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Lucia Pierro e Marco ScarpinatoScritto da: Città e Territorio Mosaico Patrimonio

Niscemi: quando frana una città

Niscemi: quando frana una città
Cronaca, storia e prospettive di un evento drammatico. Simbolo della fragilità del territorio siciliano alle prese con gli effetti del cambiamento climatico, il dissesto pone questioni nodali in merito al futuro del patrimonio costruito

 

NISCEMI (Caltanissetta). Il 25 gennaio 2026, una gravissima frana, ancora in evoluzione, ha sconvolto la città di Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Con circa 30.000 abitanti, il centro urbano si trova a 22 chilometri da Gela e a 100 chilometri da Catania. La città sorge su un altopiano che segna il margine della piana di Gela. È qui che una solida vocazione agricola ha progressivamente sostituito il sogno del petrolio che, negli anni Sessanta, faceva sperare in una fiorente attività industriale estrattiva mai decollata. Così, mentre la prospettiva di un grande sviluppo industriale non ha mai preso piede, le coltivazioni agricole hanno progressivamente definito l’identità di questa piana, divenendo l’anima produttiva di quest’area.

La frana ha avuto un impatto devastante su una vasta porzione della città, coinvolgendo quartieri residenziali, strade e l’area del Belvedere rivolta verso la piana di Gela ed oggi definitivamente cancellata dal dissesto. L’intero costone su cui poggia il centro abitato sta lentamente collassando verso valle, mettendo a rischio non solo le abitazioni, ma anche la storia e l’architettura urbana. Vicoli, piazze e chiese settecentesche rischiano di non essere più recuperabili.

Il numero degli sfollati continua ad aumentare: circa 1.500 persone sono già state evacuate e costrette ad abbandonare abitazioni, uffici e attività commerciali situati all’interno della zona rossa, dove non sarà più possibile fare ritorno. Quanto sta accadendo non è soltanto un disastro geologico, ma la perdita irreversibile di un frammento di città dalle radici profonde, fatta di storie, architetture e memoria collettiva. La frana diventa così il simbolo tangibile della fragilità del territorio e dell’urgenza di un’urbanistica più consapevole, capace di tutelare il patrimonio storico e culturale delle comunità.

Le abitazioni affacciate sul coronamento della frana non potranno più essere abitate e non sarà possibile rientrarvi nemmeno per recuperare gli effetti personali. Occorrerà quindi definire un piano di delocalizzazione definitiva per le persone che vivevano in queste aree ed è già in corso un censimento degli abitanti che dovranno essere sostenuti nelle successive fasi dell’emergenza.

La zona rossa è attualmente interdetta anche ai vigili del fuoco e alla polizia municipale, e per potervi accedere sarà necessario attendere la conclusione del deflusso delle acque. In questa fase non è quindi ancora possibile procedere alla stima dei danni, poiché le condizioni di sicurezza non consentono l’accesso alle aree maggiormente compromesse. Quando le condizioni di agibilità lo permetteranno, sarà avviato un approfondimento specifico volto anche a verificare l’eventuale presenza di abusi edilizi sugli edifici coinvolti. Molti di essi risultano tuttavia realizzati in epoca antecedente al 1977, periodo in cui non era ancora in vigore un regime di concessioni edilizie, e pertanto non dovrebbero presentare situazioni di irregolarità.

 

Precedenti storici e fragilità urbana

Il fronte della frana si estende per circa 4 chilometri. In un primo momento, le pareti della collina si sono spostate di 7–15 metri; dopo 24 ore, la situazione è ulteriormente peggiorata, con un nuovo scivolamento che ha aumentato il cedimento fino a 30–45 metri. In più punti gli edifici sono rimasti sospesi sul ciglio della frana, mentre l’ampliamento della zona rossa, passata da 100 a 150 metri, ha imposto nuove evacuazioni.

Il crollo ha reso inaccessibili molte abitazioni e ha isolato interi quartieri come Belvedere, San Giuseppe e Villaggio Santa Barbara. Tre delle 4 principali arterie di collegamento con il territorio circostante (SP10, SP11 e SP12) risultano compromesse, lasciando un solo accesso percorribile. A questo si aggiungono i disagi causati dalla chiusura delle scuole e dell’ospedale, situati in aree a rischio di ulteriori frane.

Niscemi non è nuova a eventi franosi. Già nel Settecento, l’archeologo e naturalista Saverio Landolina Nava aveva infatti documentato i fenomeni di dissesto che, a partire dal 19 marzo 1790 per 8 giorni, sconvolsero la città causando fratture e scivolamenti del terreno con l’emissione di calore e gas nauseabondi. In tempi più recenti, nel 1997, il quartiere Sante Croci e il margine occidentale del centro abitato furono gravemente colpiti da una frana che lesionò numerose abitazioni, distrusse la chiesa e costrinse all’evacuazione circa 400 persone.

L’assenza di interventi strutturali risolutivi ha lasciato irrisolta una vulnerabilità che nel tempo non è mai stata completamente sanata. Quest’anno, un primo episodio franoso, avvenuto il 16 gennaio lungo la SP12, aveva già causato abbassamenti del terreno di 6–7 metri e portato all’evacuazione di 35 persone. La rete del metano e la fibra ottica furono danneggiate, causando disservizi diffusi. Le immagini aeree mostrano ancora una volta rotazioni e scalini che tagliano le carreggiate, segni evidenti di un volume di terreno in movimento che interessa più livelli di suolo e le fondamenta stradali.

