Nel ritrovato museo Rodin, la scultura parla attraverso la luce

by • 17 Febbraio 2016 • Mosaico, Patrimonio1907

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Dopo tre anni di restauro, riaperto a Parigi l’hôtel Biron che ospita il riallestito museo Rodin

 

PARIGI. Nella prestigiosa cornice dell’hôtel Biron, il museo Rodin ha riaperto al pubblico il 12 novembre 2015, dopo tre anni di restauro. L’intervento, costato 16 milioni, è stato finanziato per metà dal museo e per metà dallo Stato. Il 77 rue de Varenne offre ai suoi 700.000 visitatori annui un’esperienza culturale poliedrica: da quasi un secolo, all’hôtel Biron convivono la dimensione del museo, dell’atelier d’artista e della dimora aristocratica.

Fu lo stesso Rodin a scegliere l’hôtel Biron come luogo per il futuro museo. Costruito nel XVIII secolo, l’hôtel passa dal lusso della dimora aristocratica all’austerità di un convento quando nel XIX secolo viene venduto alla congregazione delle Dames du Sacré-Cœur. Nel 1905, a seguito della legge sulla separazione stato-chiesa, le Dames abbandonano l’hôtel, ormai spogliato delle ricche decorazioni di un tempo. In attesa di un’annunciata demolizione, le sale sono affittate ad artisti come Jean Cocteau, Henri Matisse, Rainer Maria Rilke. E ad Auguste Rodin, attratto dal fascino romantico della vieille demeure, delle sue grandi finestre, della sua luce, dei suoi volumi: a partire dal 1908 l’hôtel Biron diventa l’atelier personale di Rodin fino alla sua morte, nel 1917.

Due anni dopo, l’amico Léonce Bénédite concretizza il grande sogno dello scultore: fare dell’hôtel Biron il museo Rodin. L’impostazione impressa da Bénédite al museo si rivela un successo duraturo: le opere s’inseriscono nelle sale dell’hôtel con eleganza, la stessa che dovevano avere i ricchi arredi e le decorazioni del XVIII secolo. L’integrazione tra la scultura contemporanea e l’involucro settecentesco è mediata dall’evocazione dell’atelier dell’artista: la memoria di questo periodo è implicita nella scelta di Bénédite d’includere nella museografia alcuni arredi personali del maestro.

Il dialogo tra il museo e l’architettura si gioca attorno alla distribuzione: l’hôtel particulier è un insieme di dispositivi distributivi ricchi di significato, e tra questi l’enfilade de pièces è il più evidente. Straordinario strumento museografico in potenza, nella sua funzione originale la sequenza di sale funziona come filtro gerarchico dalle stanze di rappresentanza a quelle più intime, dal salon al cabinet. La musealizzazione valorizza la logica narrativa dell’hôtel, sfruttandone gli allineamenti e le profondità visuali. Gli interventi recenti hanno permesso di liberare le sale originariamente occupate dall’amministrazione, oggi aperte alla visita; gli uffici e gli archivi trovano spazio nella cappella, restaurata e ampliata nel 2005 da Pierre-Louis Faloci. La circolazione è pensata secondo due percorsi a U, al piano terra e al primo piano: grazie alla flessibilità della distribuzione settecentesca, non sono stati necessari pesanti interventi architettonici per ottenere un percorso museale fluido.

Nel recente restauro, l’architetto Richard Duplat è stato chiamato a intervenire sulle strutture, che presentavano segni di degrado, e sui parquet, usurati dall’assidua frequentazione; era inoltre necessario mettere a norma l’impianto illuminotecnico e migliorare l’accessibilità degli spazi. Rinnovato anche l’assetto museografico, curato dall’architetto Dominique Brard: il succedersi delle sale ci accompagna in un viaggio, al tempo stesso cronologico e tematico, nel percorso creativo di Rodin.

Cathérine Chevillot, dal 2012 direttrice del museo, mette al cuore dell’intervento la fruizione della scultura. Per ottimizzare il rapporto visivo con le opere, il colore delle pareti è stato ripensato, dal tradizionale bianco al Biron Gray (messo a punto dalla casa Farrow & Ball specificamente per il museo) e Blue Gray (in ricordo delle tenui tinte grigio-verdi del XVIII secolo). La scultura parla attraverso la luce: le grandi finestre, il bianco del marmo, la lucida superficie dei bronzi, i rimandi degli alti specchi e delle vetrine creano il liquido gioco di riflessi di un acquario, in cui la fauna plasmata da Rodin racconta la varietà delle emozioni umane.

Alla vigilia del suo centesimo compleanno, il museo ci regala uno sguardo nuovo, più intimo e nitido, sul lavoro di un grande artista.

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