“Rompete le righe!”, Dalisi e Mendini a Napoli

by • 15 Maggio 2019 • Reviews1387

Share
Una mostra di disegni di Riccardo Dalisi e Alessandro Mendini è l’occasione per confrontare i loro modi d’espressione e riflettere sull’eredità delle loro opere in città

 

NAPOLI. Si è inaugurata presso la Home Gallery di Andrea Nuovo una mostra di piccoli disegni di Alessandro Mendini e Riccardo Dalisi dal titolo “Rompete le righe”. I disegni, montati accoppiati, dialogano tra loro come vecchi amici quali i due erano. Riccardo è stato uno dei miei pochi [due] riferimenti da studente e poi professionale prima e infine amico. Mendini l’ho conosciuto personalmente nel 2010 dopo che aveva dedicato un editoriale della sua «Domus» al mio libro Racconti di qui; da lì ho scritto per la rivista da lui diretta e infine ci siamo incontrati di rado ma ne ho sentito la mancanza come avviene quando si spezza un filo invisibile, tipo amici di penna di un secolo fa.

Dalisi è arrivato all’inaugurazione accompagnato dai suoi figli. Con l’età è diventato una specie di folletto spiritoso, senza i freni che già erano pochi. Le persone si avvicinano e lo salutano con la tenerezza che si concede a un nonno e lui risponde poggiando un dito sulla punta del naso o del mento, poi gesticolando come gli abitanti dei vichi segue il ritmo dello swing che un contrabbasso e un sassofono diffondono nel giardino invaso dall’aria tiepida e dalle infinite gradazioni di verde punteggiato dal fucsia delle petunie. Mi presentano Elisa e Fulvia, le figlie di Mendini che mi parlano del rapporto sentimentale che il padre aveva con Napoli. Ma io lo so, conservo una sua letterina dove le parole sottili e tremolanti raccontano di un percorso intorno alla Posta centrale e sembrano incise su un fondo di graffi colorati a pastello. Siamo a “Montedidio”, dove Erri De Luca fa allenare ogni sera tra i tetti del quartiere dove si stendono i panni il giovane protagonista nel lancio del “bumeràn” avuto in regalo da un viaggiatore marinaio, fino a quando volerà finalmente tra le esplosioni dei fuochi di fine anno, volerà su questo montarozzo di tufo abitato dai tempi della fondazione, stratificazioni di millenni insomma, volerà sui vicoli i sotterfugi le povertà e gli odori, sulla lingua e l’umanità, volerà portandosi via il ragazzo innocente per far posto all’uomo che scopre l’amore. De Luca e Mendini: l’uno ha scritto l’altro ha disegnato il mondo colorato e sottile dei Diavoli custodi. Tutto torna.

Eppure Napoli, credo di poterlo dire, non ama molto le cose che Mendini vi ha realizzato. Gli chalet della Villa comunale sono stati manomessi, e il tono festoso dei mosaici e delle cuspidi dorate si è trasformato in un malinconico residuo disneyano. Il punto non è prendere una posizione [che per quanto mi riguarda è “a favore”], ma capire. Negli anni novanta l’oggetto dell’incarico affidato all’Atelier Mendini era più legato ai temi della sicurezza, mentre la risposta progettuale è stata quella inevitabile della sperimentazione di un “nuovo” persino irridente sul corpo dell’antico sottratto ad un’ingombrante intoccabilità. Questo conta.

Anche Dalisi non ha sempre avuto vita facile in città. Hanno rimosso dalla tangenziale la Ninfa Parthenope che aveva installato all’ingresso [o uscita, dipende] del tunnel di Capodimonte. Una sagoma di latta ricurva torreggiava tra le due gallerie adagiata sullo sfondo della vegetazione della collina, nastri di ferro tortuosi simili alle spire di serpenti portavano teste di drago sormontate da uccelli volteggianti. Pare che fosse pericolosa, un motivo di distrazione per gli automobilisti. Ma il serpente ha antiche connotazioni simboliche, cambia la pelle come le città.

Nei disegni di Dalisi esposti ci sono figure che paiono serpentelli mutanti, i tratti del pennello intriso di colore tracciano sagome morbide e fluttuanti. I disegni di Mendini sono minuziosi come ricami: «Se riguardo i miei disegni con un minimo di metodo, mi colpisce la capillarità, la pulviscolarità di queste cose un po’ nebbiose, spesso tremolanti e incerte», dice. Dalisi disegna con e su quello che gli capita a tiro; Mendini usa solo A4 e tratto-clip. Sul tavolo nello studio di Dalisi sono affastellati fogli ritagli cartoni come le stratificazioni della città; gli A4 di Mendini li ho visti impilati sugli scaffali dello studio in risme ordinate e pronte per la catalogazione. Per Dalisi il disegno è ancora oggi una specie di furia creativa e istintiva, come quando disegnava a undici anni per terra sulla carta dei maccheroni con la penna e con i pennelli; per Mendini è stato un esercizio e un metodo preciso e continuativo, da orologiaio, “più formica che genio”. Per entrambi il disegno è ed è stato un mondo di espressioni.

 

«Alessandro Mendini | Riccardo Dalisi. Rompete le righe! Disegno e libertà creativa»

a cura di Andrea Nuovo e Alessandra Fròsini

Home Gallery Andrea Nuovo

Via Monte di Dio 61, Napoli

11/05/2019 – 10/10/2019

(Visited 41 times, 1 visits today)

Tag


-

Pin It

Comments are closed.