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Manuel OraziScritto da: • Mosaico Progetti

Zagabria, il nuovo stadio è un (desolante) intrigo politico

Zagabria, il nuovo stadio è un (desolante) intrigo politico

Progetto vincitore di concorso per il nuovo stadio Maksimir di Zagabria, 2026 (courtesy VG13, dal sito web vg13.ch)

Il concorso internazionale è vinto da VG13, studio milanese dei trentenni Tommaso Fantini e Alberto Rossi. Ma la qualità del progetto non basta: le polemiche, anche con sfondo nazionalista, bloccano la procedura. Un racconto con precedenti illustri, ed esiti alterni

 

ZAGABRIA (Croazia). Polemiche a non finire in Croazia per il nuovo stadio Maksimir di Zagabria. L’impianto dove gioca la nazionale e la Dinamo Zagabria è stato già modificato più volte in passato. Costruito a più riprese a partire dal 1954 da un gruppo formato dagli architetti Vladimir Turina, Eugen Ehrlich e Franjo Neidhardt, negli anni ’80 è stato poi parzialmente demolito e modificato con un lungo stop dovuto alle guerre jugoslave.

Oggi come molti altri impianti d’Europa versa in cattive condizioni e non è a norma per le competizioni internazionali Fifa e Uefa, essendo ad esempio sprovvisto di coperture oltre alla presenza della pista d’atletica. Perciò è stato indetto un concorso internazionale cui hanno partecipato 88 studi, vinto a sorpresa da una piccola struttura milanese, VG13 di Tommaso Fantini e Alberto Rossi, entrambi 34enni, subito travolti dalle polemiche.

 

Renzo Piano, Re Carlo e i chatbot sovranisti

Era dai tempi del concorso per il Centre Pompidou di Parigi che non succedeva una cosa del genere: nel 1971 anche Renzo Piano aveva 34 anni (Richard Rogers invece 38), si veda il libro appena uscito per Solferino che Piano ha scritto con Francesco Merlo, “Tutto qui. La costruzione di una vita”. Oggi come allora le polemiche non mancano, ma ora passano attraverso i social network e spaventano la politica più della carta. La shitstorm – lanciata innanzitutto da qualche architetto locale con rendering generati con Intelligenza artificiale, sarcastici sul nuovo progetto, descritto in forma di uno scatolone o di una cassetta per gli attrezzi – è infine degenerata in un crescendo di chatbot sovranisti neanche tanto velatamente nazionalisti.

Nonostante il voto unanime espresso dall’intera giuria per il progetto italiano, che comprende anche il piano per lo Svetice Sports Centre circostante, c’è ora uno stallo determinato dal ricorso di due studi esclusi dalla cinquina finale, ma soprattutto da quello ufficiale presentato dal Ministero dell’economia. La giuria era formata da 6 architetti di chiara fama (Toma Pleic, Vesna Perovic, Françoise Chas, Vjera Bakic, Mia Roth-Cerina, Nenad Fabijanic), dal sindaco di Zagabria, Tomislav Tomaševic, dal Ministro del turismo e dello sport, Tonci Glavina e da Zvonimir Boban, attuale presidente della Dinamo Zagabria. Il primo ministro croato Andrej Plenković, considerato un filoeuropeista, ha dichiarato che il progetto non gli piace dando così il via alla marcia indietro che viola ogni procedura europea.

Non c’è solo il precedente del Pompidou (dove alla fine il progetto vincitore la spuntò nonostante tutte le critiche per l’inserimento di una grande macchina all’interno del vecchio Marais) ma anche quello dell’ampliamento della National Gallery a Londra, su progetto dello studio Ahrends Burton Koralek, fermato dall’allora principe Carlo con un’intervista in cui lo definiva “un mostruoso bubbone sul volto di un amico elegante e molto amato”, che poi sarebbe Trafalgar Square.

Allora l’intromissione estetica del principe fu contrastata pubblicamente da Richard Rogers, ma non bastò a salvare il progetto. Plenkovic oggi si comporta come un sovrano senza esserlo. In Croazia non sono molte le voci a difesa del progetto di VG13, anche se stanno aumentando per via del clamoroso intervento del presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco che ha colto in queste polemiche una continuità con la pruderie internazionale sollevata dai padiglioni russo e israeliano.

