La tipologia dei complessi sportivi, per evidenti ragioni di carattere funzionale, è strettamente vincolata a precise geometrie, che poco si concedono alla frammentazione e alla dinamizzazione spaziale. I quattro progetti presentati in queste pagine individuano un percorso di ricerca indirizzato più allinvolucro che allo spazio architettonico, punto di accumulazione in cui far convergere quel dinamismo altrimenti negato dalla forma.
Nella palestra del Collegio Bernadette presso Madrid, il complesso, di ampliamento a una struttura esistente, oppone alla regolarità della sagoma il sapiente impiego di un rivestimento in lamiera ondulata bicolore e plexiglas che conferiscono al manufatto un diverso grado di permeabilità trasformando, al variare della luminosità, la schermatura in plexiglas in superficie opalescente.
Il Centro per lo sport e il tempo libero presso Parigi si pone in forte contrasto con il contesto, dimpronta neo-haussmanniana, attribuendo al cromatismo delle schermature il fattore aggiunto determinante la propria vitalità. Questa veste «pittorica» e lontanamente «cubista» conferisce al manufatto una sorta mutabilità che ne altera considerevolmente la percezione al variare del punto di vista e dellintensità luminosa. Al colore non viene attribuito esclusivamente un ruolo percettivo ma diviene codice comunicativo: spazi e funzioni vengono associati attraverso la cromaticità, nuovo linguaggio che determina difformità o analogie intuitive.
Agli interventi in Spagna e Francia vengono raffrontati due esempi italiani. Nellampliamento e riqualificazione del centro sportivo di Cortenuova sinterpreta la facciata sud del corpo destinato a spogliatoi come elemento di relazione con il paesaggio. Le finestrature sono intervallate da fasce dalla gradazione in diverse tonalità di verde, riproducendo, in artefatto, la variazione cromatica del contesto agricolo. Tuttavia lintervento non mira alla propria dissimulazione: setti murari in cemento e solette a sbalzo attribuiscono alloggetto un evidente carattere scultoreo.
Nella palestra a San Giovanni Persiceto i progettisti adottano il policarbonato opalino per conferire allinvolucro una veste cangiante al variare della luminosità, con effetti assimilabili al precedente esempio spagnolo. Il progetto si trasforma in ambito in cui far confluire gli apporti di luce e paesaggio.
In sintesi, i quattro esempi individuano precisi ambiti di sperimentazione in cui linvolucro architettonico, non più «pelle» invariabile al trascorrere delle ore, assume un ruolo dinterfaccia dinamica tra individuo e oggetto; ambito in cui, attraverso sovrascritture cromatiche e luminose, far convergere un potenziale metacomunicativo.
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