa e da una maglia esagonale con struttura portante in calcestruzzo. L’esaustivo libro di cantiere documenta le fasi della realizzazione e le successive ipotesi di riuso, che prevedono quattro appartamenti per piano. Purtroppo, la volumetria originaria è stata successivamente alterata a seguito di interventi riconducibili a una speculazione edilizia.
Quaderno 5
2016 | Centrale idroelettrica Nuova Biaschina, 1962-1967, Jäggli – Lombardi -Gellera | 56 pagine
Edificio riconducibile alla stagione dei grandi interventi infrastrutturali realizzati nella Svizzera italiana negli anni Sessanta. È caratterizzato da una sottile volta parabolica in calcestruzzo, destinata alla protezione delle turbine, con uno spessore variabile da 6 cm in sommità a 12 cm alla base, impostata su un imponente basamento in calcestruzzo e irrigidita da sei archi disposti sull’estradosso.
Quaderno 6
2017 | Cinema Teatro Blenio, 1956-1958, Giampiero Mina | 56 pagine
L’edificio, situato in una valle alpina della Svizzera italiana, nasce dalla volontà del parroco Don Dante Donati di offrire spazi ricreativi agli operai impegnati nella costruzione delle dighe. La configurazione architettonica evidenzia chiari riferimenti alla ricerca di Alvar Aalto, presso il cui studio Mina aveva maturato esperienza professionale. La struttura lignea è realizzata mediante il reimpiego di elementi provenienti da un ponte provvisorio sul fiume Brenno, secondo un principio di recupero e valorizzazione della materia esistente.
Quaderno 7
2018 | Arsenale militare Biasca, 1940-1942, Antonini-Broggini-Brunoni-Ferrini-Fischer-Jäggli-Marazzi-Roelly-Tami | 60 pagine
Costruito nel corso della Seconda guerra mondiale, l’edificio fu progettato da un consorzio composto dai più autorevoli architetti ticinesi dell’epoca. La realizzazione fu fortemente condizionata dal contingentamento del ferro e dalla conseguente necessità di limitare al minimo l’impiego del calcestruzzo. In tale contesto, i principali materiali da costruzione furono la pietra e il legno, reperiti direttamente in loco, in un’ottica di razionalizzazione delle risorse e di valorizzazione dei materiali disponibili sul territorio, una sorta di reinvenzione del vernacolare. Travi reticolari in legno multiple ispirate ai ponti del genio militare.
Quaderno 8
2019 | Scuola media Losone, 1972-1974, Livio Vacchini con Aurelio Galfetti | 64 pagine
I requisiti costruttivi definiti dal Cantone Ticino nell’ambito della riforma scolastica si fondavano sui principi di qualità, economicità e rapidità di realizzazione. In tale contesto, il ricorso alla prefabbricazione e l’impiego di travi in acciaio normalizzate di tipo INP, valorizzate mediante l’applicazione di una vernice bicomponente di colore rosso, contribuirono alla definizione della struttura portante. Tali scelte costruttive si tradussero inoltre in una significativa complessità della configurazione spaziale dell’edificio.
Quaderno 9
2020 | Case Terenzio, 1969-1971, Roberto Bianconi | 64 pagine
Gli appartamenti a pigione moderata si distinguono per l’involucro in laterizio, associato a uno dei primi sistemi di isolamento termico a cappotto esterno in Canton Ticino. Serramenti e tapparelle in legno, grandi e luminose verande con telai in alluminio e un marcato uso del colore definiscono l’identità dell’edificio, conferendo valore espressivo all’architettura attraverso un mezzo economicamente accessibile.
Quaderno 10
2023 | Casa Valleggione, 1965-1969, Peppo Brivio | 64 pagine
L’abitazione è costituita dall’aggregazione di rigorosi volumi geometrici autonomi in calcestruzzo armato, disposti attorno a un nucleo centrale. Sebbene concepita secondo un principio di prefabbricazione, mediante l’impiego di elementi normalizzati quali colonne, architravi e pareti, la costruzione fu successivamente realizzata in calcestruzzo armato gettato in opera. I serramenti e gli scuri sono in legno. Il progetto evidenzia riferimenti alla ricerca architettonica di Louis Kahn e Frank Lloyd Wright, nonché alla composizione spaziale della Villa imperiale di Katsura.
