Atlas of emerging practices: la radiografia dei giovani progettisti europei under 35

by • 25 Settembre 2019 • Professione e Formazione770

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95 studi professionali tra i 25 e i 35 anni raccontati nel volume Atlas of emerging practices. Being an architect in the 21st century, a cura di Gianpiero Venturini

 

ROMA. Nella cornice del MACRO e del New Generation Festival, è stato presentato il 7 settembre l’Atlas of emerging practices (Edizioni Atcar 2019, pp. 272, euro 32), un volume che raccoglie notizie, interviste e dati su 95 giovani studi di architettura in Europa, tra i 25 e i 35 anni. Ben 25 gli studi italiani coinvolti.

L’analisi delle informazioni raccolte è condotta in modo accurato e orientata a costruire un quadro degli studi emergenti non solo attraverso gli esiti, ossia i progetti realizzati, ma anche attraverso una descrizione degli aspetti socio-culturali che caratterizzano la loro formazione e missione, nonché la loro capacità di offrirsi al mondo prima ancora che relazionarsi con il mercato. Il lavoro statistico condotto assume particolare valore perché offre la possibilità di letture trasversali e interpretazioni personali dei dati rispetto alle già interessanti considerazioni tracciate dall’autore Gianpiero Venturini. Gli ambiti tematici di maggior interesse per gli studi professionali sono quelli che maggiormente ricorrono nelle interviste: Organization, Business, Media e Projects.

 

Organizzazione: uniti è meglio

La prima categoria colleziona le informazioni che consentono di classificare ogni partecipante in macro categorie, attraverso i caratteri sostanziali della propria organizzazione: numero di dipendenti, partner, etc. In questo passaggio a ogni studio viene chiesto di definirsi in ragione della sua strutturazione interna: tra i termini più usati alcuni come collaboration, process, network, partecipation esprimono le aspirazioni delle nuove generazioni, figlie di un mondo caratterizzato dalla comunicazione e desiderose di farne parte. Questo dato è ancor più significativo se incrociato con altre informazioni: la maggior parte degli studi è stata fondata da due/tre persone e in misura minore (21 su 95) da un solo fondatore. Collaborazione e partecipazione sembrano dunque caratteri prevalenti e conseguenza della capacità dei più giovani di valorizzare le diversità nei processi culturali di cui il progetto fa parte.

 

Committenza: la spinta dell’entourage e l’investimento non sollecitato

Un’analisi più stringente e di natura economica è contenuta nella sessione Business, con indicazioni su incarichi, budget e clienti in riferimento al triennio 2016-2018. Solo per questa sessione la collezione di dati è in forma anonima, in modo da assicurarne la veridicità ed evitare di esporre nominalmente gli studi. Emerge come stabile nel triennio la quantità degli incarichi e la loro distribuzione tra pubblico (20%) e privato (60%), oltre a un 20% di progetti che corrispondono alla categoria unsolicited, ossia senza budget iniziale, da considerare come un investimento dello studio sulla possibilità di realizzare le proprie idee, ivi compresi i concorsi. Le committenze private sono spesso caratterizzate da budget contenuti e corrispondono a contatti personali (talvolta un familiare), segno che il primo atto di fiducia verso la giovane architettura è di carattere personale prima che culturale: nasce dalle famiglie e dalle amicizie. In fondo, tutta l’Europa è paese. Emerge inoltre che in alcuni paesi del Nord Europa c’è lavoro a sufficienza da non rendere necessario cercarlo in altri paesi, condizione opposta a quella degli studi italiani. D’altronde è sempre in Nord Europa che gli studi crescono più facilmente, visto che lì si trovano i pochi casi con più di otto impiegati.

 

Comunicazione: alla ricerca del consenso

Nella sessione Media si racconta il ruolo degli strumenti digitali, impiegati non solo per la comunicazione interna allo studio, ma anche per facilitare comunicazione, partecipazione e gestione dell’attività. Nelle interviste i giovani architetti si mostrano consapevoli del potenziale dei social media, che offrono una possibilità di comunicazione simultanea verso un mondo senza gerarchie. Comunicare a tutti significa anche raccogliere indistintamente critiche ed osservazioni, soprattutto in merito alle idee politiche sottese dai progetti e  quindi in grado di stimolare le reazioni della rete. In alcuni casi i progetti nascono proprio dal coinvolgimento degli utenti e dalla capacità di attrarre l’interesse di investitori e politici. Un carattere particolarmente innovativo degli studi emergenti sembra quindi una propensione alla diffusione di iniziative e idee quale condizione necessaria per poter avviare un processo decisionale che porta all’architettura, la capacità di giocare in anticipo innescando il processo progettuale non dall’idea ma dai presupposti sociali e politici.

 

I 25 studi italiani

Esperimenti Architettonici, Altamura
Ciclostile Architettura, Bologna
Kiez.agency, Bologna
LERUA, Torino/Castelsardo
OPPS architettura, Firenze
CIRCOLO-A, Genova
Enter Studio, Genova
false mirror office, Genova
gosplan, Genova
A2BC, Milano
casatibuonsante architects, Milano
Openfabric, Milano*
co.arch, Milano
Parasite 2.0, Milano
Quindi Terna Architecture, Milano
Matteo Ferroni Architecture, Perugia
Angelo Renna, Prato*
NEAR architecture, Roma*
OFL architecture, Roma
orizzontale, Roma
SET Architects, Roma
Warehouse of Architecture and Research, Roma
deltastudio, Ronciglione
ETB, Treviso*
PlaC Architecture Urban Design, Torino

* studi con sede anche all’estero

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