Ritratti di città. Tunisi, sempre più vasta e… sbadata

by • 11 Novembre 2019 • Città e Territorio, Mosaico1635

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Le sfide di Grand Tunis, tra programmi di recupero, spinte speculative, amnesie sul patrimonio e ruolo dell’arte per lo spazio pubblico

 

Con quasi 2,5 milioni di abitanti e una superficie di 200 kmq, la Tunisi contemporanea è il frutto dei rapidi processi che dagli anni ’70 in poi hanno totalmente modificato la struttura urbana originaria e quella di successivo impianto coloniale. La capitale è ora diventata la Grand Tunis e mostra una struttura urbana in cui è difficile far dialogare la parte storica, quella coloniale, la città moderna, la zona a nord dei laghi e il sistema dei centri urbani che circondano la metropoli. Le nuove sfide per il futuro di questo grande sistema urbano riguardano la costruzione di un’idea di città più coesa, aperta al mondo globale ma, al contempo, consapevole della sua identità e attenta al suo patrimonio architettonico e paesaggistico.

 

Il recupero del centro

Il 2 settembre 2019 è scaduto il bando del più vasto programma di recupero dei centri storici finora attivato in Tunisia e rivolto ai Comuni. Integrato nel Piano di sviluppo economico e sociale 2016-2020, il programma è finanziato dalla Banca europea per gli investimenti e ammonta a 40 milioni di dinari (circa 12 milioni di euro). Scopo è garantire l’integrazione economica e sociale dei centri storici, delle Medine, dei quartieri europei del XIX e XX secolo, dei Ksour e, più in generale, dei tessuti abitativi tradizionali tunisini per migliorare le condizioni di vita degli abitanti, stimolare l’economia e aumentare l’attrattiva turistico-culturale del patrimonio.

Nel caso di Tunisi, il programma di recupero interessa la parte coloniale costruita al margine della Medina da fine Ottocento: un comparto caratterizzato dai progetti spesso mediocri elaborati da architetti francesi di formazione Beaux-Arts che furono magnificamente costruiti e modificati in corso d’opera dalle imprese italiane, per lo più siciliane, in quegli anni stabilitesi a Tunisi. Il cospicuo investimento previsto per il rilancio dei centri storici mira a invertire gli effetti della crisi economica in cui sembra sprofondato il paese negli ultimi anni. Tuttavia, come riportato dalla stampa finanziaria locale, nel caso di Tunisi, vi sono forti interessi da parte delle compagnie assicurative che mirano ad appropriarsi di questo sistema urbano. Il rischio è quindi l’avvio di una massiccia speculazione edilizia che cancellerebbe la storica sedimentazione sociale di un ambito che, per la sua composizione multiculturale, è tra i più variegati della Grand Tunis. Esemplificativo di quanto potrebbe accadere è l’anonimo contenitore della sede bancaria inaugurata nel 2017: un intervento realizzato su Avenue Habib Bourguiba tra il teatro Municipale e l’Ambasciata di Francia che, distruggendo la memoria storica di un intero isolato, ripete quanto avvenuto dagli anni ’70 in poi con la costruzione dell’hotel Africa e dell’hotel el Hana International.

Nonostante le aggressioni, il tratto della città coloniale che ben rappresenta l’immagine e l’identità urbana è proprio l’Avenue Bourguiba, il grande viale urbano che, partendo dalla porta del mare – Bab al Bar -, collegava la Medina al vecchio porto commerciale. Dall’Avenue Bourguiba è possibile prendere il trenino a scartamento ridotto che attraversa La Goulette, Le Kram e Carthage per giungere a Sidi Bou Said e a La Marsa. La testata di quest’infrastruttura, che fu realizzata per collegare le comunità siciliane, greche e maltesi allocate a La Goulette con il centro urbano, è oggi diventata il pivot di una serie d’interventi urbani a grande scala.

 

Le nuove urbanizzazioni

L’urbanizzazione della parte di Berges du Lac lungo la direttrice di La Marsa è stata completata da alcuni anni e oggi accoglie diverse istituzioni straniere, le ambasciate e vari edifici direzionali tra cui la Borsa. A completamento del comparto è ora in corso una nuova urbanizzazione prevalentemente residenziale dal costo previsto di 1 miliardo di dinari (quasi 300 milioni di euro). Realizzato attraverso un partenariato arabo saudita-tunisino, l’intervento mostra i limiti di un’operazione che, impiantando il modus operandi del Middle East, è indifferente allo straordinario sistema paesaggistico del lago di Tunisi. Il nuovo insediamento di Berger du Lac si estende per oltre 65 ettari ed è una delle più grandi speculazioni edilizie del Mediterraneo, la cui conclusione è prevista nel 2030.

Per la configurazione degli spazi pubblici di questo nuovo pezzo della Grand Tunis, due anni fa, una delle società promotrici dell’investimento ha bandito un concorso internazionale che, dopo una preselezione rivolta ad architetti e paesaggisti, si è limitato a richiedere lo studio dell’arredo urbano senza intervenire né sulla forma dei lotti, sacralizzati alla logica del massimo profitto, né sulla qualità degli spazi urbani.

