La quarantena e il mondo che verrà dopo

by • 16 Novembre 2020 • Reviews922

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Il necessario aggiornamento di temi e approcci del dibattito architettonico e urbano, visto attraverso alcune pubblicazioni recenti

 

Per loro natura strumento lento, anche le pubblicazioni d’ambito stanno cogliendo il senso di sospensione e di passaggio del nostro tempo pandemico. Così, questo 2020 diventa discrimine obbligato tra cosa è pubblicato prima e cosa è pubblicato dopo. Lungo questa linea di taglio, si propone come fattore di transizione il diario di Pierluigi Nicolin, messo in pagina da Skira. Scritto nelle settimane del primo lockdown, è un agile libretto, strutturato in quattro capitoli brevi, che raccoglie i pensieri – eterogenei e vari, disciplinari e non – dell’architetto e docente milanese, sviluppati in un periodo di clausura che diventa occasione unica per riflessioni, allusioni e ricordi. Il tutto in una prospettiva d’inevitabile fragilità, e con un titolo, Architettura in quarantena, che è forse – nella sua stessa ambiguità – il senso più profondo della testimonianza.

Ma i pensieri di Nicolin fungono anche da ideali collegamenti con altre pubblicazioni del prima che, pur non parlando di pandemie, ne contengono implicitamente i temi. Il primo capitolo (Luoghi altri) si apre con un’immagine-simbolo: il Papa che benedice Urbi et Orbi nell’impressionante vuoto di Piazza San Pietro, venerdì 27 marzo 2020 [in copertina]. Piazze, strade ed edifici completamente privi della presenza umana sono senza dubbio tra le conseguenze più impattanti di questa fase, capaci d’influenzare significativamente l’immaginario di architetti e urbanisti. Il vuoto è tema con cui la cultura architettonica flirta con una certa assiduità: ne è prova a suo modo esemplare il testo di Carlo Prati, Lo spazio del vuoto, che LetteraVentidue ha pubblicato proprio la scorsa primavera. È il frutto di una ricerca accademica che l’autore condivide con colleghi che presentano brevi testi di supporto. Tra questi Il prezzo del vuoto di Valter Scelsi: «Per secoli il vuoto ha rappresentato l’ambiente dove la città europea, ostinatamente volta a mostrarsi come opera d’arte, ha disposto le proprie carte migliori […] il vuoto può esprimere la capacità dell’architettura di produrre qualcosa che, lì e in quel momento, sembra volersi sottrarre, anche solo per un attimo, anche solo per una parte, alle regole del mercato». Sono le dieci immagini che Prati pone in apertura – serie di collage digitali Moderno Vuoto – che colpiscono maggiormente, esprimendo con efficacia il crinale attuale tra immaginazione distopica e realtà inaspettate: da una Torre Velasca completamente svuotata a conservare solo la struttura ad un Empire State Building sezionato e messo a nudo, ecco serviti in pagina, e stampati a colori, ossimori e paradossi che questo periodo costringe a teorizzare. In un percorso che inevitabilmente tocca il fare comunità e quindi la prossemica tra le persone.

Prossemica è esattamente il titolo del secondo capitolo di Architettura in quarantena, in cui Nicolin scrive: «E anche i vincoli che regolano l’uso dei corpi nello spazio al tempo del Coronavirus – il distanziamento e il confinamento – fanno immaginare alcuni spunti per una città moderna – o postmoderna – se non del tutto perfetta almeno che faccia fronte ai problemi della densità (come riposta alle esigenze di distanziamento), aumenti a un tempo le condizioni di sicurezza e concepisca un nuovo tipo di spazi comuni». Ovvio che il corpus delle riflessioni sulla città abbia bisogno di un “tagliando” dopo il 2020. Tra queste spicca, per completezza, una pubblicazione dell’editore Donzelli, curata dalla docente romana Alessandra Criconia; l’ambito è quello accademico, a cui appartengono quasi tutti i 18 autori dei saggi. Una riflessione a più voci, evidentemente anche molto eterogenea e contrastante su svariati aspetti, che in nuce pone questioni con cui la città del dopo dovrà confrontarsi con ancora maggiore urgenza. Il titolo, Una città per tutti. Diritti, spazi, cittadinanza, sollecita quegli aspetti comunitari della città che sono il filo rosso capace di tenere insieme tutti i contributi. Sullo sfondo – oltre ai racconti di alcune esperienze urbane di trasformazione radicale, sempre più utili punti di riferimento per il futuro (da Jaime Lerner ai recenti programmi per il Grand Paris) – c’è Il diritto alla città di Henri Lefebvre che, a 50 anni dalla sua prima formulazione, viene discusso come emblematica pietra angolare per rinnovare i punti di vista sulla realtà urbana contemporanea.

Rinnovamento, o Palingenesi, secondo la parola scelta da Nicolin come titolo del suo terzo capitolo, in cui scrive: «Dunque, come per l’economia, anche per l’architettura, non si partirà da una tabula rasa ma si dovrà affrontare un compito immenso e affascinante e, più che fare di tale rinnovamento un pretesto per degli esercizi formali, o per riproporre delle utopie pregresse, si dovrà cercare di rendere interessanti le cose ordinarie che il tempo a venire ci sottoporrà». Approccio che emerge in una pubblicazione che ha invece origini diverse, non accademiche, ma legate alle attività della Fondazione italiana di bioarchitettura, presieduta da Wittfrida Mitterer, che è anche curatrice di un testo, dal titolo simbolico, La cura della casa comune. Raccoglie contributi di autori diversi (18 come nel testo precedente), più internazionali (oltre la metà) e interdisciplinari (nel campo del progetto ci sono, tra gli altri, Lucien Kroll e Massimo Pica Ciamarra). Anche questo è un racconto plurale – non omogeneo né chiaramente definibile vista l’eterogeneità di testi, toni e linguaggi – che identifica il senso di un percorso necessario, forse ancor più dopo l’esperienza della pandemia. Una direzione legata, in qualche modo, ai temi della sostenibilità e alle questioni ambientali sollecitate dalla Laudato si’ di Papa Francesco che – anche in questa pubblicazione, con una curiosa sovrapposizione al testo di Nicolin – viene proposto come riferimento ineludibile per le discipline architettoniche.

Perché, sembrano dirci queste letture, Via dalla quarantena (titolo del quarto capitolo di Nicolin) è un passaggio praticabile soltanto con un’azione progettuale rinnovata rispetto a qualità degli spazi, senso di comunità e implicazioni ambientali.

 

Architettura in quarantena, di Pierluigi Nicolin, Skira, 2020, pp. 48, € 9,90

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo spazio del vuoto, di Carlo Prati, LetteraVentidue, 2020, pp. 80, € 15

 

 

 

 

 

 

 

 

Una città per tutti. Diritti, spazi, cittadinanza, a cura di Alessandra Criconia, Donzelli, 2019, pp. 202, € 28

 

 

 

 

 

 

 

 

La cura della casa comune, autori vari, Fondazione Italiana di bioarchitettura, Libreria Editrice Fiorentina, 2020, pp. 266, € 18

 

 

 

 

 

 

 

 

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