Ponte Belvedere, una porta per L’Aquila

by • 16 Marzo 2020 • Città e Territorio, Progetti786

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Riceviamo e pubblichiamo il progetto per il rifacimento del ponte Belvedere donato dallo studio tedesco gmp al capoluogo abruzzese nel decennale del terremoto

 

Volkwin Marg, socio fondatore dello studio di Amburgo gmp von Gerkan, Marg und Partner, uno dei principali studi di architettura europei con diversi sedi internazionali, nell’agosto scorso ha visitato l’Aquila in occasione del decimo anniversario del terremoto su invito di Roberta Semeraro, responsabile dell’iniziativa “Nove artisti per la ricostruzione” per elaborare, nell’ambito dell’iniziativa stessa, un progetto per il Ponte Belvedere e le aree annesse. L’esigenza della ricostruzione del ponte di Belvedere, realizzato tra il 1961 e il 1963 e rimasto chiuso dall’aprile 2009 in seguito al terremoto, è molto sentita nella città, essendo uno degli snodi centrali della viabilità del centro storico. A dieci anni dal terremoto questo tema è rimasto ancora irrisolto e solo recentemente, anche con la presentazione del progetto, si è acceso un dibattito sulle condizioni di ricostruzione del ponte.

Il professor Marg, in seguito alla visita accompagnato da un gruppo di collaboratori tra i quali l’ingegner Maurizio Milan, ha elaborato un progetto di ricostruzione completa del ponte, prevedendo una struttura in ferro segnata da un grande arco e quattro “piloni” che caratterizzano il ponte e lo rendono riconoscibile anche da lontano. L’arco richiama il tipico motivo di “porta della città” che caratterizza tante città italiane dall’epoca romana. I piloni, anch’essi con una struttura di ferro rivestita di pietra naturale, contengono al loro interno i collegamenti verticali tra la quota della strada di accesso e la quota superiore del centro storico, permettendo così un agevole collegamento pedonale tra le due quote urbane. I piloni sono sormontati da grandi “capitelli luminosi” che renderanno la vista notturna particolarmente spettacolare. Il progetto prevede inoltre la demolizione delle case popolari e la realizzazione, a loro posto, di un garage multipiano. Sul lato opposto della via Fontesecco, viene invece proposto il recupero dell’ex stazione di servizio per destinarla ad un bar e punto di servizio e informazione per la città. La viabilità dello snodo tra la strada statale 17 / via XX Settembre e via Fontanesco viene riorganizzato con una rotatoria al cui centro è prevista una fontana, in ricordo delle vittime del terremoto. La fontana è costituita da nove cerchi tra loro eccentrici, con diverse inclinazioni che simboleggiano il movimento del terremoto che muove la terra, rappresentata da una sfera in pietra in cima alla fontana. Nei nove cerchi sono applicate 309 incisioni, una per ogni vittima del terremoto, dalle quali sgorga l’acqua, simbolo di vita. Il progetto dovrebbe inserirsi in una riqualificazione complessiva dell’area che permetterebbe di realizzare un parco urbano e un percorso storico che collega la Fontana delle 99 cannelle con il centro storico.

L’aspetto significativo del progetto, anche a confronto di altre fantasiose proposte fatte per la ricostruzione, è che i suoi singoli componenti – il ponte, il garage, il recupero della stazione di servizio, la fontana, la sistemazione della viabilità e del parco delle 99 cannelle – possono essere tutti realizzati autonomamente e anche in tempi diversi a seconda della disponibilità finanziaria e delle diverse aree d’intervento. Il linguaggio architettonico adottato è piuttosto quello del rimando a forme archetipe, come l’arco d’ingresso, senza l’introduzione di forme e materiali estranei alla tradizione architettonica che contraddistingue il centro storico. Con il progetto cosi articolato, viene anche evitato di dover affrontare un progetto eccessivamente ambizioso, complesso ed economicamente impegnativo che comporterebbe il rischio, con realizzazioni parziali, tempi lunghi, complessità geotecniche e strutturali, di divenire un’ennesima opera incompiuta.

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