Emergenza casa: Homeless

by • 9 Luglio 2019 • Professione e Formazione635

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Con la pubblicazione degli esiti del concorso e del convegno, la Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino conclude la prima edizione di SIAT Young

 

Un concorso rivolto a giovani progettisti, un convegno, una pubblicazione. Queste le tre iniziative che la SIAT, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, ha dedicato al tema dell’emergenza casa e della condizione dei senza dimora.

La SIAT, associazione culturale senza fine di lucro che opera a Torino fin dal 1867, ha lanciato un concorso d’idee (che diventerà premio annuale) interpellando i giovani progettisti, studenti o laureati delle scuole di architettura, ingegneria, design e belle arti, chiamati a svolgere esplorazioni nel campo di una prima accoglienza diffusa per i senza dimora (homeless shelter). Il concorso può essere uno strumento potente, aperto a tutti, per condividere e far circolare le idee, con una possibilità di arricchimento per chi ci lavora e per la comunità che può godere dei risultati.

Il convegno, ospitato dal Gruppo Abele di don Luigi Ciotti, dedicato al tema impegnativo della homelessness e più in generale dell’emergenza casa, si è tenuto a Torino nell’ottobre 2018, a seguire gli esiti del Concorso; è il vero cuore dell’iniziativa, per comprendere i meccanismi in atto, in particolare il lavoro meticoloso e qualificato che gli operatori sociosanitari svolgono sul campo in un quadro ormai sovranazionale di direttive d’intervento. L’obiettivo è cercare nuove soluzioni in una città che può vantare una tradizione locale storicamente radicata di accoglienza e aiuto ai più deboli. Si tratta anche di guardare criticamente e con onestà intellettuale allo stato dell’arte, alla condizione difficile e sofferta di una parte consistente e in aumento della Città e dei suoi cittadini.

La pubblicazione è avvenuta più di recente sulle pagine della rivista «Atti e Rassegna Tecnica» della SIAT («A&RT», anno LXXIII – numero 1 – aprile 2019). Sulla rivista trova spazio anche l’esperienza del concorso che ha fatto un po’ da specchio allo sguardo di chi ha portato un contributo di riflessione al Convegno. Più che di atti o di un catalogo di concorso, si tratta della costruzione corale di un racconto. S’intrecciano gli sguardi degli operatori e degli osservatori, coinvolgendo discipline medico-sociali, tecniche e saperi edilizio-architettonici, le analisi sulle politiche della casa, le esperienze partecipate e il pensiero rivolto quasi agli archetipi, rilanciando così l’ipotesi iniziale che anche in questo caso (e forse in particolare) esistono solo risposte complesse basate su percorsi multidisciplinari. L’editoriale di Andrea Longhi, direttore della rivista, Con il corpo capisco, ha posto l’attenzione sull’approccio di lavoro dei giovani progettisti, rimandando alla lettura di un testo di David Grossman, per cui «forse è con il corpo (o addirittura con il “corpo a corpo”) che architetti e ingegneri possono sperare di potenziare i propri strumenti di comprensione e di progettazione: la situazione estrema qui proposta spinge a cercare strumenti non intellettuali o astratti per capire, ospitare e trasformare quei corpi stanchi e disorientati che certamente non abitano le dimore patinate e smart delle riviste di settore (peraltro, di quale settore?)». Continua a imporsi l’imperativo etico di servizio che riguarda la disciplina dell’architettura.

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Immagine di copertina: Galleria San Federico Torino, 2018 (foto F. Gallo)

 

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