Le opere di 5 architetti pittori in una mostra al Museo diocesano Francesco Gonzaga, visitabile fino a metà febbraio. Occasione di incontro tra arti e modalità espressive
Questo articolo è redatto e pubblicato nell’ambito di una collaborazione tra ilgiornaledellarchitettura.com e il Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano il cui obiettivo è lo sviluppo e la sperimentazione di forme di comunicazione nel campo dell’architettura e del progetto da parte di studentesse, studenti, neo-laureate/laureati e giovani ricercatrici e ricercatori.
MANTOVA. La mostra “Il Girotondo delle Muse” mette in scena tanto l’antico e vivo rapporto tra architettura e pittura, quanto la complessità con cui le due discipline si trovano continuamente in dialogo nella traduzione di linguaggi specifici, confrontabili e analoghi con la realtà del costruire e del costruito. Nello specifico l’esposizione accoglie gli esiti più interessanti e originali del contesto culturale milanese, catalizzando il dialogo e le riflessioni già esistenti sui distinti contesti italiani in cui la corrispondenza tra la ricerca personale dell’architettura e l’espressione artistica ha tentato di figurare i fatti.
La mostra è a cura di Alberto Bernardelli, libraio gallerista mantovano, e Massimo Ferrari, architetto e professore al Politecnico di Milano. Cinque sono gli architetti pittori invitati ad esporre il proprio lavoro e le proprie riflessioni dipinte attraverso le opere selezionate: Arduino Cantafora (Milano 1945), Giancarlo Consonni (Merate, 1943), Isabella Cuccato (Roncade, 1947), Alberto Ferlenga (Castiglione delle Stiviere, 1954) e Stefano Santi (Acquafredda, 1965).
Autori di formazione milanese
Il contributo critico di Giovanni Iacometti, Giorgio Cassani e Gianni Contessi – intervenuti all’inaugurazione lo scorso 23 gennaio – accompagna quello dei curatori ed è raccolto nel catalogo della mostra (Sometti edizioni). Propone puntuali riflessioni rispetto alla relazione tra gli architetti pittori esposti, grazie anche al ruolo di maestri come Aldo Rossi o alla eredità storica di Leon Battista Alberti, al carattere della pittura e al tema dell’architettura dipinta (o pittura di architettura) in un tentativo di comprensione ed interpretazione della relazione tra le due arti.
Il contributo, polifonico, celebra l’incessante ricerca nella relazione tra le discipline, nei contesti personali degli architetti pittori, tutti di formazione milanese, così come nelle connessioni più locali mantovane.
“Forse la verità dell’architettura, come già aveva affermato Ètienne Louis Boullèe a fine Settecento, non risiede integralmente nell’opera costruita o forse, addirittura non vi risiede affatto”. Gianni Contessi, nel catalogo della mostra.
Tecniche diverse, una riflessione profonda
La convinzione che il dialogo sull’architettura dipinta o l’architettura costruita può incontrarsi durante la formazione dei giovani architetti – oggi condizionati spesso a contemplare superficialmente la rappresentazione delle ricerche e delle idee in formati non manipolabili direttamente – si fonda, come menziona Cristiano Guernieri nella prefazione del catalogo, sulla constatazione che per chi pratica l’architettura e il disegno urbano, le arti figurative (e la pittura in particolare) offrano all’architetto uno spazio di riflessione in cui lo sguardo può rallentare e approfondire, contribuendo a una lettura più consapevole della realtà.
Allo stesso modo il contributo di Davide Del Curto, Prorettore del Polo di Mantova del Politecnico di Milano, rappresenta le due discipline (architettura e pittura) come due amiche giunte all’età della ragione. Una metafora capace di cogliere il senso dell’iniziativa della mostra che vuole riflettere sulle tangenze riferite ai concetti di spazio, luce e composizione.
Le tecniche e i mezzi con cui gli artisti in mostra rappresentano fisicamente il loro punto di vista si distinguono per eterogeneità: dalle incisioni all’acquaforte fino agli olii, dove Arduino Cantafora contraddice e supporta le sue tecniche precedenti e dove il realismo testimonia una particolare interpretazione del passato, fino ai collage di Giancarlo Consonni, percorso verso l’ignoto e senso di sorpresa che diventa un’avventura giocosa riferita alla composizione.
Gli oli su tela di Isabella Cuccato appaiono quasi come un assemblaggio di elementi che si fondono attraverso la maestria dall’artista. La tecnica mista di Alberto Ferlenga racconta il carico di interpretazioni dell’immaginazione, dando peso ai leggeri elementi materici come china, stilografica ed acquarello, percepibili quasi al tatto sulla carta da schizzo. Infine l’olio su tela di Stefano Santi si concentra sul taglio prospettico del quadrato che racchiude geometrie costruite.
“Nell’aderire/disvelare, il mezzo espressivo ha la sua parte. Si avvertono apparentemente con la musica e con la danza. Come gli strumenti musicali, per un verso, e il corpo, per un altro verso, anche penna, matita, pennarello, ecc. chiedono di essere ascoltati nelle loro potenzialità. Le quali si danno sempre in un rapporto concreto e peculiare con il supporto che accoglie il disegno”. Giancarlo Consonni, dal libro “Luoghi e paesaggi” 1961-2021, 2021.
Immagine di copertina: allestimento mostra “Il Girotondo delle Muse”, Museo Francesco Gonzaga, Mantova, 2026 (© Alba Britez)
“Il Girotondo delle Muse”
Museo diocesano Francesco Gonzaga, Sala delle Colonne, Mantova
23 gennaio – 15 febbraio 2026
A cura di. Alberto Bernardelli e Massimo Ferrari. Opere di Arduino Cantafora, Giancarlo Consonni, Isabella Cuccato, Alberto Ferlenga, Stefano Santi
La mostra è aperta al pubblico con ingresso libero fino al 15 febbraio 2026 nelle giornate di venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18 o su appuntamento per piccoli gruppi. Il catalogo è disponibile in mostra.































