Claudio D’Amato Guerrieri (1944-2019)

by • 18 Settembre 2019 • Professione e Formazione781

Share
Accademico di San Luca e docente lungamente impegnato per l’università, ha ricercato altre vie della modernità attraverso l’innovazione delle tecniche tradizionali del costruire

 

Accademico di San Luca e professore emerito di Progettazione architettonica al Politecnico di Bari, sua città natale, Claudio D’Amato Guerrieri ha conseguito nel 1971 la laurea in Architettura all’Università di Roma La Sapienza, in cui ha proseguito l’attività di ricerca e didattica sino al 1986. Già professore ordinario all’Università degli studi di Reggio Calabria, nel 1989 è stato fondatore e poi preside della Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari, dove ha coordinato, dal 2000 al 2012, il Dottorato di ricerca in Progettazione architettonica per i Paesi del Mediterraneo e diretto in seguito il Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria civile e dell’Architettura. Direttore della Rete interuniversitaria italiana di architettura Retevitruvio, il 16 marzo 2016 ha ricevuto il premio “Presidente della Repubblica” dell’Accademia nazionale di San Luca (nella foto di copertina, con il presidente Sergio Mattarella).

«One world, many traditions» è il motto dell’INTBAU che aveva fatto suo. All’innovazione delle tecniche tradizionali del costruire ha dedicato gran parte della sua attività teorica e pratica, in particolare affrontando i problemi della costruzione in pietra da taglio secondo i principi della stereotomia e del suo aggiornamento attraverso procedimenti CAD/CAM.

È stato autore di numerose pubblicazioni, esito non solo di tale di ricerca applicata, ma anche di quella storico-critica: come nella sistemazione, con Francesco Cellini, dei disegni di Mario Ridolfi per l’archivio dell’Accademia nazionale di San Luca.
 Fra le sue opere realizzate, la casa Reggini a San Marino (1981-89), la Facoltà di Agraria dell’Università di Reggio Calabria (1987-97), l’«Escalier Ridolfi» per la fiera veronese Marmomacc (2005), il portale «Abeille» e l’obelisco «Alexandros» per l’esposizione «Città di pietra», curata nel 2006 all’interno della X Biennale di Architettura di Venezia, mostra – manifesto della sua idea di architettura. Figura complessa e determinante per la cultura architettonica italiana, attraverso il suo insegnamento e il suo giudizio critico ha saputo trasmettere una rara passione e un impegno rigoroso.

A due opere ha lavorato instancabilmente fino agli ultimi giorni di vita: alla scrittura de La scuola italiana di architettura 1919-2012. Saggio sui modelli didattici e le loro trasformazioni nell’insegnamento dell’architettura e alla sistemazione del Fondo Claudio d’Amato Guerrieri (donato alla biblioteca Marcus Vitruvius Pollio del Politecnico di Bari). Il saggio è lo specchio della sua visione “organica” dell’insegnamento. Il fondo, che riflette la sua formazione di architetto, accademico, teorico dell’architettura, appassionato e insaziabile studioso, è articolato in tre sezioni: la prima risale ai suoi anni di studio e lavoro a Roma e comprende le monografie e i trattati di cui si è nutrito il suo spirito, da sempre interessato al rapporto tra architettura moderna e storia, alla ricerca di un’altra modernità e di una nuova contemporaneità; la seconda risale agli anni del suo insegnamento e ricerca nel Politecnico di Bari e racchiude opere sulla stereotomia, oltre alle tesi di dottorato, da lui promosse o seguite, sull’insegnamento dell’architettura, sulla costruzione in pietra da taglio, sui caratteri dell’architettura plastico-muraria; la terza comprende le numerose riviste di architettura e urbanistica di cui è stato fervido lettore.

Parafrasando le Memorie di Adriano, che amava citare agli studenti, questo «granaio pubblico» non è il suo unico lascito. La sua eredità è nella formazione di una scuola che ne trasmetterà gli insegnamenti. Il Politecnico di Bari lo ricorderà con una giornata di studio e intitolerà una borsa in sua memoria.

(Visited 272 times, 1 visits today)

Pin It

Comments are closed.