L’Aja, due torri di Rapp+Rapp in tour tra Napoli e Bari

by • 13 Febbraio 2019 • Progetti, Reviews913

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Una mostra presso la Biblioteca di Palazzo Gravina a Napoli racconta la costruzione nella capitale olandese di due complessi progettati dallo studio Rapp+Rapp

 

NAPOLI. Il lavoro dello studio olandese Rapp+Rapp viene presentato in una mostra organizzata dal Dipartimento di Architettura (DiARC) dell’Università Federico II, in collaborazione con il Politecnico di Bari. Nell’Ambulacro della Biblioteca di Palazzo Gravina, fino al 22 febbraio, l’esposizione di disegni, plastici ed immagini documenta la recente costruzione a L’Aja di due imponenti complessi, realizzati in aree molto diverse della città: il Centrum Ypenburg situato in un quartiere satellite e la Toren de Kroon che invece campeggia nel cuore della capitale olandese. I due interventi sono entrambi caratterizzati dal tipo edilizio che si sviluppa in altezza, la torre, eletta ad elemento identitario della città sia in periferia come nel nucleo consolidato. I progetti rappresentano una parte della copiosa produzione dei coniugi Christian e Birgit Rapp, con studio fondato nel 1997, e costituiscono un punto di verifica sullo stato dell’arte del progetto urbano in uno dei contesti più evoluti, quale quello olandese, per lo studio delle relazioni tra architettura e disegno della città.

La mostra, ideata da Federica Visconti, Renato Capozzi e Carlo Moccia, con catalogo che presenta, tra gli altri, scritti di Uwe Schröder, degli stessi curatori e di Christian Rapp, non a caso è ospite a Napoli, uno dei contesti italiani in cui con maggiore ostinazione si svolge da anni una difficile ricerca tesa a confermare il discorso scientifico sull’architettura della città. L’esposizione avrà un seguito presso il Museo della Fotografia di Bari, dal 15 al 30 marzo 2019.

Centrum Ypenburg (2006)

È il nucleo centrale dell’omonima città satellite di Ypenburg, costruita a partire dal 1997 dopo la dismissione di un’area aeroportuale. Nove grandi isolati a corte con piano terra e tre livelli sovrapposti, presentano in contrappunto altrettante torri che si differenziano in altezza. Gli edifici si allineano agli assi stradali o si affacciano su un ampio parco, evitando la stanca monotonia della reiterazione con rotazioni misurate dei fronti e variazioni della giacitura nell’asse longitudinale delle corti. Tale calibrata alternanza trova compiutezza nei lunghi paramenti in mattoni rossi che rivestono le facciate al di sopra del piano terra, il quale a sua volta presenta un rivestimento chiaro. Il tutto fornisce una misura urbana che ha un tono domestico, in grado d’interpretare una cultura dell’abitare che si conferma dalla lunga misura di una tradizione moderna che nasce fin dai grandi edifici a corte di Hendrik Petrus Berlage per Amsterdam Zuid.

Toren de Kroon (2011)

A differenza del precedente, questo intervento sorge nel centro moderno di L’Aja ed occupa solo una parte di un isolato all’interno di una porzione di città già conformata. Il lavoro dei progettisti in questo caso si è misurato non con la costruzione di una parte di città bensì di un elemento puntuale che in ogni caso contribuisce, a terra, a comporre un intero isolato affiancandosi al Complesso dei Ministeri, opera di Hans Kollhoff. Ed è proprio alla quota bassa che Rapp+Rapp determinano una coniugazione di masse che con relativi sfalsamenti configurano una corte interna e parti scalate ad accompagnare la torre svettante come un grattacielo. Eppure, nonostante l’abilità nell’articolazione e l’altrettanto sofisticata strutturazione della facciata, che si coordina coerente in un sistema intelaiato non portante e altresì si configura vibrante in scarti della superficie esterna, l’insieme restituisce un risultato meno convincente. Come a confermare la bella frase di Giò Ponti, riportata da Visconti in uno dei testi del catalogo della mostra (Rapp+Rapp The European Skyscraper, Clean edizioni, a cura di Roberta Esposito e Antonio Nitti): «Alle costruzioni sviluppate in altezza non giova essere sole: occorre svilupparle a gruppi, separate da spazi di verde e spazi di traffico: ma vicine, come gruppi di alti alberi e non sparse disordinatamente» (Il paesaggio della città, in «Domus», n. 379, 1961).

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