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Christine DesmoulinsScritto da: Progetti Reviews

Francia, quale domani per i “quartieri del domani”?

Francia, quale domani per i “quartieri del domani”?
Ambiziosa e partecipatissima iniziativa statale per il contrasto alle fragilità urbane. Ma emergono dubbi sulla concretizzazione dei progetti

 

PARIGI. La consultazione “Quartiers de demain” ha individuato 10 progetti pilota per la rigenerazione di quartieri fragili in Francia, basati su riuso edilizio, qualità dello spazio pubblico e coinvolgimento degli abitanti.

A inizio dicembre sono stati annunciati i progetti vincitori. L’ambiziosa iniziativa statale è dedicata alla rigenerazione urbana, al progetto del paesaggio e alla trasformazione dell’edilizia residenziale pubblica. Solo una settimana più tardi, però, il 9 dicembre, una decisione governativa ha gettato un’ombra sul futuro dell’operazione: la drastica riduzione del bilancio del Groupement d’intérêt public pour l’Europe des projets architecturaux et urbains (GIP Epau), l’ente incaricato del coordinamento strategico e metodologico della consultazione.

Una svolta che solleva interrogativi sulla concreta attuazione dei progetti, sulla continuità istituzionale dell’iniziativa e sulla reale capacità dello Stato di accompagnare, nel tempo, i processi di trasformazione urbana.

 

Una lunga tradizione di consultazioni pubbliche

Per affrontare le sfide delle grandi trasformazioni territoriali, lo Stato francese ricorre storicamente a consultazioni pubbliche di ampia scala, capaci di orientare il dibattito disciplinare e di elaborare metodologie sperimentali per le politiche urbane. Dai concorsi del Ministero della Ricostruzione nel secondo dopoguerra a “Banlieues 89″ negli anni Ottanta, fino alla “Consultation internationale du Grand Paris”, avviata nel 2007, queste operazioni hanno spesso funzionato come dispositivi sperimentali e culturali oltre che operativi. L’annuncio, nel giugno 2023, della consultazione “Quartiers de demain” si inseriva in questa genealogia, rilanciando il tema del rinnovamento dei quartieri più complessi e critici.

Promossa dal GIP Epau, la consultazione aveva un obiettivo chiaro: accelerare la trasformazione di 10 quartieri emblematici, assumendoli come casi pilota e laboratori di innovazione urbana, con soluzioni replicabili sul piano nazionale. Oltre 500 team multidisciplinari internazionali hanno risposto al bando. Il 4 marzo 2025, alla Cité de l’Architecture & du Patrimoine, sono state presentati i 30 raggruppamenti selezionati per i 10 quartieri scelti: tre gruppi per ciascun sito, affiancati da giurie cittadine, in un processo che ha integrato competenze tecniche e partecipazione civica.

In quell’occasione, Julien Bargeton, presidente della Cité, ha sottolineato la volontà di superare la dimensione puramente teorica: “Non semplici scenari, ma progetti concreti, ancorati ai contesti e costruiti con e per gli abitanti, secondo una logica di trasformazione progressiva a servizio ai territori“.

 

Dieci territori, dieci strategie di progetto

Alla cerimonia di chiusura del 2 dicembre, sempre alla Cité, erano presenti Mathieu Lefèvre, Ministro della transizione ecologica, Rachida Dati, Ministra della cultura e Vincent Jeanbrun, Ministro all’edilizia abitativa. Con un intervento video, Emmanuel Macron ha ribadito l’importanza strategica del progetto da lui stesso sostenuto con entusiasmo e che, in 9 mesi, ha coinvolto circa mille professionisti tra architetti, urbanisti, paesaggisti, sociologi e amministratori.

I progetti selezionati (qui una rassegna dei vincitori) restituiscono una notevole varietà di approcci e di temi progettuali.

A Marsiglia, Quartiere del Petit Séminaire, la proposta dell’Atelier Marion Talagrand (Francia) introduce un asse verde capace di ricucire un tessuto urbano frammentato da vincoli topografici e idraulici.

