«Domus», è la volta di Chipperfield

by • 18 Dicembre 2019 • Reviews2007

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Dopo De Lucchi e Maas, nel 2020 l’architetto inglese alla direzione della rivista, che ha appena dedicato l’inserto dell’ultimo numero del 2019 alla Milano che cambia

 

Dopo il grande debutto, nel 2018, con l’architetto e designer italiano Michele De Lucchi e l’arrivo dell’architetto e urbanista olandese Winy Maas per il 2019, il progetto editoriale 10x10x10 di «Domus» (10 architetti di fama internazionale per 10 numeri ciascuno in un arco temporale di 10 anni) prosegue con un nuovo passaggio di testimone internazionale. Sarà infatti David Chipperfield il nuovo guest editor a partire dal numero di gennaio 2020.

 

Chi è il neo-direttore

Nato a Londra nel 1953, Sir David Chipperfield è una delle figure più eminenti dell’architettura contemporanea. Laureato presso l’Architectural Association School of Architecture di Londra (1977) e poi tirocinante negli studi di Richard Rogers e Norman Foster, apre il suo studio nel 1984 nella capitale e realizza progetti che spaziano dal residenziale al pubblico, dalla scala privata al grande complesso fino alla progettazione d’interni. Con la costruzione del River and Rowing Museum ad Henley-on-Thame (1997) la sua fama diventa internazionale e si aggiudica numerosi riconoscimenti. Oggi lo studio conta sedi in varie parti del mondo. Tra i numerosi progetti realizzati ricordiamo: il Museo di letteratura moderna a Marbach am Neckar in Germania (2006); la Biblioteca pubblica a Des Moines in Iowa (2006); il Liangzhu Museum ad Hangzhou in Cina (2007); il Neues Museum a Berlino (2009); gli ampliamenti di storici edifici quali l’Anchorage Museum in Alaska (2009), il Saint Louis Art Museum in Missouri (2013) e il Museo di storia naturale di Zhejiang in Cina (2018). È stato curatore nel 2012 della 13. Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia dal titolo “Common Ground” ed ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali come il Wolf Foundation Prize in Arts (2010), la Medaglia d’Oro del RIBA (2011) e il Premio Imperiale (2013). Da sempre la sua filosofia punta a progettare architetture minimaliste e semplici nella lettura, che ricercano un rapporto forte con il contesto in cui sono inserite.

 

Il manifesto d’intenti

Nel manifesto che Chipperfield ha concepito per «Domus» 2020 ritroviamo molte delle sue tematiche legate all’ambiente e al territorio. In particolare, si può leggere un chiaro invito ad agire collettivamente, la necessità di fare e soprattutto di saper cogliere l’opportunità di cambiare. Le soluzioni non possono arrivare da un singolo progetto e qualsiasi cosa noi facciamo dobbiamo tenere conto del nostro ambiente fisico e spirituale. Il rispetto per il luogo ed i suoi attori è fondamentale. Un invito, rivolto a tutti gli addetti ai lavori, per una nuova presa di coscienza professionale perché, oltre a fissare obiettivi per il consumo energetico, a sviluppare tecnologie sempre più intelligenti e materiali sostenibili, bisogna probabilmente anche smettere di pensare che la responsabilità sia esclusivamente nelle mani di chi controlla il quadro finanziario e politico. Chipperfield invita ad essere aperti ed imparare anche dalle giovani generazioni, più pronte a sollevare interrogativi, per riappropriarci del nostro territorio. Nulla sarà lasciato al caso sotto la direzione Chipperfield. Infatti, anche le copertine saranno firmate dall’artista e fotografo tedesco Thomas Demand, che svilupperà un progetto modulare. Ad immortalare il progetto architettonico al centro di ogni numero sarà Iwan Baan, autore dei principali reportage urbani degli ultimi anni, mentre Jasper Morrison, uno dei progettisti più apprezzati dalla scena mondiale, si dedicherà alla sezione design.

 

Milano città europea

A proposito di territorio, l’ultimo inserto allegato al numero di dicembre racconta della città che più di tutte ha mutato la sua immagine negli ultimi anni. Con il titolo Milano.Italia, il numero indaga la trasformazione da “grande città” a “città europea” diventata attrazione internazionale. Infatti, lo studio Global cities of the future, come anche la recente ricerca Domus-Ispi, proclamano l’area metropolitana lombarda tra le più ricche del mondo e indicano Milano come la prima eccellenza produttiva del Paese e uno degli snodi principali dell’economia globale. Una generale rinascita dell’iniziativa privata nel settore commerciale e in quello delle start-up e nell’attrattività d’investimento immobiliare che, in pochi anni, ha radicalmente cambiato l’assetto urbano dal centro alla periferia. L’aspetto più conosciuto di questa metamorfosi di Milano da città industriale a postindustriale è ormai legato allo skyline delle torri che attualmente segnano il paesaggio urbano. Il numero di dicembre racconta anche un aspetto più domestico e in scala con il tessuto urbano, con le sue peculiarità legate a storie minute, ma proprio per questo vissute. Nasce da uno sguardo, affidato all’occhio fotografico di Filippo Romano, che mostra come sia cambiato il modo di “usare” la città; soprattutto i suoi spazi pubblici e l’occupazione degli spazi residui e dismessi. È un ritratto collettivo e dal basso della città che vive nei comportamenti degli abitanti, dei visitatori e dalle tante piccole e grandi attività svolte da fondazioni ed associazioni. La copertina è una rielaborazione grafica di Giuseppe Basile da un disegno di Andrea Hoffman e Lise Timmermans, “Scale milanesi. A catalogue of entrance and staircase design in Milano from 1919-1967” (Tesi di master, Università di Gand, 2019).

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