Agenda urbana. Meglio se sostenibile

by • 24 Luglio 2018 • Città e Territorio1888

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Mentre le principali città europee ne sono dotate da tempo, in Italia, dello strumento che può rilanciare le politiche urbane, si sono perse le tracce. Urban@it e Asvis provano a riproporla

Agenda urbana nazionale: non si muove foglia. E non da oggi, ma da cinque anni almeno, da quando l’allora ministro delle Politiche per la coesione territoriale, Fabrizio Barca, produsse il documento Metodi e contenuti sulle priorità in tema di Agenda urbana, approvato nel 2013 dal Comitato interministeriale per le politiche urbane. Vero e proprio documento di policy, il testo rilanciava il tema del futuro delle città italiane, facendo proprie le esperienze di rigenerazione urbana di città come Bilbao, Barcellona, Berlino e Copenaghen.

Questa volta a riproporre il tema dell’Agenda sono il Centro studi nazionale per le politiche urbane, Urban@it, e Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, un’associazione che riunisce 180 tra le principali istituzioni, reti della società civile e imprese. Di recente, in occasione del Festival dello sviluppo sostenibile, il Centro studi e l’Alleanza delle associazioni hanno lanciato la proposta dell’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile, per coordinare le politiche e rendere le città inclusive, sicure, resilienti e sostenibili, così come previsto dall’Obiettivo 11 dell’Agenda 2030 dell’ONU.

L’Agenda nuovo formato si articola in tre punti. Primo. Il governo deve definire un’Agenda urbana nazionale basata sugli obiettivi dell’Agenda ONU al 2030 e su target quantitativi definiti. Secondo. Occorre ridefinire le classificazioni di territorio urbano e utilizzare quelle di Eurostat basate sul grado di urbanizzazione (Degree of urbanisation), per superare le tradizionali separazioni tra grandi e piccole città. Terzo. Serve far corrispondere ai 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 i 12 temi prioritari dell’Agenda urbana europea (il Patto di Amsterdam) e gli obiettivi della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile.

SecondoUrban@it e Asvis, l’Agenda è uno strumento di lavoro concreto per rendere migliori le città italiane, in differenti campi. Per le aree urbane, ad esempio, in materia d’inquinamento atmosferico, viene proposto il rispetto, entro il 2025, del limite massimo stabilito dall’OMS per il particolato sottile di 2,5 μg/mc (più restrittivo di quello europeo): un obiettivo da realizzare attraverso una serie di azioni, tra cui la predisposizione di un Piano d’azione nazionale. Per ciò che riguarda invece le abitazioni, l’obiettivo proposto è portare, entro il 2030, al di sotto del 4% la percentuale della popolazione che vive ancora in condizioni di grave disagio abitativo. Ciò attraverso l’elaborazione di un Piano strategico decennale per le città italiane, quale evoluzione del Piano per le periferie, della Strategia nazionale per la rigenerazione urbana e del Piano casa.

A fornire una chiave di lettura aggiornata del tema Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile è Walter Vitali, già sindaco di Bologna e oggi direttore esecutivo di Urban@it. «L’Agenda urbana sostenibile è un’evoluzione dell’Agenda ONU del 2015. Le agende locali, europee e nazionali, devono acquisire questo nuovo quadro di riferimento globale, consapevoli del fatto che le città sono determinanti per raggiungere gli obiettivi fissati dalle Nazioni Unite in materia di sostenibilità. Il quadro nazionale purtroppo manifesta ancora un forte gap tra ruolo delle città e politiche urbane. Ciò non significa che le politiche a favore delle città non esistano: purtroppo si tratta d’interventi frammentati, privi di un quadro unitario di riferimento. Va anche aggiunto che il Comitato interministeriale per le politiche urbane è praticamente defunto e che la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile è priva di un piano d’azione. Ci sono anche segnali positivi, certo. Ma in generale, a livello nazionale si stanno perseguendo due linee di lavoro tra loro distinte e parallele: da un lato la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile e, dall’altro, il coordinamento delle politiche urbane. Da qui la nostra idea di dar vita a un’Agenda urbana nazionale per lo sviluppo sostenibile e dare così unitarietà ai due strumenti. Le Agende non devono configurarsi come nuovi piani, perché di troppa pianificazione si rischia di morire, ma devono essere strumenti leggeri, di facile comprensione e di altrettanta facile comunicazione ai cittadini. In assenza di un quadro generale di riferimento, oggi è forse preferibile partire dal basso, dalle realtà locali e cercare di costruire una cultura integrata della sostenibilità e delle politiche urbane».

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