In «Esperienze di governo del territorio» (a cura di Antonietta Mazzette, Laterza, Roma-Bari 2011, pp. 324, euro 20), un gruppo eterogeneo di studiosi prova a osservare la pianificazione spaziale in diversi contesti geografici e culturali italiani, dal varo delle regioni a statuto ordinario (1970) a oggi. Tutti i saggi esprimono il punto di vista della sociologia urbana, anche se con abbondanza di riferimenti alla pianificazione urbanistica in senso stretto. Cinque le regioni oggetto di studio: la Lombardia (Francesca Zajczyk, Francesco Memo, Sara Rancati) dal riformismo delle origini alla deregolamentazione attuale; il Piemonte (Silvia Crivello, Alfredo Mela), dove si evidenzia una certa virtuosa continuità, dallarea vasta alle strategie complesse per il rilancio socioeconomico di Torino; lUmbria e in particolare i programmi strategici per Perugia (Roberto Segatori), che non paiono in grado di perseguire gli obiettivi; la Sicilia, con le inefficienze nello sfruttamento del Fondi per le aree sottoutilizzate (Michela Morello); la Sardegna, con le speranze in un nuovo modello di sviluppo accese dal Piano paesaggistico (Camillo Tidore). A ricondurre sia i contributi sui casi regionali e locali, sia la varietà dei temi disciplinari e delle prospettive di osservazione, a ununica prospettiva critica, il lungo saggio introduttivo di Antonietta Mazzette prova a ripercorrere la vicenda della pianificazione spaziale in Italia, nei suoi aspetti storico-culturali, di formazione degli operatori e confronto internazionale, in rapporto agli obiettivi di sviluppo e sociali delle varie fasi storiche e degli equilibri politici, articolandola per aspetti via via propriamente urbani, territoriali, di programmazione complessa. Ne emerge una visuale piuttosto inedita, grazie alla prospettiva specifica scelta dal gruppo di sociologi urbani, molto più attenti di altri al rapporto fra obiettivi di partenza e risultati, anche facendo la tara a condizionamenti politici e alle evoluzioni inattese di contesto. Torna alla mente un vecchio adagio del planner suo malgrado William H. Whyte, quando scriveva: «qualunque urbanista preferisce di gran lunga avere un buon piano, anziché un problema risolto».
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