Marina di Pisa. Il 26 aprile, alla presenza del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, delle autorità politiche e degli esponenti del mondo imprenditoriale e bancario, è stata posata la prima pietra del porto turistico di Boccadarno, salutato come «nuovo fiore allocchiello» della Toscana e frutto delle politiche regionali a sostegno del settore della nautica.
Evento atteso, forse anche troppo. Di porto turistico, infatti, si parlava già trentanni fa. Larea di Boccadarno, proprietà agli inizi del Novecento della ditta Gallinari e che vide la costruzione dei primi idrovolanti bellici, viene fatta oggetto a fine anni ottanta della previsione di uno scalo per 2.500 posti barca. Per un ventennio il progetto è soggetto a revisioni: dallapprovazione del Piano di gestione del parco di Migliarino – San Rossore – Massaciuccoli (allinterno del cui comprensorio rientra Boccadarno) e della tanto contestata «scheda 39», che contiene la previsione del progetto e la sua disciplina, alla convocazione di conferenze dei servizi e al Protocollo dintesa del 2000 con il quale Comune di Pisa ed Ente parco simpegnano a inserire lintervento nei rispettivi strumenti di pianificazione. Intanto dal 1994 è la società pisana Borello, oggi Boccadarno Porto di Pisa Spa, ad appropriarsi dellarea.
Il nuovo progetto, redatto a partire dal 2004 da Isolarchitetti srl (Torino) e Studio 3c+t Capolei Cavalli (Roma) per larchitettonico, e da Modimar srl (Roma) per le opere marittime, prevede circa 450 posti barca per una superficie costruita di oltre 50.000 mq, di cui circa il 70% destinato a residenza e il restante a commercio, ricettivo e artigianale, per un totale di 150.000 mc. Le residenze, con tagli di alloggi dai 50 ai 200 mq, sono organizzate in isolati circondati dal verde e dotati di terrazzi, logge e giardini privati. Dove si trovava il Fortino, distrutto nel 1931 per ingrandire lo stabilimento, sorgerà ora una struttura alberghiera con centro benessere. Il costo per lo scavo del bacino, le relative banchine e gli edifici è stimato in 112 milioni.
Tuttavia, nel 2000 liniziativa viene messa in discussione. Il Coordinamento per la salvaguardia e la riqualificazione di Boccadarno, voce unica delle associazioni ambientaliste costituitasi ad hoc, sottoscrive un appello alla Regione Toscana in cui si esprimono le perplessità sul senso di responsabilità degli amministratori pubblici nei confronti di un progetto considerato di natura speculativa in un ambiente storico-naturalistico unico. Nel 2002 fanno seguito le osservazioni al Piano di gestione adottato dallEnte parco e il ricorso al Tar per bloccare il progetto. Gli aspetti salienti delle contestazioni riguardano lillegittimità della disciplina urbanistica dellarea prima della conclusione della bonifica del sito (costata circa 9 milioni), nonché lillegittimità del Piano di gestione ad agire in variante alle disposizioni del Piano territoriale del parco (redatto da Pierluigi Cervellati fra il 1984 e il 1988), prevedendo la destinazione turistico-ricettiva. Il Tar ritiene fondata, solo in parte, una delle osservazioni, mentre il Consiglio di Stato accoglie il ricorso in appello e ne ordina lesecuzione da parte delle autorità amministrative regionali e locali, che non ritengono applicabile la sentenza in ragione dei cospicui investimenti già avviati. Sempre nel 2002, per aprire un dibattito più ampio, si tiene a Pisa il convegno «Boccadarno e San Rossore: un patrimonio storico e naturale da tutelare», cui prende parte lUniversità di Firenze sul tema del recupero delle strutture industriali (poi completamente smantellate nel 2007). In attesa di un nuovo pronunciamento del Consiglio di Stato, avrà luogo a Pisa il 4 giugno il convegno «Il parco sottattacco: rilancio del piano Cervellati», nellintento, secondo il referente del Coordinamento, Fausto Guccinelli, di tenere desta lattenzione.
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