Nei primi tre anni del nuovo millennio fanno capolino i quattro volti della Torino museale di questi dieci anni.
Primo volto: nel luglio 2000 sinaugura la nuova sede del Museo nazionale del Cinema allinterno della Mole Antonelliana restaurata da Gianfranco Gritella, allestito da François Confino (con più di 500.000 visitatori nel 2008, è il tredicesimo museo più visitato dItalia).
Secondo e fondamentale volto: nel 2002 Città, Fondazione Crt, Compagnia di San Paolo e poi Regione Piemonte costituiscono la Fondazione Torino Musei: uno strumento inedito di cooperazione tra pubblico e privato, nato per ottimizzare la gestione dei musei civici. Così nel 2006 finalmente si svelano gli esiti del «Progetto Palazzo Madama» e dopo quasi ventanni riapre il Museo civico dArte antica con una promenade costata quasi 15 milioni, che include lo scalone juvarriano restaurato ma che parte dalla sezione archeologica della corte medievale e attraversa le sale barocche del piano nobile, il Salone del Senato, fino alle sale del secondo piano dedicate alla collezione di arti decorative. Nel giro di sette anni la Fondazione Musei progetta e inaugura il Museo di arte orientale nel seicentesco Palazzo Mazzonis (2008), una lussuosa vetrina per 1.500 pezzi di arte islamica, cinese, giapponese e himalayana, allestita da Andrea Bruno.
Accanto al risorgimento culturale di Borgo San Paolo, ringiovanito dallapertura delle sedi delle fondazioni Sandretto Re Rebaudengo e Mario Merz, nel 2003 si rivela il terzo volto, quello dei musei «diffusi». Si avviano i lavori del Parco archeologico delle Porte palatine, tra piazza San Giovanni e corso Regina Margherita, con un bastione ricavato sul perimetro delle antiche fortificazioni cittadine. Il parco (progettato da Giovanni Durbiano, Luca Reinerio, Aimaro Isola, Egidio Cupolillo) conclude la riqualificazione dellarea romana che comprende il Museo di antichità (Gabetti & Isola con Guido Drocco, 1998) tra la Manica nuova del Palazzo reale, le sue serre lungo il corso Regina Margherita e lanfiteatro romano. Nello stesso anno si apre al pubblico la sede del Museo diffuso della Resistenza della Deportazione della Guerra dei Diritti e della Libertà, nel palazzo juvarriano di via del Carmine restaurato ad hoc: questa diviene la sede di tre centri di ricerca (lIstituto piemontese per la Storia della Resistenza e della società contemporanea, lArchivio nazionale cinematografico della Resistenza e dal 2009 anche il Centro internazionale di studi Primo Levi). Il museo si distende tra i luoghi della memoria nella città e nella provincia, ma la sua sede è il luogo di una mostra permanente «Torino 1938-1948. Dalle leggi razziali alla Costituzione», raro esempio di allestimento partecipativo avente come soggetto i cittadini e le loro storie (progetto architettonico e multimediale dello studio Ennezerotre).
Sempre nel 2003, il primo step di quello che sembrava essere il cuore della grande svolta museale torinese (il quarto volto): il concorso internazionale per il recupero e la trasformazione dello straordinario complesso delle ex Officine grandi riparazioni ferroviarie di via Pier Carlo Boggio in un grande polo espositivo dove ricollocare anche la Galleria di arte moderna e contemporanea (operazione «Grande Gam»). Il layout vincitore, firmato dallo studio Baietto Battiato Bianco (con Gianfranco Gritella, Giorgio Rigotti e Aldo Cingolani per conto di Giugiaro Design) insieme alla Sotec di Andrea Benincasa, diventa quasi esecutivo per una trasformazione da 25 milioni di euro che però rimane sulla carta. Mentre la Gam ripiega su un riammodernamento strutturale del museo esistente ormai sessantenne (intervento a cura di Giacomo Donato) e svela, con lesposizione di 250 opere, le potenzialità museali dei 100.000 mq dei saloni nerviani del complesso di Torino Esposizioni in corso Massimo dAzeglio, una serie di mostre (TO 011, allestita da Alessandro Colombo, e quelle attualmente in corso realizzate da 5+1AA, Studio Kha, Undesign e Gianfranco Cavaglià) ribadiscono ripetutamente, e con grande successo di pubblico, la vocazione già riconosciuta nel 2003 delle piranesiane Officine, ancora di proprietà delle Ferrovie.
Il nuovo volto dei musei nazionali torinesi, quello del Cinema, ma anche quelli dellAutomobile e del Risorgimento (appena riaperto nella sede ristrutturata di Palazzo Carignano con un allestimento di un altro architetto scenografo, Richard Peduzzi), è unimmagine teatral-televisiva, decisamente «popolare». Anche il nuovo Egizio, primo museo nazionale divenuto Fondazione, ha scelto un allestimento firmato da uno scenografo, Dante Ferretti. Antichità fa rima con Cinecittà, ma il progetto dellEgizio (elaborato dal gruppo vincitore di concorso guidato da Isolarchitetti), per il quale si sta procedendo alla verifica di 19 offerte per una gara di appalto da 31 milioni, segnerà – ci si augura – una nuova stagione dei musei nazionali torinesi. Intanto la Galleria Sabauda ha lasciato spazio alle collezioni egizie, in attesa dello spostamento da 8 milioni al piano terra della Manica nuova del Palazzo reale, passando da 3.000 a 6.000 mq.
I torinesi, in questo inizio secolo, sembrano però essersi affezionati a un modello di museo diffuso, collettivo e partecipativo, capace di formare anche le coscienze storiche e civili dei più piccoli: dal Museo della resistenza, a quello “A come Ambiente” nel Parco Dora, al neonato “Museo Torino”. Con un centro d’interpretazione, ora collocato nella corte medievale di Palazzo Madama, Museo Torino, attivo dal 2009 in forma di cantiere, sta ricostruendo la storia di 12.000 anni della città attraverso fotografie, mape, piante, disegni.
(Visited 133 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Siena, frammenti di storia e di progetti 23 Settembre 2026
- Comunità e architettura: chi plasma chi? 23 Settembre 2026
- Memoria, poi bene comune, ora luogo sospeso 23 Settembre 2026
- Passeggiando nel paesaggio 23 Settembre 2026
- Lifen oggi: esperimenti urbani a Wuhan 22 Settembre 2026
- Le mani sulla città (digitale) 21 Settembre 2026
- Ricorrenze musicali, architetti protagonisti 20 Settembre 2026
- Ludovica Molo: autonomia del progetto e cura dei luoghi 16 Settembre 2026
- Costruire Cultura: dialoghi su architettura, città e innovazione 16 Settembre 2026
- Il gres porcellanato nelle architetture residenziali contemporanee: una scelta di qualità 16 Settembre 2026
- La nuova Capanna Carrel al Cervino: le sfide del progetto e del cantiere 15 Settembre 2026
- La torre del presidente 15 Settembre 2026
- Ticino, attraverso la storia materiale del costruito 15 Settembre 2026
- Polvere, macerie, progetti, ricostruzione 14 Settembre 2026
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata




















