Quali sono gli obiettivi che si è prefissata come curatrice del programma di architettura contemporanea dellAccademia Britannica?
LAccademia Britannica è innanzitutto un istituto di ricerca. Il nostro obiettivo è creare un forum di discussione fra il mondo dellarchitettura e dellarte britannico e quello italiano e straniero, oltre che aumentare il numero di borse di studio per i nostri architetti in residence.
Una mostra può davvero funzionare come stimolo al confronto tra professionisti? Esiste oggi, a valle di molte iniziative, un dialogo attivo tra Londra e Roma che passa attraverso listituzione britannica?
È difficile far funzionare le mostre in questo senso, ma speriamo di stimolare il dibattito lavorando su temi specifici dinteresse comune, come abbiamo fatto con i programmi Spaces for Art (sul rapporto fra arte e architettura) e London-Rome: Work in Process (sui modi di affrontare la professione in entrambi paesi), e come faremo con Three Cities in Flux (sulla rigenerazione urbana a Londra, Roma e Milano). Nel 2010, cercheremo di allargare il dialogo a livello nazionale e internazionale.
Chi investe nelle mostre di architettura dellAccademia?
Il nostro programma espositivo è quasi interamente finanziato da sponsor. Sono, per lo più, fondazioni britanniche, sia private che pubbliche, interessate a promuovere la cultura britannica e a favorire gli scambi professionali. Naturalmente, lavoriamo anche con aziende attive nel settore commerciale in entrambi i paesi e, in alcuni casi specifici, con le Ambasciate. Collaboriamo inoltre con altre istituzioni, come la Fondazione Maxxi, la Casa dellArchitettura, lUniversità Roma Tre, lIn/Arch, lArchitecture Foundation e la New London Architecture.
Chi e quanti sono i visitatori?
Sono una media di 2.000 circa. Presentare una conferenza o una mostra di un architetto britannico è unoperazione di divulgazione e informazione culturale. Finora, le nostre mostre sono state piccole e dirette a un pubblico di specialisti, ma con le iniziative dautunno proveremo ad aprire a un pubblico più vario.
A conclusione del ciclo London-Rome, inaugura il 16 novembre la mostra «Witherford Watson Mann. London Edges» (fino al 4 dicembre). La rassegna illustra i progetti più significativi dello studio fondato nel 2001 da tre architetti inglesi che vedeono larchitettura a sostegno dellimpegno sociale: dagli studi per zone marginali come le aree di confine tra la city e i quartieri dei lavoratori migranti al progetto per la sede di Amnesty International.
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