La legge 183/2011, Legge di stabilità 2012, ha previsto la delegificazione degli Ordini professionali, che il governo dovrà rispettare secondo principi di miglioramento della concorrenza in ambito di effettuazione di prestazioni professionali. Che cosa possiamo auspicare che cambi per la professione dellarchitetto?
Il mondo delle costruzioni, tradizionale volano dellintera economia nonché cliente di riferimento per le professioni tecniche, è stato uno dei settori più penalizzati dalla crisi economica. Sul mercato delle prestazioni professionali si sono inoltre affacciati un sempre maggiore numero di giovani, che costituiscono oggi unelevata percentuale degli iscritti agli Ordini italiani. Queste giovani risorse, spesso animate da grande motivazione ma formate da Facoltà che non sono state in grado di prepararle concretamente allo svolgimento della professione, sinseriscono in un mercato in contrazione. La necessità di supplire alle carenze formative universitarie con un percorso di tirocinio allinterno di uno studio di architettura spesso li obbliga a vivere assetti lavorativi dinsoddisfacente realizzazione, rallentando per molti di essi un naturale percorso di vita. Ma le difficoltà dei tanti giovani professionisti italiani si fanno buona compagnia con quelle dei meno giovani. È infatti la professione a essere diventata molto più complessa, anche per coloro che la svolgono da tempo. Le normative tecniche subiscono un aggiornamento costante, i percorsi autorizzativi sono sempre più responsabilizzanti per i professionisti, le maestranze sempre meno qualificate, ogni anno vengono commercializzati materiali e tecnologie nuovi e performanti, interessanti ma più difficili da utilizzare correttamente rispetto ai pochi materiali della tradizione edile. Larchitetto si trova pertanto a essere custode e responsabile di un processo complesso, progettuale prima e realizzativo poi, sulle cui molteplici componenti è sempre più impegnativo incidere positivamente.
Pertanto la riflessione non è tanto se abolire o meno gli Ordini Architetti PPC, ma dovrebbe invece focalizzarsi sullindividuazione delle caratteristiche di un nuovo organo di riferimento, che sia di tutela del cittadino rispetto al corretto svolgimento della professione, ma anche di sostegno, promozione e ausilio allarchitetto, in favore del fondamentale valore sociale dellarchitettura. Il tutto senza lipocrisia di una supposta violazione del principio di concorrenza, palesemente falsa soprattutto dopo labolizione dei minimi tariffari. Fatti salvi i dettami dellarticolo 33 comma 5 della Costituzione Italiana, nellepoca dellon-line in cui tutto è diventato iperveloce, sarebbe utile un nuovo riferimento che consenta alliscritto di affrontare le difficoltà di aggiornamento tecniche, legali, contabili, informatiche fornendo un valido supporto della crescita professionale individuale, con un investimento economico sostenibile. Molti Ordini hanno fatto esperienze valide in questo senso, ma la presenza nelle principali città italiane di Associazioni di Giovani Architetti, di sindacati attivi a livello nazionale, nati spontaneamente per condividere con attività comuni la passione per la nostra professione, è la testimonianza concreta che gli architetti che desiderano vivere la professione in modo partecipativo non trovano sufficiente spazio aggregativo e momento di confronto allinterno dei propri Ordini, così come attualmente configurati. Per questo scelgono di affiancare a uniscrizione obbligatoria allOrdine uniscrizione libera e volontaria alle Associazioni. Questo è lo spazio che gli Ordini italiani possono occupare al di là di quelle che saranno le scelte politiche, sulle quali comunque dovranno cercare dincidere, autoriformandosi con la duplice funzione di tutela del cittadino da un lato e di tutela e promozione e vero supporto alla professione dallaltro, fondendo le migliori caratteristiche della tradizione ordinistica di quella associazionistica. Questo senza aspettare un obbligo di legge o la propria eliminazione, riscoprendo quella passione che è la caratteristica che più riscontro nei colleghi architetti e trovando nel senso di servizio per la categoria la propria autentica legittimazione. Superiamo lautoreferenzialità e ricordiamoci che al di là del necessario confronto interno alla nostra categoria, è fondamentale allesterno una coesione che ci faccia considerare in ambito di discussione politica nazionale come una forza compatta, visto che con circa 150.000 iscritti i numeri ci sono, una categoria conscia del suo fondamentale valore sociale e decisa a difenderlo.
Presidente GAT (Associazione giovani architetti Torino) e coordinatore nazionale Gi.Arch. (Coordinamento nazionale associazioni giovani architetti italiani)
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