Ritratti di città. Bari e l’urbanistica tattica

by • 6 Luglio 2020 • Città e Territorio, Mosaico2258

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Il capoluogo pugliese punta sullo spazio pubblico attraverso una serie di interventi mirati di rigenerazione. Ma alcuni progetti sono stati ridimensionati o sono rimasti sulla carta

 

Inserita nel 2019 dalla Lonely Planet come quinta tra le migliori destinazioni europee e prima in Italia, anche Bari riparte dopo mesi in cui è stata blindata per la pandemia. Sembrano già lontani i giorni in cui sono diventati prima virali e poi parte di iniziative di solidarietà i collage digitali in cui il sindaco Antonio Decaro, con delega all’Urbanistica, disperde assembramenti dai parchi, dalle piazze e dalle strade: dai luoghi che sono alla base della sua visione strategica dell’area metropolitana del capoluogo pugliese. «Spazio alle comunità» è proprio il titolo delle linee programmatiche del suo secondo mandato, orientate in un orizzonte geografico di area metropolitana e nell’orizzonte temporale di «BA20>30», acronimo del nuovo Piano strategico la cui redazione è partita nello scorso settembre.

 

Più spazio pubblico

Oggi Bari riapre con il piano «Open Space», programma di interventi sulla mobilità sostenibile e sulla vivibilità dello spazio pubblico, da realizzare agilmente in questo tempo indefinito segnato dall’emergenza Covid-19 e dalle necessarie misure di distanziamento fisico. Il lockdown a Bari ha determinato, infatti, una crisi non solo di carattere economico, culturale e sociale, ma ha anche messo a dura prova la strategia programmatica della città, centrata sullo spazio pubblico, sul verde e sui servizi di prossimità. Il piano, che rappresenta un’opportunità per ri-orientare alcuni obiettivi e sottoporre a verifica l’idea di città portata avanti in questi anni dall’amministrazione comunale, ambisce ad offrire la possibilità di operare in maniera veloce attraverso modalità “light”, utilizzando semplicemente la segnaletica e non intervenendo sulla struttura dei luoghi. Attraverso 30 azioni-pilota flessibili, economiche, rapide e condivise il programma di “urbanistica tattica” si propone di mitigare il rischio di contagio nel medio periodo, potenziando la mobilità sostenibile, aumentando la disponibilità di spazio pubblico e le dotazioni di prossimità nei quartieri.

 

In cantiere

Oggi Bari riapre anche con l’avvio delle procedure di apertura del cantiere nell’ex Manifattura tabacchi – Manifattura del lavoro e della ricerca. Il progetto, esito di un concorso internazionale risalente al 2016, prevede il recupero e la rifunzionalizzazione di ampia parte del compendio produttivo in disuso, per destinarlo a nuova sede del CNR e accelerare la rigenerazione del quartiere Libertà. Il progetto consentirà una delle più importanti operazioni di rigenerazione urbana mai realizzate a Bari e mira anche ad offrire luoghi di aggregazione, grazie alla connessione col Parco Maria Maugeri che sorgerà nell’area dell’ex gasometro. I due interventi incrementeranno ulteriormente gli spazi destinati a verde urbano di questa zona della città, favorendo il processo di integrazione tra funzioni pubbliche, sociali e lavorative.

Soprattutto la città riapre con la tanto attesa ripresa dei lavori del Parco e polo delle arti nell’ex caserma Rossani, con la prossima consegna di un’area di 30.000 mq nel centro città, inaccessibile ormai da 30 anni. La storia del progetto inizia nel 2012, con il concorso di progettazione internazionale Bari Centrale, vinto dallo studio Fuksas e finalizzato alla riqualificazione ambientale e culturale di una superficie di 78 ettari occupata dal fascio dei binari della stazione centrale e di alcune aree limitrofe (tra cui l’ex caserma Rossani, il Conservatorio e l’ex Manifattura), con la conseguente ricucitura e integrazione dei quartieri adiacenti. Il progetto di Fuksas trasformava l’area in un grande parco lineare, lungo 3 km e attraversabile trasversalmente, che avrebbe ospitato le nuove Città della cultura e Città della musica. In fase di attuazione, il vasto programma è stato ridotto alla realizzazione del parco Rossani, che occuperà parte dell’area dell’ex Caserma, alla cui stesura definitiva ha partecipato attivamente anche la cittadinanza, e che comprenderà attrezzature per lo sport, aree giochi e orti urbani.

 

Storie di ieri

Sembra evidente che sono lontani gli anni dei segni perentori del PRG redatto da Ludovico Quaroni nel 1976, ma anche le azioni per settori del piano Urban per il recupero di Bari vecchia, e forse anche quelli del nuovo DPP approvato nel 2011 e preliminare al PUG in fase di attuazione. Sono forse alle spalle anche gli anni de “La città del disincanto. Architetture dell’ultimo Novecento a Bari”, titolo della mostra organizzata nel 2019 sulle trasformazioni urbane nel capoluogo pugliese che ha raccolto i numerosi progetti delle archistar cimentatesi, con alterne fortune, con i concorsi baresi, uscendone spesso sconfitte e frustrate.