 

A Sedan, Lab705 (Belgio) lavora sulla riconversione del complesso residenziale Ardenne in ecoquartiere, con un equilibrio tra riuso edilizio e ridisegno dello spazio pubblico.

 

A Lodève, nel centro, Atelier du Rouget Simon Teyssou et associés (Francia) propone un progetto di restauro urbano che integra patrimonio architettonico e infrastrutture di mobilità dolce lungo le rive.

 

A Le Mans, Raum404 (Svizzera) ed Estran (Francia) affrontano la riconversione di un centro commerciale come nuova centralità di quartiere.

 

A Colmar, BASE (Francia) trasforma un’area dismessa di 5,5 ettari in grande spazio pubblico strutturante.

 

A Caen, La Soda (Francia) interviene su una stecca di edilizia residenziale, lavorando su densità, facciate e usi collettivi.

 

A Manosque, Topotek (Germania) ripensa un’area sportiva come infrastruttura paesaggistica.

 

A Coulommiers, Cathrin Trebeljahr Architecte (Francia/Svizzera) concentra il progetto sul polo scolastico e per l’infanzia.

 

A Pessac, Dominique Perrault Architecture (Francia) lavora sulla trasformazione di una torre e sul progetto di un nuovo parco lineare.

 

A Corbeil-Essonnes, h2o architecte (Francia) propone il riuso di una centrale termica vincolata, riconvertita in attrezzatura pubblica aperta agli abitanti.

 

Dal consenso alla disillusione

Tre erano i principi guida della consultazione: trasformare piuttosto che demolire, valorizzare l’esistente senza cancellarne la memoria – in particolare l’eredità dei Trente Glorieuses – e costruire i progetti insieme alla società civile. In questo quadro, il ruolo del GIP Epau è stato unanimemente riconosciuto come determinante nel superare la frammentazione amministrativa. Il suo direttore Jean-Baptiste Marie definisce l’ente come “una piattaforma interministeriale capace di mettere in dialogo cultura, transizione ecologica, alloggio e politiche urbane, sperimentando nuove alleanze tra Stato e collettività locali attraverso progetti sperimentali“.

La riduzione di circa il 70% del bilancio ne prefigura di fatto l’estinzione e mette a rischio questa funzione di regia e di sperimentazione. Una decisione che ha colto molti di sorpresa, alimentando la percezione di una certa discontinuità nelle politiche pubbliche francesi. Resta da capire quale sarà l’impatto concreto sui progetti, sostenuti dai sindaci delle città coinvolte insieme allo Stato. Se, secondo Jean-Baptiste Marie, l’impatto operativo sui singoli progetti potrebbe essere limitato nel breve periodo, a essere compromessa è la dimensione sperimentale e metodologica dell’operazione. Non ultimo, il valore innovativo di un processo che, per la prima volta, ha integrato direttamente gli abitanti nel dialogo competitivo.

In una Francia caratterizzata da un contesto politico ed economico instabile, l’attuazione dei progetti – in gran parte affidata a comuni e intercomunalità – dovrà inoltre confrontarsi con l’esito delle elezioni municipali del marzo 2026, un passaggio potenzialmente decisivo per la continuità delle strategie urbane. Fondati su dispositivi regolamentari e amministrativi concepiti per affrontare criticità economiche e sociali complesse, questi grandi programmi di azione pubblica hanno spesso il merito di riaffermare il ruolo dello Stato come regista delle trasformazioni urbane, mobilitando amministrazioni locali e cittadini attorno a visioni progettuali condivise. La comunicazione contribuisce a costruirne il consenso, ma da sola non basta.

Alla Cité de l’Architecture & du Patrimoine, la mostra “Quartiers de demain. 10 villes, 30 projet”, visitabile fino al 30 marzo 2026, consente intanto di esplorare nel dettaglio i progetti e le visioni di trasformazione urbana per i 10 quartieri emblematici che, nonostante le incertezze, delineano possibili futuri per la rigenerazione urbana.

Immagine di copertina: sito di Pessac, Dominique Perrault Architecture. Traduzione dal francese di Cristiana Chiorino

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Tag: , , , , , , Last modified: 22 Gennaio 2026