Housing sociale, il punto in un simposio internazionale

by • 13 Agosto 2016 • Città e Territorio1990

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Resilienza, reti inclusive e modelli ibridi per l’housing sociale: ricercatori e professionisti a confronto su gestione e progetti nella conferenza europea di Belfast dell’European Network for Housing Research

 

BELFAST (IRLANDA DEL NORD). Nell’ambito della conferenza annuale dell’European Network for Housing Research (ENHR) tenutasi a fine giugno, Giordana Ferri e Chiara Rizzica (Fondazione Housing Sociale, FHS) hanno presentato due progetti di housing sociale e collaborativo a Milano – “Cenni di cambiamento” e “Figino borgo sostenibile” – che FHS ha seguito dall’ideazione alla realizzazione, fino alla gestione e all’accompagnamento delle comunità di abitanti.

Dovendo descrivere questi progetti per la prima volta in un convegno internazionale interamente dedicato all’housing, è stata ripercorsa la “storia” delle politiche abitative in Italia con un approfondimento sul periodo 2008-16 e sul ruolo pionieristico delle esperienze condotte in Lombardia nell’individuazione di strumenti finanziari e modelli d’intervento ibrido (pubblico-privato) per il settore dell’edilizia sociale. Si può infatti sostenere che le iniziative legislative della regione Lombardia e i progetti sviluppati a Milano nel periodo 2004-09 fossero il prototipo a scala locale del modello d’intervento poi rilanciato a livello nazionale con l’istituzione del Fondo nazionale investimenti per l’abitare (Fia) e l’introduzione del Sistema integrato dei fondi immobiliari dedicati al social housing (Sif). A partire da questa considerazione è stato possibile evidenziare come gli interventi di housing sociale finanziati attraverso il Sif rappresentino oggi un esempio rilevante che ben descrive l’evoluzione di quei processi in cui le dimensioni delle politiche abitative s’incrociano con quelle urbanistiche e sociali, ridisegnando i confini del sistema locale del welfare attraverso la combinazione sinergica di tre elementi innovativi: il fondo immobiliare etico, la partnership pubblico-privato, la governance collaborativa.

I temi del “caso italiano” non sono isolati. Nella conferenza, la discussione sulle nuove strategie di gestione dei progetti di housing sociale e sui modelli di governance a questi collegati è stata al centro del dibattito tra ricercatori e professionisti del settore. Juan Francisco Fernandez (Università di Siviglia) ha confrontato i modelli di gestione degli interventi di edilizia sociale in Olanda e Spagna, evidenziando la rilevanza della collaborazione intersettoriale; Gerard Van Bortel (Università Tecnica di Delft) ha affrontato il tema del conflitto tra la natura ibrida – obiettivi sociali vs assetto finanziario “di mercato” – degli enti che gestiscono l’offerta di servizi abitativi, tradizionalmente le housing associations e i gestori pubblici (Municipalità, Regione, etc.) e le regole europee sulla concorrenza e gli aiuti di Stato, che forzano le logiche no profit in direzione del mercato; Alexis Mundt (IIBW di Vienna) ha illustrato il cosiddetto Wohnbauinitiative, un modello ibrido di promozione e gestione di progetti di housing sociale a Vienna, in cui si combinano investimenti di operatori istituzionali, aree di proprietà pubblica, fondi di garanzia per gli inquilini, contratti di affitto a canoni calmierati a tempo determinato; Laura Pogliani (Politecnico di Milano) ha descritto i temi cruciali del “caso Italia”: nuovi modelli di governance e ruolo “sociale” del gestore, strumenti fiscali, partnership pubblico-privato; Anita Blessing (Università di Birmingham) ha approfondito le relazioni tra modelli ibridi e modelli aziendali tout court negli equilibri finanziari delle iniziative di affordable housing, mettendo a confronto casi dell’Europa occidentale e statunitensi; Robert Wiener (UC Davis, USA) ha descritto i mutamenti subiti dei gestori immobiliari no profit per adattarsi alle nuove sfide del mercato a Boston e San Francisco; Giuliana Costa (Politecnico di Milano) ha descritto come la presenza dei cosiddetti “grandi proprietari” (con più di 100 alloggi) abbia un effetto “cuscinetto sociale” sul mercato degli affitti a Milano; Sasha Tsenkova (Università di Calgary) ha proposto un’interpretazione radicalmente innovativa dell’evoluzione dei differenti sistemi di offerta di housing sociale in tre capitali europee (Vienna, Amsterdam, Copenaghen) in funzione dell’impatto della crisi economico-finanziaria, evidenziando come la “robustezza” e la “ingegnosità” degli enti gestori siano, di fatto, elementi di resilienza in termini economici, organizzativi, sociali e ambientali.

Lo scenario emerso sembra essere indicativo di una condizione attuale diffusa in tutte le città europee – seppure con specificità differenti – in cui la domanda di vivibilità è schiacciata dalla scarsezza delle risorse. In questo contesto, il modello sperimentato nei progetti promossi e “accompagnati” da FHS rappresenta un tassello significativo perché mette in evidenza la necessità di attivare simultaneamente il capitale sociale e le risorse economiche tradizionali. Si tratta in sostanza di promuovere modelli organizzativi in cui siano prioritari i temi e le questioni legate al welfare di comunità, alla co-produzione di servizi d’interesse pubblico e soprattutto al sistema delle reti di relazioni prodotte dall’interazione tra gli abitanti e il quartiere.

 

Immagine di copertina: corte interna del complesso edilizio “Cenni di cambiamento” in via Cenni a Milano

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