Dapprima su Sky, poi intervistato dal settimanale croato “Express” Buttafuoco ha ribadito che si tratta di “una questione di principio […] ovvero escludere un architetto o un artista in base alla propria nazionalità, come spesso in passato richiesto – ma respinto – alla Biennale per gli artisti russi, iraniani, israeliani, e, come temo, potrà accadere nuovamente in futuro. A Zagabria è stato fatto un concorso internazionale e anonimo, quindi serio, e soltanto dopo che si è scoperto che i vincitori non erano croati è iniziata la shitstorm su Instagram. Per questo, appena una settimana dopo la conclusione del concorso, nonostante la giuria si fosse espressa all’unanimità, il governo è andato alla ricerca di cavilli legali e pretesti tecnici. Se i vincitori fossero stati croati non sarebbe accaduto”. Ne sono seguite altre reazioni e addirittura interrogazioni parlamentari al Senato italiano da parte di vari schieramenti politici.

 

Punti di vista e angoli aperti

Ma in cosa consiste lo scandalo del progetto? Essenzialmente dagli angoli aperti del nuovo impianto, che non verrebbe costruito in cemento, come vorrebbero far credere gli autori della campagna su Instagram, ma in acciaio: il cemento armato rievoca infatti i vecchi fantasmi del brutalismo jugoslavo, cioè del comunismo, memoria che si vuole rimuovere tuttora, ad ogni costo.

I tifosi in particolare vorrebbero un impianto all’americana, ovvero a bowl – ovvero a ciotolona rovesciata – la forma che va per la maggiore in Europa dopo l’Allianz Arena di Monaco di Baviera di Herzog & de Meuron realizzato per il Mondiale del 2006: stadi chiusi e avvolgenti in grado di colorarsi di notte e fare spettacolo anche all’interno come il rendering del nuovo San Siro, o meglio Generali Stadium, di Foster + Partners e MANICA presentato pochi giorni or sono.

Il problema però è che stadi del genere sono molto più costosi sia da realizzare sia da sostenere perché è difficile poi riempirli con i tornei ordinari, anche per via del rincaro dei biglietti. Boban lo sa bene, avendo collaborato sia con la Fifa sia con la Uefa all’organizzazione di tornei internazionali. La Croazia è un paese di neanche 4 milioni di abitanti, negli ultimi 30 anni fra denatalità ed emigrazione ne ha persi quasi un milione e non ha certo le risorse dei grandi fondi americani.

Il problema fra l’altro si pone anche a Spalato dove lo storico Poljud dell’Hajduk con copertura a conchiglia progettato da Boris Magas nel 1979 rischia la demolizione per volontà popolare, anche se non sarà facile visto il vincolo della Soprintendenza.

Ed è proprio grazie alla difesa da parte dell’Ordine degli architetti croati che VG13 sperano di poter ottenere la direzione lavori. Il profilo del giovane studio del resto è già internazionale: oltre alla laurea presso l’Accademia di architettura di Mendrisio (qui l’intervista sul sito dell’università ticinese), sia Fantini sia Rossi sono stati assistenti del corso di Walter Angonese e Valerio Olgiati, hanno fatto poi altre esperienze presso la Hochschule Biberach in Germania, all’Università di Napoli Federico II, all’ETH di Zurigo, hanno realizzato la Villa dei quattro giardini a Marrakech e altri progetti in Marocco oltre ad aver partecipato a numerosi concorsi in Svizzera e in Italia.

Come ha scritto Marina Pavković sulla rivista “Ideje.hr”: “Per la progettazione di un aereo, è meglio forse chiedere ai passeggeri; per la progettazione di una TAC è meglio chiedere ai pazienti, o no? La vicenda dello stadio Maksimir mette in discussione l’autorità di qualsiasi professione e si sta trasformando in uno scandalo internazionale“.

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Tag: , , , , , , Last modified: 2 Novembre 2026
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