A Berges du Lac si conferma quindi la tendenza a realizzare interventi fuori scala e difficilmente sostenibili sul lungo termine che è ben esemplificata dalla Cité de la Culture: un complesso di 9 ettari inaugurato nel 2018 e realizzato con un contraddittorio pastiche di modelli importati e citazioni orientaleggianti. L’urbanizzazione di Berges du Lac sta inoltre aprendo un dibattito sulla necessità di ricollocare l’aeroporto, attualmente situato al bordo dell’area.

 

La carenza di alloggi sociali

Si tratta di una delle questioni aperte, in particolare, all’interno di un centro urbano difficilmente raggiungibile poiché attraversato solo in parte da un tram comunemente chiamato Métro léger de Tunis. Il fabbisogno abitativo è uno dei fattori scatenanti dell’abuso e delle occupazioni che interessano buona parte degli spazi aperti: un fenomeno ampiamente tollerato che riguarda spesso le aree di pregio in cui era stata finora interdetta l’edificazione e sulle quali i promotori immobiliari vorrebbero intervenire.

 

La dimensione sociale dell’architettura

In questo contesto non mancano tuttavia i segnali di un crescente interesse. Si pensi al ruolo dell’École nationale d’architecture et d’urbanisme (ENAU) che, sotto la direzione di Fakher Kharrat, sta promuovendo un’idea dell’architettura più attenta ai bisogni delle comunità. Esemplificativa in tal senso è la recente attività su La Marsa, cittadina a nord della capitale, con l’organizzazione di stage e concorsi volti a costruire una cooperazione tra l’ENAU e la comunità. In questa direzione si muove anche la Scuola di dottorato diretta da Mounir Dhouib che, grazie alla continua produzione di ricerche, sta costruendo un vasto bagaglio utile alla documentazione scientifica del patrimonio architettonico tunisino.

 

La cultura per lo spazio pubblico

Un altro elemento d’interesse è la crescente diffusione d’iniziative culturali che mirano a sviluppare i linguaggi artistici contemporanei negli spazi pubblici. Tra le manifestazioni più note c’è “Dream City”, la biennale di arte nello spazio pubblico ideata e diretta dai coreografi Selma e Sofiane Ouissi per conto dell’associazione Art in Rue. Iniziata tre anni prima della cosiddetta Rivoluzione dei gelsomini, “Dream City” è stata pensata nel 2007 per opporsi all’isolato elitarismo degli spazi artistici istituzionali e per far vivere attraverso l’arte i luoghi non convenzionali e abbandonati della Medina. Giunto quest’anno alla sesta edizione, il festival propone un programma multidisciplinare che coinvolge i cittadini nei processi di esplorazione artistica e, pur avendo perso parte della sua iniziale carica innovante, continua a mantenere alta l’attenzione sulla Medina.

Vi sono inoltre diverse iniziative di danza contemporanea – disciplina particolarmente vitale in Tunisia – che hanno investito sia lo spazio urbano (come gli spettacoli proposti da Danseurs citoyens), sia gli spazi pubblici e privati (come il Municipio di La Marsa e le case private dove si svolge il festival “Hors Lits” diretto da Selim Ben Safia).

Tra le iniziative che puntano a diffondere l’architettura contemporanea con un’attenzione ai luoghi pubblici si segnala anche la nascita dell’Espace Architecture Tunis, diretto dalla giovane architetta Fatma Sakka e volto a sviluppare analisi e ricerche sugli spazi per la didattica e sul ruolo dell’architettura pubblica nel cambiamento sociale in atto nel Paese. Negli ultimi anni sono anche sorti nuove gallerie d’arte e centri culturali privati che mirano a promuovere l’arte e il design contemporaneo, con una particolare attenzione verso lo sviluppo delle comunità locali. Non lontano dalla principale stazione ferroviaria, nel 2018 ha aperto lo spazio Central Tunis che a fine ottobre ha ospitato la prima edizione di Tunisia Design Week. Nella periferia nord, nel quartiere di Bhar Lazreg, ha invece aperto la Station B7L9, nuovo spazio artistico sperimentale promosso da Kamel Lazaar Foundation per generare un impatto sociale nelle aree svantaggiate, facendo interagire gli artisti con le comunità locali attraverso workshop, seminari, eventi e un ampio programma di sensibilizzazione culturale.

 

La “zavorra” del patrimonio

Tunisi accoglie un ponderoso patrimonio immobiliare storico e aree di grande valore paesaggistico. Tale straordinaria ricchezza dovrebbe dare un indirizzo di sviluppo chiaro, mentre la città di oggi appare costruita piuttosto attraverso la somma d’interessi particolari incapaci d’interpretare il presente e costruire il futuro. Sebbene i tunisini siano fieri della loro storia plurimillenaria, nel concreto essi paiono avere un rapporto controverso con un’eredità che non riescono a valorizzare: la salvaguardia del patrimonio spesso confligge con gli interessi particolari del momento. Vi è inoltre una tendenza a imitare acriticamente modelli urbanistici importati: la ricchezza che caratterizza la città, in definitiva, non è quasi mai vissuta come un valore da proteggere ma, al contrario, come un peso di cui liberarsi.

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