Roma, il museo non è all’altezza del cinema

by • 21 Gennaio 2020 • Mosaico, Progetti1001

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Visita al Museo italiano dell’audiovisivo e del cinema presso gli Studi di Cinecittà

 

ROMA. Il 18 dicembre ha aperto, un po’ in sordina, il MIAC – Museo italiano dell’audiovisivo e del cinema, realizzato dall’Istituto Luce Cinecittà e finanziato dal MIBACT con il piano strategico “Grandi Progetti Beni Culturali”. L’intervento costituisce un nuovo tassello nel progetto di rilancio degli Studi di Cinecittà, avviato faticosamente nel 2017 dopo il ritorno del complesso alla gestione pubblica. L’Istituto Luce Cinecittà ha infatti acquisito il ramo d’azienda Cinecittà Studios, che comprendeva la vecchia sede del Laboratorio di sviluppo e stampa, del laboratorio meccanico e del deposito delle pellicole cinematografiche, ormai chiuso per l’avvento della moderna tecnologia digitale.

L’edificio del Laboratorio presenta alcuni caratteri che contraddistinguono l’immagine del grande impianto per l’industria cinematografica inaugurato nel 1937 su progetto di Gino Peressutti: volumetrie rigorose, intonaco color pesca, bucature essenziali in stile razionalista. Il progetto di recupero, dell’architetto Francesco Karrer, è intervenuto sulle facciate con un restauro filologico teso a valorizzare tali elementi distintivi e con una nuova pensilina sormontata da un’insegna gialla che riproduce l’acronimo del museo, segnalando inequivocabilmente l’ingresso.

Purtroppo il museo non è all’altezza delle aspettative che desta il suo ambizioso nome, nonostante l’immenso patrimonio messo a disposizione dall’Archivio Luce e dalle Teche Rai. D’altronde, la pretesa di raccontare l’immaginario suscitato dall’arte delle immagini in movimento in più di centovent’anni era forse eccessiva, considerando la limitata superficie a disposizione (1.650 mq). Per ovviare al problema, lo studio NONE Collective ha scelto di organizzare il percorso espositivo per temi, ma la ristrettezza degli spazi non consente di presentarli in modo esaustivo ed approfondito per la necessità di concentrare troppi materiali nelle singole stanze: temi complessi come la storia, la lingua, il potere, il paesaggio, l’eros, la commedia, la merce e la musica sono dunque liquidati con riferimenti cinematografici quasi sempre ovvi, anche se in qualche caso si propongono accostamenti stimolanti. Non resta però tempo e spazio per una riflessione, visto che l’esperienza immersiva, che pure è suggestiva, sottopone il visitatore a una miriade di sollecitazioni attraverso installazioni visive e sonore che in parte si sovrappongono. In ogni stanza è infatti proiettata su grandi schermi una selezione a tema di spezzoni di film, mentre è al contempo possibile riprodurre su apposite installazioni frammenti di trasmissioni televisive e radiofoniche, che generano una confusione di suoni. L’intero percorso è guidato da una time-line che si sviluppa lungo il corridoio centrale dell’edificio, accompagnato dal rullo lungo il quale un tempo scorrevano le pellicole per le lavorazioni.

Rispetto all’esposizione permanente, il progetto del MIAC prevede l’apertura nei restanti locali dell’edificio di una sala cinema, uno spazio conferenze, una bibliomediateca che consentirà di consultare i materiali dell’Archivio Luce, nonché uno spazio lettura dove sarà messa a disposizione la biblioteca del grande critico cinematografico Tullio Kezich, un fondo di oltre cinquemila volumi. Nell’ambito del Museo sarà inoltre promosso un Laboratorio di conservazione e restauro, specializzato nel restauro analogico delle pellicole.

La carta d’identità del progetto

Committenza e finanziamento: MIBACT – Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo
Costo: 2,5 milioni
Realizzazione: Istituto Luce-Cinecittà

Partnership: Rai Teche, CSC (Centro sperimentale di cinematografia)
In collaborazione con: Cineteca di Bologna, AAMOD (Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico), Museo nazionale del cinema di Torino, Fondazione cineteca italiana, Cineteca del Friuli, Mediaset
Patrocinio: SIAE
Curatela: Gianni Canova, Gabriele D’Autilia, Enrico Menduni, Roland Sejko
Allestimento: NONE collective
Progetto architettonico: Francesco Karrer

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