Il 25 gennaio 2026, una seconda frana di maggiore entità ha riattivato un vecchio fronte a ridosso della parte sud del centro abitato. Questo nuovo dissesto sembra riallacciarsi a un sistema di instabilità mai affrontato i cui effetti si ripresentano a distanza di quasi 30 anni. La fragilità geologica e quella urbana si sommano, amplificando la portata dell’evento.

Geologia, geomorfologia e tipologia

La Sicilia centro-meridionale è costituita da successioni di argille e argille marnose e nel bacino di Caltanissetta presenta anche dei livelli evaporitici della serie gessoso-solfifera. Quest’alternanza litologica genera piani di debolezza che favoriscono frane a scorrimento. 

Niscemi è costruita su un altopiano con colline inclinate e versanti soggetti a instabilità a seconda delle condizioni idriche. Il dissesto in atto è riconducibile a uno scorrimento rotazionale, nel quale la massa di terreno ruota lungo un piano di rottura concavo. Secondo il vicepresidente dell’Ordine dei geologi di Sicilia, Giorgio Cecchini, la città è particolarmente predisposta a questo tipo di fenomeni a causa di depositi pleistocenici poco consolidati e dei processi di sollevamento tettonico che favoriscono una intensa erosione. I terreni argillosi si deformano lentamente accumulando tensione, mentre quelli sabbiosi cedono rapidamente, soprattutto durante le piogge intense. L’interazione tra strati differenti e le infiltrazioni idriche causano cedimenti progressivi e arretramento del ciglio di frana.

La fragilità di questo territorio è nota da tempo, tant’è che la Regione Siciliana aveva previsto interventi di consolidamento per un importo di circa 14,50 milioni di euro. Tuttavia, insieme alle opere di consolidamento, il rispetto delle Norme di Attuazione del Piano per l’Assetto Idrogeologico (PAI) resta uno strumento fondamentale per la mitigazione del rischio. Per questo occorrerà aggiornare le cartografie di pericolosità in base al nuovo assetto geomorfologico.

 

Eventi meteorologici e fattori innescanti

Tra il 19 e il 21 gennaio, il ciclone mediterraneo Harry ha portato in Sicilia precipitazioni eccezionali, con accumuli di centinaia di millimetri di pioggia in 48–72 ore e forti venti di Scirocco. Lungo la fascia costiera, mareggiate e tempeste hanno causato crolli, allagamenti e la distruzione di ampi tratti di litorale.

Nell’entroterra, e in particolare a Niscemi, questi eventi hanno alterato il delicato equilibrio del territorio: l’aumento della pressione interstiziale, dovuto all’ingente quantità di acqua infiltrata nei terreni argillosi, ha contribuito alla riattivazione di un dissesto già presente. La correlazione con il ciclone Harry mette in evidenza il ruolo degli eventi meteorologici estremi come fattori innescanti, pur non rappresentando l’unica causa del fenomeno. La frequenza di eventi simili è in aumento a causa del cambiamento climatico, accrescendo il rischio per le città siciliane e richiedendo strategie di resilienza e pianificazione preventiva.

 

Progettare il futuro del territorio: dalla gestione emergenziale alla prevenzione

In Italia sono censiti oltre 636.000 fenomeni franosi, che interessano più dell’8% del territorio nazionale. Un dato che evidenzia la dimensione sistemica del problema e colloca Niscemi all’interno di un quadro ben più ampio.

L’intervento tempestivo della Protezione Civile e l’assenza di vittime rappresentano un risultato significativo. Tuttavia, la sola gestione emergenziale non può costituire una risposta sufficiente. Il quartiere Sante Croci e il margine occidentale della città avevano già subito un grave evento franoso nel 1997, senza che a esso seguissero interventi strutturali risolutivi. La frana del 2026 riporta dunque al centro l’urgenza di politiche orientate all’adattamento e alla riduzione del rischio. È indispensabile affiancare all’emergenza una programmazione strutturata che includa monitoraggi continui, strumenti urbanistici aggiornati, valutazioni accurate del rischio geologico, interventi progettuali mirati alla riduzione della vulnerabilità del tessuto urbano, una gestione attenta delle acque superficiali e sotterranee e regole più rigorose sull’uso del suolo.

La Sicilia, con la complessità della sua geologia e la densità dei suoi centri storici, rappresenta un microcosmo del rischio franoso diffuso sull’intero territorio nazionale. Il cambiamento climatico e la crescente frequenza di eventi estremi impongono un ripensamento profondo della progettazione urbana e territoriale.

Conoscenza dei suoli, pianificazione consapevole, cura del patrimonio storico e interventi strutturali costituiscono strumenti imprescindibili per tutelare non solo la sicurezza delle persone, ma anche la storia e l’identità delle città di un paese strutturalmente fragile.

Immagine di copertina: vista aerea della frana di Niscemi, gennaio 2026 (foto tratta da italianostra.org)

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Tag: , , , , , , , Last modified: 28 Gennaio 2026