Cina, l’ultima frontiera crolla davanti alle Olimpiadi invernali

by • 21 Febbraio 2017 • Città e Territorio, Mosaico2437

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Sopralluogo a Chongli, tra le zone montuose (quasi) incontaminate che ospiteranno i Giochi Olimpici di Pechino 2022. E che si accingono a cambiare per sempre

 

 

Non tutti hanno la possibilità di sedersi ad un tavolo con accademici della Tsinghua University di Pechino e rappresentanti del Partito Comunista locale di Chongli (Zhangjiakou) a sorseggiare yogurt e riempirsi goffamente il piatto con le bacchette di prelibate pietanze locali dopo un viaggio di quasi 4 ore sull’autostrada G6 Pechino-Zhangjiakou. L’incontro era un ufficiale pranzo d’affari con lo scopo di rafforzare la collaborazione tra le due istituzioni per la pianificazione territoriale di Chongli, una delle località montane che ospiterà le competizioni di sci, ski jump, combinata nordica, biathlon e freestyle durante i futuri Giochi Olimpici invernali di Pechino 2022.

Lasciata l’area urbana di Pechino alle spalle, il paesaggio inizia gradualmente a cambiare. L’attuale pericolosa autostrada è un continuo di curve con forte pendenza e per questo viene chiamata il “Segmento della morte”, mi ha spiegato il professore e architetto Zhang Li, direttore del Dipartimento di Pianificazione e sostenibilità delle zone olimpiche durante la candidatura. Non si può mai sapere cosa ci sarà alla fine dei tunnel: un paesaggio boscoso colorato da ciliegi in fiore; tratti della Grande Muraglia che s’inerpicano sui pendii delle montagne; riserve artificiali d’acqua e pale eoliche che girano all’impazzata; centri urbani industriali con edifici architettonicamente uguali e ripetuti.

Per la XXIV edizione delle Olimpiadi invernali, Pechino sarà affiancata da altri due principali centri urbani che ospiteranno le competizioni della neve: Yanqing e Zhangjiakou, situati a nord-ovest della capitale tra i monti Yan, rispettivamente a 100 e 250 km di distanza. Si tratterà del sistema olimpico più esteso sul territorio mai realizzato. I futuri spettatori in ogni caso non dovranno farsi intimorire dalle distanze: gli spostamenti tra le zone olimpiche dell’area urbana e delle aree montane saranno resi veloci ed efficienti da un treno ad alta velocità che ridurrà le centinaia di chilometri a 40-50 minuti di percorrenza. A Pechino, le strutture olimpiche del 2008 verranno rifunzionalizzate e riallestite per i giochi del ghiaccio, mentre le aree montane saranno oggetto di eccezionali trasformazioni. Chongli sarà una di queste.

Chongli è una cittadina nella Prefettura di Zhangjiakou, da cui dista oltre 55 km. A loro volta gli impianti olimpici saranno situati in due aree ad una decina di chilometri, in prossimità del villaggio di Taizichen, futuro villaggio olimpico. Questo per sottolineare quanto sia difficile per noi occidentali immaginare le reali distanze tra i luoghi in Cina. L’80% del suolo è caratterizzato da montagne che difficilmente raggiungono i 1000 m di altezza e sono innevate solo pochi giorni l’anno. Il clima rigido ma con poche precipitazioni lascia il paesaggio invernale spoglio e brullo. Nella zona di Pechino, il mercato della neve ha iniziato lentamente a svilupparsi intorno al 1996. Se già Chongli ne era diventata la principale località con numerosi resort sciistici costruiti nelle vicinanze, dal momento della candidatura di Pechino come Host City nel 2013 e soprattutto dopo la vittoria nel 2015, ha visto un vero e proprio boom. Nel 2016 è stata registrata un’affluenza turistica di 2,2 milioni di persone con un aumento del 30% rispetto alla stagione invernale precedente. Chongli è per lo più caratterizzata da edifici tra i 6 e i 10 piani in stile socialista, ordinati e ripetuti. In vista delle Olimpiadi si registra un ulteriore sviluppo edilizio: numerosi alberghi e resort con tetti a falde che tentano di emulare uno stile “alpino” sono già in costruzione. Non appena ci si allontana dal centro urbano, s’incontrano piccoli villaggi di contadini dove l’agricoltura viene praticata ancora con tecniche tradizionali. Gli edifici non superano i due piani di altezza e sono realizzati con mattoni a vista o in strutture metalliche che danno quasi l’idea di costruzioni temporanee.

Impressionante è immaginare che, nonostante la tradizione montana non sia parte della cultura cinese, queste zone quasi incontaminate verranno in pochi anni sostituite da impianti e resort sciistici pianificati per lo sviluppo economico della Prefettura di Zhangjiakou. Cospicui saranno gli investimenti economici ed energetici: per l’organizzazione delle Olimpiadi del 2022 e soprattutto per la gestione sostenibile dell’area a lungo termine, la scarsa presenza di neve sarà un problema non trascurabile. Pechino 2022 sarà dunque una nuova grande sfida economica ed ambientale per la Cina. Nonostante ciò il Governo centrale ha fortemente sostenuto l’evento olimpico in quanto potenziale acceleratore dei processi territoriali verso uno sviluppo che permetterà d’integrare meglio Pechino, la città di Tianjin e i centri urbani della circostante provinca di Hebei. Ad oggi più elementi suggeriscono che in questa seconda occasione cinese l’organizzazione dei Giochi abbia le potenzialità per essere più sensibile e lungimirante. Si spera pertanto di non trovare in futuro troppi white elephants abbandonati tra le montagne di Zhangjiakou, quanto piuttosto fiorenti centri urbani sostenibili ed integrati nel territorio come “promesso”.

 

Immagine di copertina: il villaggio di Taizicheng, futuro Villaggio Olimpico (foto Marta Mancini)

 

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2 Responses to Cina, l’ultima frontiera crolla davanti alle Olimpiadi invernali

  1. […] Michele Bonino e Zhang Li della Tsinghua University di Pechino. Il reportage, intitolato “Cina, l’ultima frontiera crolla davanti alle Olimpiadi invernali”, viene qui riproposto per gentile […]

  2. […] per il miglioramento della qualità ambientale. In modo particolare si punta sull’occasione dei Giochi Olimpici invernali del 2022: nel 2015 Pechino è stata scelta insieme a Yanqing e Zhangjiakou come futura ospite. L’evento è […]