Quaderno 11
2024 | Casa a Ligornetto, 1975-1976, Mario Botta | 64 pagine
L’edificio si configura come un volume compatto a pianta parallelepipeda, caratterizzato dalla presenza di un’ampia loggia interna. Realizzato in doppia muratura di mattoni BKS, presenta una finitura esterna articolata in corsi alternati di colore grigio e rosa, mentre le superfici interne sono tinteggiate di bianco. I serramenti sono in ferro. L’edificio si configura inoltre come un “muro abitato”, elemento di mediazione e di delimitazione tra la zona edificabile e il paesaggio agricolo circostante. Il nostro articolo dedicato.
Quaderno 12
2026 | Villaggio vacanze I Grappoli, 1957-1960, Manuel Pauli, August Volland con Eva Pauli Barna | 64 pagine | 48 €
Pubblicazione realizzata in concomitanza con la mostra, il progetto rappresenta una delle prime opere degli architetti, sviluppata a seguito di un concorso, e si inserisce tra i primi villaggi turistici della Svizzera italiana. La committenza, rappresentata dal Sindacato dei servizi pubblici della città di Zurigo, richiedeva una costruzione economicamente sostenibile. La scelta dei materiali – mattoni in argilla, intonaco minerale, legno di castagno e coppi in laterizio – richiama i caratteri della tradizione vernacolare del Ticino meridionale. Un ruolo significativo è inoltre attribuito all’uso del colore sulle facciate, sviluppato in collaborazione con l’artista Eva Pauli Barna.
I 12 quaderni sono caratterizzati da un articolato apparato iconografico, comprendente riproduzioni di disegni originali, fotografie di cantiere e immagini risalenti alla conclusione dei lavori, nonché elaborati grafici e modelli realizzati dagli studenti. La cura editoriale si riflette anche nelle sovraccoperte, cromaticamente differenziate e specificamente dedicate a ciascun edificio. Ogni volume include inoltre una tavola in formato A0, ripiegata e contenente dettagli costruttivi in scala 1:20 elaborati dagli studenti del corso “Sistemi e processi della costruzione”.
Il progetto editoriale è stato sviluppato in collaborazione con il grafico Nicola Piffaretti di Nomadesigners, da anni impegnato al fianco dell’attività di ricerca. Le fotografie contemporanee, realizzate da Enrico Cano e Roberto Conte, permettono di instaurare un confronto diacronico tra lo stato attuale e la documentazione storica degli edifici analizzati.
I quaderni sono disponibili per l’acquisto presso l’ingresso del museo TAM oppure a questo link.

Questo articolo è redatto e pubblicato nell’ambito di una collaborazione, coordinata da Marco Della Torre, tra ilgiornaledellarchitettura.com e l’Accademia di architettura – Università della Svizzera italiana. L’obiettivo è lo sviluppo di forme di comunicazione da parte di docenti e giovani ricercatrici e ricercatori attorno ai temi che costruiscono la cultura del progetto nelle realtà accademiche.
Gli eventi
“La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939-1996. Materialità e tettonica”
Mostra a cura di Franz Graf con Britta Buzzi, Carlo Dusi, Alessandro Bonizzoni e Sebastiano Verga
8 maggio – 20 dicembre 2026
Promossa dall’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana
Teatro dell’architettura, Mendrisio
Via Turconi 25, Mendrisio, Svizzera
Presentazione del Quaderno “Villaggio vacanze i Grappoli” e visita guidata alla mostra “La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939–1996. Materialità e tettonica”
Mercoledì 14 ottobre 2026, ore 18.30 | Teatro dell’architettura Mendrisio
A presentare il volume saranno Franz Graf e Britta Buzzi-Huppert, curatori della serie dei Quaderni e della mostra. Interverranno inoltre Cristiana Guerra (presidente del Consiglio di Fondazione Archivi Architetti Ticinesi) e Raffaella Macaluso (membro del Comitato direttivo della Fondazione) che porteranno una testimonianza sulla lunga collaborazione con l’area di Costruzione e Tecnologia e sul ruolo fondamentale degli archivi quali luoghi privilegiati di conoscenza e documentazione dell’architettura. A seguire, i due curatori accompagneranno il pubblico in una visita guidata alla mostra, approfondendo i temi e i casi studi presentati nel percorso espositivo.
Entrata libera | Iscrizione consigliata scrivendo a eventi.tam@usi.ch | Informazioni


































