Lo IUAV per la ricostruzione della Siria

by • 25 luglio 2017 • Mosaico, Patrimonio, Professione e Formazione1283

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Gli esiti del workshop W.A.Ve. 2017 dell’Università Iuav di Venezia, quest’anno intitolato “Syria/The Making of the Future”. Tra i tutor (premiati), Solano Benitez e Giancarlo Mazzanti

 

VENEZIA. Si è recentemente concluso allo Iuav il W.A.Ve. 2017, Workshop Architettura Venezia, quest’anno intitolato “Syria/The Making of the Future”. I workshop W.A.Ve. sono un appuntamento rituale per Venezia, oltre che un’esperienza molto attesa dagli studenti di architettura impegnati in un’accesa competizione per ottenere non solo la segnalazione della prestigiosa giuria internazionale ma anche i numerosi premi in palio, tra cui borse di studio, libri e visite guidate a cantieri di architettura.

Quest’anno, nelle tre settimane di workshop, 1.341 studenti guidati da docenti e professionisti di fama provenienti da 16 Paesi hanno riprogettato 26 siti distrutti dalla guerra, confrontandosi con esperti nei campi della conservazione del patrimonio, dell’architettura e del progetto urbano, dell’emergenza umanitaria e della cultura mediorientale. Tra questi i siriani Nasser Rabbat (MIT), Manar Hammad (Sorbona) e Omar Abdelaziz Hallaj (Common Space Initiative) hanno infiammato il dibattito nelle loro conferenze su temi nevralgici quali l’etica della ricostruzione, la semantica della distruzione del patrimonio e le sfide legate alla ricostruzione in Siria.

Questa edizione curata dal rettore Iuav Alberto Ferlenga e diretta dal docente di Composizione architettonica e urbana Benno Albrecht si è distinta, infatti, per aver costituito l’opportunità per studenti e architetti di generazioni e formazioni diverse di avviare un processo di riprogettazione non solo di siti archeologici o centri storici devastati e saccheggiati ma anche di periferie distrutte. Attraverso il riciclo di materiali, il riuso degli spazi pubblici e la valorizzazione dell’esistente i laboratori hanno proposto progetti volti alla ricostruzione della memoria e dell’identità culturale di una nazione di antichissima storia urbana. Con metodi e intenti differenti, nei laboratori sono stati anche studiati i siti Unesco di Aleppo, Palmira e Maaloula: ricostruzione dei monumenti e dei parchi di Aleppo come elementi propulsori di una futura rinascita urbana, così come interpretato dal laboratorio di Armando Dal Fabbro; o ricostruzione dell’assetto morfologico di Maaloula, piccola città in cui si parla ancora l’aramaico, a partire dalla casa, così come indicato dal laboratorio di Salma Samar Damluji. Tra gli altri temi, non è stato dimenticato quello del progetto dei luoghi di sepoltura delle innumerevoli vittime della guerra civile presso il sito archeologico di Palmira.

Ripartire dunque dalla ricostruzione degli spazi pubblici attraverso il riuso dell’esistente: è stato questo il leit motiv di un workshop che ha visto la giuria internazionale presieduta da Farrokh Derakshani (Aga Khan Award for Architecture) e composta da Abdullah Dardari (World Bank), Nohad Haj Salih (I-Barbon), Federico Cinquepalmi (MIUR), Carmen Andriani (Università di Genova), Philippe Chite (UN ESCWA) e Benno Albrecht (Iuav) selezionare insieme agli studenti i progetti migliori. Gli esiti sono “Progetti carichi di speranza ed energia, prima che soluzioni specifiche sull’architettura. Si lavora sulla stratificazione” – ha spiegato la giuria – “con cauti inserimenti, evitando i rischi della colonizzazione”.

Gli studenti hanno decretato vincitore del primo premio il laboratorio guidato da Ammar Khammash che ha affrontato il tema della ricostruzione delle monumentali ruote idrauliche che – non solo visivamente ma anche sonoramente – caratterizzano il paesaggio urbano di Hama sull’Oronte, città che già negli anni ’80 era stata vittima della risposta del regime ad un tentativo di ribellione. Secondo e terzo posto ai gruppi guidati da Solano Benitez e Giancarlo Mazzanti che hanno lavorato sulle città di Nahlaya e Raqqa. La giuria internazionale ha scelto invece tre team di studenti che hanno partecipato ai laboratori guidati da Solano Benitez, Ammar Khammash e Studio TAMassociati.

 

Immagine di copertina © Gabriele Bortoluzzi


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