Sono finalmente chiuse le vicende del concorso per la riqualificazione di via Sparano e degli spazi pubblici del Borgo Murattiano, vinto dal team guidato da Guendalina Salimei (t-studio), la cui realizzazione, fortemente ridotta e rielaborata rispetto al progetto di concorso, è proceduta tra le polemiche degli ambientalisti per la rimozione delle palme esistenti e degli architetti per la trasformazione del prospetto della chiesa di San Ferdinando, disegnato nel 1934 da Saverio Dioguardi. È stato aperto il Museo archeologico nell’ex convento di Santa Scolastica, ponendo fine alle lunghe e complesse vicende che, a partire dal concorso del 2007, tra posticipi e dietrofront, hanno caratterizzato l’intervento di recupero, valorizzazione e fruizione. È stato infine riaperto il teatro Margherita, che costituisce, insieme alla Sala Murat, già da tempo ospitante mostre, e all’ex mercato del pesce, i cui lavori di riqualificazione sono stati rallentati dal ritrovamento della banchina del porto antico, il Polo dell’arte contemporanea. Oltre alla riorganizzazione degli spazi interni, il progetto di ABDR Architetti Associati per il teatro Margherita ha arricchito il teatro con un basamento in pietra e una pedana lignea che definisce una piazza d’ingresso la quale sottolinea la connessione dell’edificio con la città e col vecchio porto.

 

La rigenerazione per interventi puntuali

La strada tracciata oggi sul fronte urbano è, quindi, quella dell’attuazione di interventi puntuali, operando un’ampia strategia di rigenerazione che prevede la riqualificazione dei quartieri periferici con il piano delle periferie, con i PIRP di Japigia e San Marcello e il PRiU di San Paolo – Lama Balice; con l’apertura di parchi in aree degradate o abbandonate, tra cui anche il Parco della rinascita nell’ex Fibronit; con la strategia di riqualificazione urbana attraverso la street art, tra cui il wall drawing di David Tremlett nel complesso monumentale di Santa Chiara e San Francesco della scarpa; ma anche con altri ambiziosi progetti, tra cui quello del Polo unico della giustizia.

 

Il mare ai baresi

Tra i principali obiettivi da realizzare è, infine, la restituzione del mare ai baresi, proseguendo con i progetti di riqualificazione del waterfront, già oggetto di interventi di agopuntura urbana.
Bari è, infatti, il suo mare. Non è un caso, quindi, che i concorsi e gli interventi più recenti si stiano concentrando sul recupero e la riqualificazione del lungomare. Dopo il rilancio delle spiagge urbane di Pane e Pomodoro e Torre Quetta a sud e il completamento del lungomare di San Girolamo a nord, sono in corso di realizzazione altri interventi volti a restituire ai cittadini il fronte mare come spazio pubblico. Tra questi, il recente concorso internazionale di progettazione per la riqualificazione dell’affaccio al mare della città vecchia, il progetto preliminare per la riqualificazione del lungomare di Santo Spirito affidato nel 2018 ad Oriol Bohigas, il piano di riqualificazione del waterfront San Cataldo e il concorso del 2019, anticipatore del nuovo PUG, per Bari costa sud. Il progetto risultato vincitore di quest’ultimo concorso, finalizzato alla riqualificazione dell’area costiera e periferica a sud-est della città, mira a ricostruire una relazione forte tra il mare e l’entroterra agricolo, e a definire una visione di territorio integrato e sostenibile da un punto di vista ambientale, economico e sociale. L’attuazione del progetto consentirà la realizzazione di un parco costiero lineare lungo 6 km destinato al tempo libero e alla rigenerazione del quartiere Japigia che, con lo spostamento del fascio ferroviario già previsto dal PUG, potrà finalmente affacciarsi al mare.

Questo obiettivo di riconnessione della città col mare si interseca con la volontà di riapertura dei grandi recinti monofunzionali posizionati sulla costa, tra cui la Fiera del Levante, da rilanciare come grande polo di servizi. Il tutto in una rinnovata visione ecologica ripresa ad una scala geografica, ovvero di un waterfront metropolitano lungo 80 km, la cui trasformazione in senso green fa parte di un processo che sta interessando molti altri territori, e a cui si collega anche la visione di riforestazione planetaria immaginata da Stefano Boeri, che vede Bari come nodo del corridoio verde europeo che da qui devia verso l’Albania e la Grecia.

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One Response to Ritratti di città. Bari e l’urbanistica tattica

  1. […] alla condizione post pandemica e della ripartenza. Lo si percepisce dall’agenda urbana di Bari, guidata, per il secondo mandato, dal sindaco Antonio Decaro, che ha anche la delega […]