La metamorfosi gassosa

by • 27 Luglio 2020 • Forum1101

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Riceviamo e pubblichiamo una riflessione sull’adattamento dell’architettura al cambiamento della realtà, da un compatto e sicuro corpo solido ad uno dissolto, dinamico, gassoso

 

Cosa ci ha lasciato la crisi pandemica e il lockdown che abbiamo recentemente vissuto? La prima considerazione da fare credo sia che la crisi ci ha mostrato tutte le false verità di questi ultimi decenni, imponendoci la necessità di un cambio di rotta, per evitare il prossimo collasso ecologico e le pandemie ad esso collegato.

In particolare, per quanto riguarda noi architetti, ci ha costretto ad interrogarci sulla responsabilità e su quali strade dovranno percorrere l’architettura e la città. All’interno di questa condizione ritengo che l’architettura deve lasciar cadere ogni velleità di autoreferenzialità, per riprendere a svolgere il suo ruolo politico di mediatore sociale, ponendo al centro della sua ricerca progettuale l’ambiente e i nuovi sistemi relazionali con cui si sta costruendo l’attuale società. Non possiamo più pensare ad un’architettura come una solida-forma-oggetto, ma è necessario ragionare su configurazioni che, seguendo processi dinamici, abbiano la capacità di adattarsi alle varie situazioni che la realtà c’impone. L’oggetto e la forma si devono dissolvere. D’altronde, anche il concetto stesso di luogo, sul quale si sono da sempre modellate nella storia le città e l’architettura, oggi si è dissolto subendo una profonda trasformazione. Non avendo più carattere esclusivamente geografico e territoriale, il luogo si è infatti moltiplicato in infinite possibili condizioni spaziali. Se in passato le persone entravano in contatto tra loro solo perché si ritrovavano fisicamente vicine, nella stessa “solida” piazza o in luoghi di lavoro, oggi, con le nuove forme d’interazione sociale dell’era di Internet, i legami sono sempre più deterritorializzati, o, come amo definirli, “gassosi”, legati da continue connessioni che accomunano i vari individui in una sorta entanglement quantistico che ci connette l’uno all’altro in varie parti del pianeta.

Il periodo di lockdown che abbiamo vissuto ha evidenziato ed accelerato questa trasformazione, mostrandoci tutte le sue peculiarità positive e negative. Basti pensare ai vari social network, allo smart-working (o sarebbe meglio dire home-working), e alle varie App che hanno permesso di realizzare video conferenze e meeting, collegando persone di tutto il mondo senza incontrarsi fisicamente. Quella che è in atto è più di una trasformazione, è una metamorfosi della realtà da un compatto e sicuro corpo solido, ad uno dissolto, dinamico, gassoso. Una metamorfosi che dura ormai da diversi decenni, che c’invita a passare da un’architettura del luogo ad un’architettura delle connessioni. Questa è pensata come un sistema relazionale aperto, immanente, composto da particelle architettoniche che, come gli atomi di un gas, si connettono tra loro in uno spazio che non è un vuoto, ma luogo energetico e dialogico tra i frammenti architettonici delle sue “particelle antropiche”. Una metamorfosi gassosa appunto che unisce realtà individuali indipendenti tra loro, all’interno di uno spazio vivo caratterizzato da forze attrattive e repulsive, in continua trasformazione. Da un’architettura come forma-oggetto dobbiamo quindi passare ad un’architettura come forma-dialogica di relazioni dinamiche. Un’architettura la cui tensione unitaria e formale è costituita da un logos di connessione, che segue la materia relazionale di un “corpo” gassoso. Un’architettura che possiamo quindi chiamare con il termine Architettura Gassosa.

Immagine principale: Emmanuele Lo Giudice, Dall’architettura solida all’architettura gassosa. Dalla società del luogo alla network society. Roma, 2019

 

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